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Siccità: per Confagricoltura a rischio fino al 50% delle produzioni nelle regioni del Nord

La siccità causata dalla scarse piogge invernali sta creando problemi seri all’agricoltura e richiede interventi immediati come turni per innaffiamenti programmati e irrigazioni di soccorso per salvare le produzioni in campo. Il discorso però non è legato solo alla situazione critica della pianura padana, ma riguarda la carenza di infrastrutture idriche come una rete di nuovi bacini e invasi sul territorio per l’accumulo e lo stoccaggio di acqua piovana. Lo chiede Confederazione italiana agricoltori, di fronte alla drammatica situazione che ha colpito il Nord Italia, soprattutto il bacino del Po, un’area fondamentale per il Made in Italy agroalimentare, dove è a rischio fino al 50% della produzione agricola.

Pochi giorni fa si è celebrata la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità e l’Italia si può cominciare a considerare uno dei Paesi destinati ad essere coinvolti. La siccità infatti sta crescendo con un incremento del 29% dal 2000 e le persone interessate ogni anno sono 55 milioni. Secondo le stime, entro il 2050 il problema potrebbe colpire tre quarti della popolazione mondiale. D’altro canto basta ricordare che in Italia le piogge sono più che dimezzate rispetto al 2021 e in questo periodo si registra una crisi idrica eccezionale che coinvolge Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, ma anche Valle d’Aosta e parte del Trentino.

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La crisi idrica coinvolge: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, ma anche Valle d’Aosta e parte del Trentino

Secondo Cia-Agricoltori “i danni complessivi destinati sono già destinati a superare un miliardo di euro. Se non pioverà sulle Alpi nelle prossime settimane, si corre il pericolo di dire addio al pomodoro tardivo così come a molte colture  orticole, la cui coltivazione, vista la mancanza di acqua necessaria per irrigare, non può essere avviata. Per la frutta estiva invece, in particolare meloni e cocomeri, si prevede una riduzione tra il 30% e il 40%, che arriva al 50% per il mais e la soia, produzioni il cui mercato è già ampiamente sotto stress per via della guerra in Ucraina”.

Per questo la Confederazione chiede un intervento rapido del Governo per rispondere all’emergenza. Servono misure concrete, interventi seri di manutenzione della rete idrica per un miglior utilizzo delle acque, ma anche di nuove opere di irrigazione, da piccoli invasi a grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, come in Israele, utilizzando in maniera efficiente i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Nel frattempo l’Osservatorio Permanente sugli utilizzi della risorsa idrica nel Distretto del fiume Po, ha fissato un livello di di severità idrica alta (prima era media), mentre l’Autorità di Bacino ha proposto una diminuzione dei prelievi di irrigazione, rilasciando maggiori quantitativi di acqua per far fronte alle necessità potabili. La proposta dell’Autorità prevede anche un limitazione delle derivazioni del 20%, mantenendo inalterati i rilasci dei grandi laghi, oppure di limitare il prelievo alle sole ore notturne.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, iStock

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Roberto La Pira

 

  Roberto La Pira

Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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2 Commenti

  1. Premesso che l’ipotesi piogge sufficienti è assai remota, quello che mi colpisce è che non si parla MAI di riprogrammare l’uso del suolo, delle colture.
    Faccio un esempio, perché continuare a coltivare e sovvenzionare il mais che è una coltura che richiede molta acqua. O il riso inondato da Pozzi. È su questo tipo di approccio che bisognerebbe lavorare per il futuro, invece, nulla!
    Un po’ come per gli incendi, i piani per gestirli, incendio dopo incendio non migliorano, eppure altri paesi a noi vicini qualcosa fanno.

  2. Desalinizzare l’acqua del mare (il MIT di boston ne sa qualcosa ma non solo loro); intervenire sulle condotte idriche dell’acquedotto (che disperdono, guarda un po’ almeno il 50% dell’acqua); depurare le acque reflue a partire dalle abitazioni (qui denominate unità abitative autosufficienti) e raccogliere le acque piovane; Incentivare corsi a vari livelli sull’ingegneria dell’acqua p. es., ma più in generale sulla cultura dell’acqua. Potrei continuare all’infinito, per il momento basta questo per far capire che si può fare tutto, ma non si vuol fare niente.

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