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Report Rai, sui formaggi e il latte straniero rispondono il consorzio del Grana Padano e il sindacato dei veterinari

Si allungano le prese di posizione contro la trasmissione di Report, andata in 25 novembre su Rai 3, sul latte importato utilizzato per preparare formaggi italiani. Il direttore generale del consorzio Grana Padano Stefano Berni, in una lettera alle aziende associate  stigmatizza l’inchiesta e chiede al programma di fare ammenda per avere “imbastito una volgare, infondata e quindi indimostrabile tesi secondo cui finisce del latte straniero nel Grana Padano”. Nella lettera precisa che sono in corso azioni legali e ribadisce che “nel modo più assoluto non una goccia di latte straniero sia andata o vada a Grana Padano. Il latte che proviene dall’estero tecnicamente non è idoneo per i troppi chilometri del percorso, per la temperatura che raggiunge durante il trasporto e per l’intervallo di tempo tra la tra la raccolta e l’inizio della lavorazione che già parte con l’affioramento in caldaia. Tutta la filiera è poi controllata dall’ente certificatore indipendente del CSQA considerato il più serio ed affidabile in Europa sui formaggi DOP.”

Anche Aldo Grasselli, presidente del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (S.I.Ve.M.P.), ha preso posizione contro la trasmissione. Nel testo diffuso si dice che Report generalmente fa approfondimenti più accurati, ma in questo caso ha messo in discussione la correttezza della filiera del latte e dei formaggi, adombrando frodi e additando responsabili. “L’assunto da cui si parte per indurre gli spettatori a dubitare dei sistemi di controllo e certificazione è questo: importiamo milioni di tonnellate di latte da altri paesi dell’Unione con il quale si fanno latticini e formaggi Made in Italy e così si inganna il consumatore sulla natura dei prodotti. La narrazione della vicenda che esce dal montaggio di Report  – continua Grasselli – sembra avere come obiettivo la difesa dei consumatori, in realtà li sta solo informando con poca attenzione alle regole vigenti, inducendo in loro un ingiustificato sentimento di sfiducia verso le istituzioni. Il servizio ha cercato di dimostrare una ‘frode commerciale’ che certamente importa ai consumatori in genere, ma in questo caso, trattandosi di alimenti, il principio di ‘frode commerciale’ straripa intuitivamente in una potenziale ‘frode sanitaria” che sottende un rischio per la salute dei consumatori. Il consumatore è quindi autorizzato a pensare: «ma come, se le istituzioni non sanno che latte finisce nei formaggi, quale può essere la sicurezza alimentare dei latticini e dei formaggi che mangiamo noi e i nostri figli?»

Grasselli precisa che “sull’etichetta dei formaggi è obbligatorio indicare l’origine del latte: Latte UE o Latte Extra UE con piena garanzia dei diritti dei consumatori. Solo i formaggi e i latticini che hanno un disciplinare specifico o un DOP devono essere preparati con latte proveniente da allevamenti nazionali identificati; gli altri prodotti della filiera del latte possono essere ottenuti con latte di qualsiasi Paese che possieda equivalenti requisiti di sicurezza e salubrità. Facendo in particolare riferimento al latte contenuto nelle autobotti ‘che passano dal Brennero’ (detto così potrebbe sembrare che passino di straforo attraverso un varco doganale chiuso quando l’UE è un’area di scambio aperta), – prosegue Grasselli – qualcuno dovrebbe sapere che i Servizi veterinari del ministero della Salute, delle ASL e degli Istituti zooprofilattici sperimentali provvedono comunque a verificarne le caratteristiche certificate, sia sul piano della qualità sia – soprattutto – sul piano della salubrità. Per difendere le produzioni alimentari italiane senza ingenerare confusione, è forse arrivato il momento di affrontare il tema della differenza tra Made in Italy e Born in Italy. Nel primo caso materie prime di origini diverse (controllate e salubri) entrano nella filiera della trasformazione e ci offrono prodotti di alta qualità che possono esser legittimamente classificati Made in Italy.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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26 Commenti

  1. Avatar
    fabrizio_caiofabricius

    Infatti siamo alle solite: dopo la PASTA, IL VINO, IL BIOLOGICO e tanto altro “impegno”, continua la ignobile ars denigratoria delle migliori filiere agroalimentari italiane. Che importa che dietro ci sia la migliore Italia con la sua passione, capacità, lavoro, valorizzazione del territorio. Ammicchiamo al forcajolo cercascandalo per fare tanta audience, poi se si perdono qualche altro migliaio di posti di (faticoso) lavoro ci sarà sempre tempo per una furbesca smentita sbattendo gli ingenui occhioni

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      Le migliori filiere agroalimentari italiane? Quali? Quelle del vino al metanolo? Dello scandalo del sauvignon? Della prosciuttopoli di San Daniele e Parma?
      Non si preoccupino i sostenitori delle nostre eccellenze italiane, tanto – a scandalo scoperto – nessuno va in galera, si paga qualche multa, si cambia un disciplinare che renda legale ciò che non lo era et voilá…le jeux sont faites. Eccellenze italiane nuovamente al loro posto.

