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I germogli all’origine dell’epidemia di Escherichia Coli in Germania? L’ipotesi è ancora aperta. Nuovi test in corso a Berlino.

Soia sì, soia no. Dopo la smentita delle autorità sanitarie tedesche, a cui ilfattoalimentare.it aveva dato spazio giorni fa, l’Istituto superiore di sanità (ISS) emana un comunicato, datato 7 giugno, che invece lascia pensare ai germogli (anche di soia)  come a un’ipotesi ancora percorribile nel tentativo di risolvere l’ormai intricatissimo rebus dell’origine dell’epidemia da Escherichia Coli O104:H4 che ha investito la Germania.

La “pista” dei germogli era stata ipotizzata, per la prima volta, il 5 giugno: si era infatti osservato che tutti i contagiati avevano mangiato i germogli crudi prodotti in un unico stabilimento di Amburgo, che era stato immediatamente chiuso, in via cautelare, dalle autorità tedesche. Tuttavia i primi esami di laboratorio su campioni prelevati nello stabilimento in questione, condotti dall’Università di Amburgo, avevano dato esito negativo.

Ma i controlli sono ancora in corso: come già avevamo scritto, i campioni sono stati inviati, per conferma, al LNR (Laboratorio nazionale di riferimento) della Germania,  presso il BFR di Berlino, l’organismo scientifico della Repubblica federale tedesca che vigila sulla sicurezza degli alimenti e la protezione del consumatore tedesco (nella foto a destra).

L’ISS, nel suo comunicato, non si sbilancia, ma fa sapere che semi e germogli sono una fonte di infezione frequentemente riscontrata nel passato come causa di focolai epidemici anche di ingenti dimensioni e associati a diversi patogeni a trasmissione alimentare. Tra questi, Salmonella spp. (18 episodi riportati in letteratura) ed Escherichia Coli O157 (5 episodi), ma anche Listeria monocytogenes, Staphylococcus aureus e Bacillus cereus.
Se i test dovessero attribuire definitivamente la responsabilità alla soia, non è da escludere che l’attuale epidemia abbia avuto origine da lotti di semi contaminati. Nel passato si sono infatti riscontrati numerosi episodi di contaminazione proprio a partire dai semi anche perché le successive fasi di germinazione dal seme al germoglio si svolgono in condizioni (tempo, temperatura, attività dell’acqua, pH e nutrienti) ideali per la crescita di eventuali patogeni.

Va detto che anche le diverse fasi di produzione dei germogli possono essere causa di contaminazione e perfino l’ambiente domestico può essere coinvolto nella trasmissione attraverso l’uso di acqua o arnesi infetti o in presenza di pratiche igieniche scorrette, sia da parte dei produttori che dei consumatori.

Stefania Cecchetti

AGGIORNAMENTO DEL 10 GIUGNO 2011

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