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Sicurezza alimentare sulla tavola degli anziani: i risultati di un’indagine condotta presso il Policlinico Gemelli di Roma

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L’alimentazione degli anziani nasconde rischi e insidie sia per la sicurezza sia per la qualità

La tavola degli anziani italiani presenta non pochi rischi per la salute: sia per il consumo di alimenti scaduti e pietanze scongelate male, che favoriscono il rischio di intossicazioni alimentari, sia per le scelte nutrizionali poco attente. Come se non bastasse, in tema di sicurezza alimentare, le persone in là con gli anni sono più vulnerabili rispetto alla popolazione generale.

Su questo argomento, i ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma hanno svolto un lavoro di ricerca che ha coinvolto circa 200 anziani (età media 74 anni) frequentanti l’Ambulatorio di Geriatria, il Centro Fitness oppure ricoverati presso il Reparto di Ortogeriatria del Policlinico. Scopo dell’indagine è stato quello di studiare se fattori economici, etici e socio-culturali possano incidere sul rischio di un’alimentazione non sicura, sia dal punto di vista nutrizionale sia igienico-sanitario. Il 70% degli anziani intervistati ha dichiarato di possedere un titolo di studio superiore/universitario e il 50% circa ha svolto o svolge attività lavorativa di tipo impiegatizio o dirigenziale.

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Gli anziani ammettono di consumare troppi grassi e di mangiare troppo a discapito di alimenti più sani

Quali risultati sono emersi? In primo luogo, sono gli stessi anziani a lamentarsi della propria alimentazione: circa uno su tre ritiene di non nutrirsi in maniera equilibrata, in particolare a causa di un consumo eccessivo di zuccheri e di grassi o comunque ritiene di mangiare troppo. In aggiunta, sempre uno su tre (il 33,8%) riferisce di mangiare cibo scaduto, anche più di una volta al mese, principalmente latte e latticini, ma anche alimenti non deperibili, come i biscotti. Il 30% dichiara di ricevere informazioni sulla corretta alimentazione dalla televisione, dai giornali e da internet, il 35% da medici specialisti cui si è rivolto per motivi di salute; solo il 15% dal medico di famiglia.

Il 76% degli anziani fa la spesa personalmente, soprattutto nei supermercati e negli ipermercati, ma il 40% non prende visione dell’etichetta per valutare la composizione nutrizionale del prodotto. Il 50% dichiara di scongelare i cibi a temperatura ambiente prima della preparazione, esponendosi a rischi di intossicazioni che possono potenzialmente derivare da moltiplicazioni batteriche favorite dalla temperatura ambientale, particolarmente elevata nella stagione estiva.

 

 

  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. Con tutto il rispetto, mi sembra un campione ASSAI POCO rappresentativo . Intanto, almeno dall’articolo, manca la ripartizione maschi/femmine. Mentre i “giovani moderni” (nel senso di maschi) sono abbastanza emancipati in fatto di spesa e cucina, i maschi anziani sono spesso legati al retaggio ancestrale che li considerava “lavori da femmina”: che siano poco accorti nella scelta e preparazione dei cibi mi sembra “normale”. Ma il vero problema è la fascia di culturale elevata (ben diversa dal “vecchino medio” italiano) sia in termini di preparazione che di disponibilità economica (vista la quota di dirigenti) La vecchina con la minima (pensione) è ben attenta alla spesa, a non sciupare il cibo (o a lasciarlo “perdere” per poi magari intossicarcisi). Viceversa, proprio perchè povera può facilmente trovarsi a consumare cibi “di recupero” magari non sempre freschi e “sani”, ma difficilmente fa grande uso di surgelati.