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      fabrizio_caiofabricius

      Che dire poi di Ulisse che recentemente ingannò Polifemo? Il vino al metanolo è di 50 anni fa, delinquenti certamente, ma pochi, sicuramente proporzionalmente di gran lunga meno di tante altre categorie che davanti a Telescandalo in pantofole con reddito di nullafacenza e pensione a 35 anni di età ringhiano contro chi sostiene con crescente fatica il benessere del Paese, anche del loro , purtroppo

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    Finalmente un po’ di chiarezza.
    Grazie al fatto alimentare e al dr Grasselli

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      Giovanni Caruso

      Vino al metanolo, si purtroppo: mi pare 1985.
      Prosciuttopoli: recente… ma si per denigrare i prodotti migliori (per me ) al mondo ci si mettono prima di tutto gli italiani stessi, ma !
      Allora, ricordate mucca pazza ? Non fu scandalo italiano ma l’Europa tenne nascosta per anni; ricordate la diossina ? Anche questo scandalo d’importazione. Ma no Cosette. Ma quando la vogliamo finire con questa Europa che di unione non ha proprio nulla ?
      Ma si andiamo avanti noi italiani mangiamo malissimo prosciutto crudo, pecorino romano, gorgonzola tutta roba da brividi ( per chi non ll mangia, sempre secondo me) . Wurstel patate fritte questo si che è un bel mangiare con annaffio di Red Bull e coca cola zero. Si certo Zero perchè più zero di cosi…..saluti

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    Giovanni Paracchini

    Report spesso si comporta superficialmente manca la serietà e competenza della Gabanelli è vergognoso il servizio sul grana padano

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    Se non ricordo male Report contestava alle autobotti non tanto il trasporto di latte estero in Italia ma quanto la certificazione fasulla che quel latte fosse italiano.

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    alessandro zambelli

    vedo che Il sig. La Pira continua a non affrontare il VERO problema. La cosa importante da capire e che continuamente viene evitata è la questione delle norme di controllo del latte nella UE. Sono tutte uguali ?
    Sono tutte più severe di quelle Italiane ?
    Un latte che passa i controlli in un altro paese Europeo, per esempio Romania, Polonia, Slovenia ed altri, passerebbe senza problemi anche quelle in vigore in Italia ?
    Solo se la risposta è si allora si può dire che la provenienza UE è accettabile. Se non lo è ritengo necessario non accettare questo latte o almeno specificare il paese di provenienza e specificare quale norma Italiana non viene soddisfatta.
    Mi sembra solo il solito messaggio lobbistico.

    • Roberto La Pira

      Le regole sono uguali per tutti i Paesi. In ogni caso il latte viene analizzato dalle singole aziende che lo importano perché poi viene spesso miscelato a quello italiano.

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      Tutte le regole dei controlli nei paesi UE sono dettate da regolamenti UE pertanto non si capisce perché un latte italiano debba essere considerato migliore di un latte francese, tedesco o spagnolo. Inoltre i servizi veterinari fanno controlli anche sui latti di importazione. Sono le solite sparate innescate da coldiretti che si dimentica appunto dei prosciutti di San Daniele e Parma.

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      Claudio Piccini

      E’ vero che le regole europee sono le stesse in tutti i paesi ma non è vero che la loro applicazione è la stessa… riguardo ai controlli sui prodotti agricoli (non solo latte) importati i controlli nel 99% dei casi ci sono solo nel caso di motivati sospetti altrimenti vengono controllai solo i “fogli” e via andare. Per quanto riguarda i controlli fatti in casa nelle aziende valgono quello che valgono come tutto il sistema di autocontrollo in genere… e comunque anche qualora il latte o altro che importiamo, specialmente da alcuni paesi in particolare, fosse identico o migliore del nostro vogliamo parlare delle regole che rispettano su, ad esempio, rifiuti (a 360°), benessere animale, controllo di utilizzo fitofarmaci o medicinali, ecc. ecc.

