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Scelte orientate dai ‘like’. I social media si scoprono strumenti di educazione alimentare

social media, insalata fotografata da uno smartphoneIl comportamento alimentare è influenzato in misura rilevante dalla situazione in cui si mangia e, soprattutto, da ciò che mangia chi è vicino a noi o è percepito come tale. Per questo, se utilizzati nel modo giusto, i social media possono avere un ruolo molto importante. Questo il senso di uno studio compiuto dagli psicologi della Aston University di Birmingham, nel Regno Unito, pubblicato su Appetite, nel quale è emerso che le abitudini possono cambiare se si osservano immagini sui social (nel caso specifico su Instagram) che raffigurano alimenti sani e se tali immagini sono approvate con un numero rilevante di ‘mi piace’.

Per giungere a questa conclusione, gli autori hanno selezionato 169 persone di età compresa tra i 18 e i 48 anni e hanno sottoposto loro tre tipi di immagini: foto di alimenti sani (prevalentemente frutta e verdura), foto di dolci e di altri cibi non ottimali dal punto di vista nutrizionale, oppure foto di controllo, che rappresentavano immagini di interni di design. Le foto, però, non erano tutte uguali: ad alcune erano stati apposti molti ‘like’, ad altre no. Dopo la sessione di osservazione, i partecipanti sono stati lasciati liberi di scegliere che cosa mangiare in un buffet dove erano presenti alimenti di vario tipo, più o meno sani, e sono stati invitati a compilare un questionario sulle proprie decisioni.

social media, frutta e verdura
Chi aveva visto le immagini di frutta e verdura associata ai ‘like’ aveva poi scelto di consumare il 14% in più di uva

Analizzando le calorie e i grammi degli alimenti scelti, gli autori hanno così visto che chi aveva osservato foto di frutta e verdura con tanti ‘like‘ aveva consumato una quantità di uva superiore del 14%, quanto a calorie, rispetto a chi aveva visto foto di dolci altrettanto segnalate dai ‘like‘. Secondo gli psicologi che hanno ideato lo studio, ciò accade perché si tende naturalmente a uniformarsi a quello che viene percepito come normalità: se la maggior parte delle persone apprezza un certo tipo di cibo, anche noi siamo portati a fare lo stesso. Sapendo poi che è meglio mangiare frutta e verdura che dolci e snack industriali, la decisione si orienta verso di essi, se si pensa che molti altri facciano lo stesso.

Grazie a questo risultato, si pensa ora ai possibili passi successivi, nei quali potrebbero essere utilizzati veri account Instagram che mettano in risalto le virtù di certi alimenti e i difetti di altri o dedicati a chi cerca attivamente di cambiare alimentazione, così come si pianificano studi che valutino, per esempio, gli effetti, sulle abitudini alimentari, di un’esposizione prolungata nel tempo a post sui social media caratterizzati da contenuti positivi. Nel Regno Unito il problema è molto sentito, visto che solo il 28% degli adulti Inglesi afferma di consumare effettivamente le cinque porzioni di alimenti vegetali freschi consigliate e che tale valore scende al 24% in Galles, al 22% in Scozia e al 20% in Irlanda del Nord, e che tra le fasce di età che più si discostano dalle linee guida ci sono bambini e ragazzi, candidati al sovrappeso, all’obesità e alle malattie metaboliche. Progettare programmi da utilizzare sui social media che si ritengono più amati potrebbe avere conseguenze significative sulle abitudini alimentari.

© Riproduzione riservata; Foto: Fotolia, AdobeStock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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