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Togliamo il sale dai menu, soprattutto dei bambini: anche quest’anno è arrivata la settimana mondiale per la riduzione del consumo di sodio

salt-awareness-week settimana riduzione saleDal 4 al 10 marzo si tiene la Salt Awareness Week, cioè la settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale, promossa dall’associazione internazionale World Action on Salt & Health, a cui aderisce anche il ministero della Salute italiano. Ne parla un articolo di HelpConsumatori, che riportiamo qui sotto.

Togliamo il sale dai menu. L’invito si accompagna a un ombrello che ripara il bimbo seduto a tavola dalla “pioggia” in arrivo dalla saliera. Non c’è dubbio: bisogna ridurre il consumo di sale nei pasti. E ancor più farlo per i bambini. Perchè un consumo eccessivo di sodio fa male. Questo l’obiettivo della Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale, in corso fino al 10 marzo, promossa dalla World Action on Salt & Health (Wash), associazione con partner in 100 Paesi istituita nel 2005 per migliorare la salute delle popolazioni attraverso la graduale riduzione dell’introito di sodio.

L’obiettivo generale è quello di incoraggiare le aziende alimentari multinazionali a ridurre il sodio nei loro prodotti e a sensibilizzare i Governi sulla necessità di una ampia strategia di popolazione per la riduzione del consumo alimentare di sale.

Il consumo eccessivo di sale, ribadisce il ministero della Salute, causa un aumento della pressione arteriosa, con conseguente incremento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari correlate all’ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale. L’introito di sodio è stato associato anche ad altre malattie cronico-degenerative. E il sale è nascosto nella gran parte del cibo acquistato in ristoranti, caffè, supermercati.

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Un consumo eccessivo di sale causa un aumento della pressione arteriosa, con il rischio di sviluppare gravi patologi cardio-cerebrovascolari

La settimana mondiale 2019, dedicata al tema Let’s take salt off the menu (Togliamo il sale dai menu), mira anche quest’anno a promuovere l’azione degli Stati e a sensibilizzare l’opinione pubblica, ricordando gli effetti nocivi del consumo eccessivo di sodio. E incoraggiare a cambiare le abitudini alimentari e di acquisto. Proprio quest’anno Wash ha diffuso dei dati sui pasti per bambini venduti fuori casa, nelle catene di fast food, dai quali emerge che il 39% dei menu per i più piccoli contiene troppo sale. I pasti per bambini più salati che sono stati trovati ne contengono più del limite giornaliero raccomandato per un adulto. La richiesta di Wash è dunque quella di avere una migliore etichettatura nutrizionale per tutti i prodotti commercializzati per i bambini. A cui si deve aggiungere un nuovo sforzo globale per la riduzione del contenuto di sale.

La ricerca, fatta in tredici paesi (non c’è l’Italia), ha trovato che il 39% (133) dei 343 pasti per bambini disponibili da McDonald’s, KFC, Burger King e Subway aveva più di 1,8 g di sale per porzione, una dose decisamente troppo alta. Mentre il 71% delle pietanze con dati disponibili ne contiene più di 1 g per porzione, che rappresenta un terzo del limite giornaliero massimo raccomandato per un bambino di età compresa tra 4 e 6 anni. Certo il target scelto è particolare (i fast food) ma va ricordato anche che si sta parlando di menu presentati come “per bambini”.

Fra l’altro ci sono differenze a livello nazionale. Un Cheeseburger Happy Meal venduto in Spagna con 3,6 g di sale per porzione ne contiene il triplo in Sud Africa. “Questo sondaggio – dicono da Wash – mostra chiaramente l’enorme variazione nei livelli di sale dello stesso pasto a seconda di dove viene venduto. Se è possibile rendere il piatto meno salato, perché le aziende non utilizzano questa ricetta in tutti i loro mercati? L’industria alimentare deve agire ora e affrontare gli scioccanti livelli di sale presente in alcuni pasti per bambini”.

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Un cheesburger del menu per bambini di McDonald’s venduto in un Paese può avere più sodio rispetto a un altro

L’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è ridurre del 30% l’introito di sodio entro il 2025. Wash sottolinea cinque azioni concrete per ridurre il consumo a meno di 5 grammi al giorno, così come raccomandato dall’Oms:

  • usa erbe, spezie, aglio e agrumi al posto del sale per aggiungere sapore al tuo cibo
  • scola e risciacqua verdure e legumi e in scatola e mangia più frutta e verdura fresca
  • controlla le etichette prima di acquistare per aiutarti a scegliere prodotti alimentari meno salati
  • usa gradualmente meno sale nelle tue ricette preferite – le tue papille gustative si adatteranno
  • togli dalla tavola sale e salse salate in modo che i più giovani della famiglia non si abituino ad aggiungere il sale.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Abbassare il sale nel cibo spazzatura e nei prodotti industriali preconfezionati. E già qualcosa se i meù dei bambini si basano prevalentemente su questi.

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