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    Quindi non e’ vero che dalla germania arrivano autobotti di latte in polvere, ‘reidratato’? Non e’ vero? e’ una cosa che va avanti da decenni. Appena c’e’ qualcuno che ha il coraggio di dire che il ‘Re e’ nudo’ si aprono gli alti lai e gli anatemi di chi ci guadagna solamente. Io personalmente, ritengo oramai possibile qualunque cosa, e non mi fido piu’ di nessuno. Ho visto negli anni, scandali incredibili che hanno coivolto di tutto e di piu’. Che REPORT vada avanti a fare le sue denunce, non penso siano cosi’ stupidi da sparare nel mucchio senza prove provate nelle loro mani, non staranno certo li’ a prendersi le denunce sapendo di essere colpevoli.

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      No, non è vero che dalla germania arriva latte reidratato, tenendo conto che si tratterebbe di trasportare un prodotto che per lpoco più dell’80% sarebbe rappresentato dall’acqua.
      Meglio trasportare il latte in polvere, non le pare?
      Il vero problema è che non ci si rende conto che soffiare sul fuoco demonizzando “l’altro” semplicemente perchè non è italiano è ridicolo, sulla qualità dei prodotti bisogna puntare, stop.
      I controlli sanitari sono comuni a tutti paesi europei quindi, con buona pace dei vari complottisti, dall’estero non arriva m…. anzi, spesso è molto meglio di quello che il mercato interno offre.

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      Claudio Piccini

      Credo che Michele intenda dire che il latte viene reidratato in Italia e non certo in Germania o altrove… sui controlli ho già detto sopra.

    • Roberto La Pira

      Considerando il costo di un litro di latte fresco attuale, ipotizzare che del latte straniero venga disidratato e poi trasportato in Italia per essere reidratato mi sembra un’operazione alquanto costosa.

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    LUNGA VITA A REPORT

    Anni e anni di querele rispedite al mittente.
    Continuiamo a vedere sempre più grande la pagliuzza nell’occhio altrui ma mai la trave nel nostro.

    REPORT ANDREBBE FATTO VEDERE A SCUOLA

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    Però se scrivono latte italiano deve esserlo, se viene da un’altra nazione non possono mettere il made in Italia

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    Le inchieste di Report sono in genere molto ben documentate e sta all’intelligenza di ciascuno trarne le conseguenze. Mi fido molto più di Report che dei vari presidenti di turno (consorzi, medici, veterinari, commercianti etc etc) che hanno evidentemente un unico interesse da difendere. A quanto ne so in moltissimi anni Report non è MAI stato condannato, se qualcuno vuol capire altro lo faccia (forse ha il carbone bagnato???) ma le parole usate nel servizio sono state chiare, misurate e basate su dati oggettivi. Se non è cosi i signori che hanno parlato contro la trasmissione possono sporgere querela… e perdere. Report fa informazione, aprite gli occhi.

    • Roberto La Pira

      Non si tratta di porgere querela, ma di fare alcune doverose precisazioni a un servizio che ha dimostrato una narrazione “infelice” e confusa che può indurre i consumatori a errate conclusioni

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    Buongiorno, come al solito estrapoliamo il concetto che ci interessa. Partiamo dall’inizio del primo servizio. Latte estero verso caseifici che dichiarano provenienza locale: chi sbaglia? GDF, Report o l’azienda? Successivamente la giornalista intervista un produttore di mozzarelle (dal servizio si vede che parzialmente il nome, ma si capisce), che ammette di utilizzare latte estero, ma giocano sul logo: non infrangono, ma il consumatore….
    Proseguendo nel servizio, non si capisce perché un tizio (Borrello!!!!) si permetta di boicottare la magistratura…
    Ora che Galbani, Parmalat, Granarolo utilizzino latte estero, è scoprire l’acqua calda: come citare Barilla. Sono multinazionali. Si menziona che diversi caseifici DOP, utilizzano latte UE per i grattugiati misti: ora per garantire che per i DOP non venga utilizzato latte straniero, si potrebbero diversificare gli stabilimenti (sempre che non lo facciano già).
    Veniamo alla fiera di Bergamo. Intervista alla signora: giustificazioni non richieste, quasi a sviare l’argomento: il perché si veda De Cecco. Per non parlare della telefonata dello staff: RIDICOLA. Se non c’è niente da nascondere, non vedo il motivo di interrompere un’inchiesta: se fai così il sospetto sorge.
    In conclusione ben vengano ulteriori sistemi antifrode perché negli anni qualcuno ha fatto il furbo.
    Detto ciò, Report ha mostrato possibili falle di sistema nei controlli perché in altri contesti alcuni hanno toppato e questo ha penalizzato la filiera…

