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Riciclo marino: una ricchezza da ciò che si butta. La seconda vita degli scarti delle lavorazioni della pesca e dalle alghe

C’è un autentico tesoro che aspetta solo di essere sfruttato molto più di quanto non avvenga oggi: il mare o, per meglio dire, gli scarti che derivano da ciò che si pesca, ma anche le microalghe che vi crescono e quelle che infestano le spiagge e che, oggi, vengono semplicemente tolte e buttate via. Al contrario, nei 32 milioni di tonnellate di materia organica che ogni anno finiscono negli inceneritori e nelle discariche, con costi economici e ambientali non certo trascurabili, si potrebbero ricavare numerosi composti ottimi per la farmaceutica e la cosmetica ma, soprattutto, per farine e idrolisati proteici e per oli di pesce. Oltre ad avere un elevato profilo nutrizionale, questi ultimi permetterebbero di ridurre la necessità di allevamenti intensivi per rispondere alla domanda crescente di proteine, e di alimentare un nuovo mercato (e, con esso, creare nuovi posti di lavoro).

A mettere in evidenza quanto sia irrazionale (oltreché poco etico) buttare via gli scarti delle lavorazioni e le alghe è una esauriente review pubblicata su Marine Drugs dai ricercatori del Flinders Centre for Marine Bioproducts Development di Adelaide, in Australia, che sono partiti da un numero: solo per quanto riguarda i composti proteici, si sprecano sostanze che nel 2015 valevano 174,7 miliardi di dollari all’anno e che, si stima, nel 2021 ne varranno 266, 6 (sempre in miliardi di dollari).

gamberi
Tra gli scarti si arriva, per parti quali le corazze dei crostacei, anche all’80% del peso

Per spiegare meglio, gli autori hanno stilato una lista abbastanza impressionante della percentuale delle parti di pesce, crostacei, molluschi scartate: si arriva, per parti quali le corazze dei crostacei, anche all’80% del peso, anche se la media è attorno al 10% (ma per i visceri sale).
Se poi si confrontano questi numeri con la quantità di sostanze presenti nei diversi tipi di esseri viventi marini, per esempio di proteine, che in alcuni casi arriva al 40%, si capisce che è indispensabile correggere la rotta. L’umanità ha molto bisogno di proteine, e non si può più permettere il lusso di non sfruttare adeguatamente una fonte così ricca e preziosa, nell’ottica della circolarità e, ovviamente, usando tecnologie sostenibili.

Lo stesso accade se si osservano le classi di molecole. Nei pesci, nei crostacei e nei molluschi si trovano infatti, oltre alle proteine, le gelatine, i collageni, i principi attivi di interesse farmaceutico, i componenti dei gusci, delle conchiglie e delle corazze quali il chitosano e i silicati, e poi carotenoidi, antiossidanti, enzimi, aminoacidi e quant’altro: tutti composti di elevato valore economico. Se poi si osservano solo i composti potenzialmente utili per la salute umana, se ne trovano a decine, radunati dagli autori in antimicrobici, antidiabetici, antitumorali e antiossidanti.
E non è tutto. Un discorso analogo vale per le microalghe, un elenco delle quali, riportato anch’esso nella review, mostra i valori altissimi che molte di esse esprimono, e che aspettano solo di essere utilizzate più di quanto accada oggi.

Bisogna ottimizzare i processi di estrazione, purificazione, conservazione e così via

Naturalmente c’è da lavorare ancora molto sul fronte della ricerca, perché bisogna ottimizzare i processi di estrazione, purificazione, conservazione e così via. Ma si tratta, appunto, di migliorare procedimenti quasi sempre già noti e oggi sfruttati solo in minima parte, e quasi sempre a livello di piccola azienda, per iniziare a creare un sistema molto più standardizzato ed esteso.
Lo stesso gruppo di ricercatori ha per esempio brevettato un nuovo strumento chiamato Vortex Fluidic Technology che permette di ottenere facilmente i singoli composti in concentrazioni elevate partendo dal materiale organico di scarto, e sfruttando alcune leggi fisiche dei fluidi.
C’è insomma molto da guadagnare nel considerare ciò che finora era guardato solo come inevitabile e inutile scarto come una preziosa risorsa. E non solo dal punto di vista economico.

© Riproduzione riservata

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Avatar

    Certamente una ottima idea, la natura nel suo complesso applica già questo sistema da qualche milione o forse miliardo di anni dando da mangiare a praticamente tutte le specie animali e vegetali senza sprecare nulla e senza usare reagenti e veleni chimici sintetici.
    Difficile fare meglio ma vale la pena di tentare visto il numero crescente di persone da sfamare.

  2. Avatar

    Interessante da tempo mangio alghe spirulina ecc…molti si Schifano..bhoo sono ottimi