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Dieta mediterranea: maggiore è il tempo passato davanti a uno schermo, peggiore è l’alimentazione di bambini e ragazzi

bambini televisione film Boy watching TV at nightPiù aumenta il tempo che bambini e ragazzi passano davanti a uno schermo (del televisore, ma anche del computer, del cellulare, del tablet, dei videogame), il cosiddetto screen time, più la qualità della loro alimentazione si allontana dalla dieta mediterranea. Per questo i genitori hanno un ruolo fondamentale: dovrebbero educare i propri figli a non eccedere con i dispositivi e, contemporaneamente, a essere più consapevoli dell’importanza di ciò che mangiano per la loro salute.

Che i ragazzi tendano a passare sempre più tempo davanti a un device è una tendenza nota, enormemente amplificata dai lockdown imposti nei diversi Paesi (non certo per scelta dei più giovani). Ora però uno studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Malaga e di altri istituti spagnoli e pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, dimostra la relazione tra lo screen time e il peggioramento della dieta.

Maggiore è il tempo passato da bambini e ragazzi davanti a uno schermo, minore è l’aderenza alla dieta mediterranea

In esso sono stati analizzati i comportamenti e le abitudini alimentari di più di 3.300 bambini e ragazzi spagnoli di età compresa tra gli 8 e i 16 anni, che frequentavano 244 scuole di tutto il Paese, per verificare la sedentarietà, il livello di attività fisica, lo stile di vita e l’andamento del peso loro e dei familiari. La raccolta di dati è durata un anno (da marzo 2019 e febbraio 2020), e la correlazione è apparsa molto chiara. Infatti, più cresce lo screen time, minore è il consumo di frutta e verdura fresche, frutta secca, legumi e pesci, ovvero degli elementi alla base della dieta mediterranea. Parallelamente, aumenta quello di junk food e, nello specifico, di fast food, dolci e caramelle e simili.

Nel comportamento alimentare dei ragazzi, i genitori hanno un ruolo primario.Più   elevato è il livello di scolarizzazione, migliore è lo stile di vita dei figli, fatto che comprende l’attività fisica e l’alimentazione, oltre a confini più chiari del tempo davanti a uno schermo considerato accettabile. “Tra i bambini e gli adolescenti – commentano gli autori – l’intrattenimento passivo davanti a uno schermo deve essere utilizzato in modo limitato e responsabile, per evitare un uso eccessivo. L’istruzione (loro e dei genitori) è una delle chiavi per migliorare le abitudini alimentari e i livelli di attività fisica. Oltre alle strategie generali per migliorare gli stili di vita, è necessario progettarne di specifiche rivolte alle classi sociali con livelli di istruzione inferiori, per evitare che le nuove generazioni perdano i benefici della tradizione mediterranea e, con essa, i benefici per la salute che derivano da una dieta più sana e da un maggiore attività fisica”.

© Riproduzione riservata Foto:stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

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    Tutto lo studio, almeno così come è stato presentato, e per me è inficiato da un colossale bias logico. Se i bimbi, dovunque essi siano e qualsiasi cosa essi facciano, mangiano male e lontani dalla dieta mediterranea, non è colpa dello schermo che guardano, ma dei genitori che preferiscono lasciarli tranquilli e non intervengono: è così comodo, non rompono e i genitori stanno più tranquilli essi stessi.
    È pur vero che la normale pubblicità di cibo vario che si vede sugli schermi non invoglia a mangiare verdure o frutta, ad esempio, ma è la cattiva educazione che i genitori danno ai figli che non li fa mangiare correttamente. È difficile, perché il battage pubblicitario è ossessionante, ma se ho messo al mondo dei figli, ho anche il compito di educarli correttamente!

  2. Avatar

    Tutto lo studio, almeno come è presentato, mi sembra inficiato da un colossale bias logico. I bimbi, qualsiasi cosa essi facciano e dovunque essi siano, se mangiano scorrettamente lo devono ai genitori, che non si preoccupano di dar loro una dieta equilibrata e corretta, non allo schermo che guardano.
    Il cibo che viene pubblicizzato non è quasi mai cibo molto salutare, e la battaglia contro questa pubblicità ossessionante è difficile. Ma invece di lasciare che i bimbi mangino quello che vogliono (e difficilmente è frutta o verdura), perchç così stanno buoni e tranquilli, non rompono e gli stessi genitori sono essi stessi più tranquilli e possono fare gli affari loro, sono i genitori che devono intervenire con l’educazione ad un cibo più sano, anche se richiede tempo e fatica per convincerli e abituarli. Se ho messo al mondo dei figli, ho il dovere di dare a loro un’educazione corretta, o no?