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    fabrizio_caiofabricius

    Nella lettera di Berni di Grana Padano c’è una considerazione molto condivisibile e che conferma che c’è ancora un Italia sana che lavora bene malgrado la crescente disinformazione allarmistica di parte a base di bufale e post-verità forcajolo-invidiosa “…se bastasse una trasmissione superficiale e faziosa a mettere in discussione serietà , trasparenza e consumi… La cosa che non ci si spiega e che una rete come la RAI, un servizio pubblico possa infangare circa 140 caseifici, 200 tra confezionato e stagionatori, 5.000 stalle, 50.000 lavoratori, insomma per attirare un pò di pubblico infangare l’Italia è farci male da soli, con notizie che poi non sono neanche vere. “

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    fabrizio_caiofabricius

    Sulla stessa strategia demagogica di post verità acchiappa consensi beceropopulisti del forcajolo in pantofole, la sparata del Capitone contro le nocciole della Nutella, una delle poche realtà produttive non in crisi in Italia e quindi facile e doverosa, obbligatoria, preda di invidia e odio sociale

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    Chissà se a qualcuno verrà in mente di inventare una etichetta tipo nutriscore con lettere e colori ( solo perchè immediatamente riconoscibile non per prendere posizione nella contesa ) da applicare alle inchieste critiche in qualsiasi campo , per riconoscere se è una inchiesta fondamentale, significativa oppure se è un semplice puntiglio insignificante.
    Premesso questo però è mia intima convinzione che il giornalismo d’inchiesta debba essere sempre approvato e questo portale ne è testimonianza , cosa sarebbe se non si fosse indagato sui prosciutti ( di aziende italiane ) oppure sull’uso del grasso di palma fatto da tutti indiscriminatamente. Su questo possiamo essere tutti d’accordo , noi siamo qui a commentare sul valore di una inchiesta ma la ricerca è vitale per il miglioramento in tutti i campi.
    Diversamente sarebbe un mondo ingessato.
    Affermo però che chiunque ha il diritto di dire la sua portando prove o semplicemente proprie convinzioni senza essere apostrofato come sabotatore o forcaiolo.
    A chi usa questi termini ricordo un proverbio africano che recita:
    (((( se tu punti il dito -indice- per accusare un fratello di qualche crimine devi ricordare che ben tre dita -medio,anulare e mignolo – indicano te stesso.)))) Cordialmente.

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    Mi sorprendo che proprio non si vuol capire che Report ha semplicemente osservato con DATI certi la poca trasparenza della filiera. Non sorprende che il presidente del consorzio difenda i suoi associati/datori di lavoro…ma FAREBBE BENE a dire in modo chiaro QUANTO LATTE é IMPORTATO? Vogliamo i NUMERI! Cosa accadrebbe ai prodotti dove c’è scritto 5% latte italiano, 20% latte tedesco 75% latte polacco?? Troppo facile trincerarsi dietro le regole quando convengono per poi attaccare il resto del mondo quando il “made in italy” viene copiano (formaggi, prosciutti etc). Poi ognuno decide se il latte polacco è buono quanto quello italiano se vuol comprare questo o quel formaggio anche se i controlli sono gli stessi. Le etichette mancano di trasparenza e ci sono molti che ne approfittano in questo settore come in altri ed è davvero SCANDALOSO che NESSUNO (o pochi) è capace di fare un passo in avanti ed essere TRASPARENTE. Si gioca sempre in difesa. Dateci i NUMERI, poi potrete fare qualsiasi commento ma prima servono i NUMERI, non tutte quelle parole

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      Il Direttore Generale del Consorzio ha ribadito in modo chiaro che per fare il Grana Padano DOP il latte è 100% italiano (delle regioni previste dal Disciplinare). Non confondiamo prodotti DOP (dove il latte deve essere 100% italiano) da altri prodotti caseari. L’insinuazione neanche tanto velata di Report era che, siccome in caseifici che producono anche il Grana Padano DOP arriva latte di provenienza estera, questo potesse finire nelle caldaie che caseificano prodotto DOP. Ma è normale che in certe aziende si lavorino contemporaneamente prodotti DOP e non DOP. L’importante è tenerli separati. Anche in molti prosciuttifici che stagionano prosciutti DOP si lavorano prosciutti non DOP spesso di origine estera. Ma i due prodotti sono tranquillamente distinguibili.

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