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Cibo biologico: che cosa pensano i consumatori degli alimenti bio e perché li scelgono? Partecipa anche tu al questionario

mercato biologico verdura donna insalataIl biologico è un settore che sta vivendo un vero e proprio boom commerciale. Sono sempre di più i prodotti bio disponibili sugli scaffali dei supermercati e sono 6,5 milioni le famiglie che dichiarano di acquistarli abitualmente. Ma che cosa pensano veramente i consumatori dei prodotti biologici che acquistano? E cosa li spinge a mettere nel carrello cibi da agricoltura bio?

Queste sono alcune delle domande contenute in un questionario, semplice e veloce da compilare, preparato da Giulia Ferrero, una studentessa all’ultimo anno del Corso di Laurea Magistrale in Mercati e strategie d’impresa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I dati saranno raccolti – in forma anonima – nell’ambito del progetto di tesi “Le percezioni e i valori dei prodotti alimentari biologici”.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. DEMETRIA SICARI

    non può esistere il biologico. Io nel mio orto non uso niente .Mi accontento di ciò che rimane sano .Il mio vicino da di tutto ….il vento la pioggia porta di tutto sul mio terreno. ECCO FATTO IL BIOLOGICO NON ESISTE .TERTA E CIELO SONO UNITI ..

  2. È appunto per ovviare alla criticità segnalata dal lettore che le aziende biologiche sono tenute a redigere, far approvare dall’autorità o dall’organismo di controllo e rispettare un piano di misure per evitare contaminazioni accidentali e involontarie. Dopo di che, in Italia è stabilita una soglia di de-certificazione quando l’analisi rilevi la presenza accidentale di residui oltre 0,01 parti per milione (o 0 01 mg/kg se si preferisce, il che sta a dire 1 milligrammo su un quintale di prodotto o un grammo su 100 tonnellate). La rilevazione di residui sotto tale soglia comporta un’indagine per verificare l’accidentalita’ e inevitabilità dell’evento, con l’adozione di eventuali opportune misure correttive.

  3. Un’agricoltura “normale” oggi viene definita biologica e questa deformazione fa si che qualcosa di normale diventi straordinario; ciò genera speculazione economica, squilibrio nell’economia e truffe a danno del mercato e dei consumatori. L’informazione alimenta questa stortura e contribuisce a favorire l’arricchimento di lobby alimentari che continuano ad affossare la vera produzione alimentare sana; questa andrebbe a vantaggio di economia e salute diffusa con tutte le ricadute sociali che ne deriverebbero.
    Auspico che almeno la stampa cambi atteggiamento e contribuisca a modificare, con l’informazione corretta, l’attuale economia alimentare e quindi il benessere di tutti.

    • Non mi intendo molto di agricoltura e non capisco il significato di “normale” attribuito all’agricoltura. Penso solo che trecento anni fa non esisteva la chimica eppure siamo tutti qua perchè gli agricoltori ci hanno mantenuto in vita. Io compro abitualmente biologico e sono tranquilla quando vedo che c’è la certificazione. Alcuni fornitori, però, mi dicono : “Coltivo biologico ma senza certificazione perchè costa” io allora sono piuttosto scettica. Faccio male?

  4. Ho molti dubbi sui controlli .Le aziende che producano biologico hanno nei loro dintorni aziende che utilizzano di tutto come può questa azienda definere i suoi prodotti biologici.

    • vignoli guglielmina

      Le aziende biologiche non usano nulla di chimico e si proteggono dalle aziende vicine non biologiche con siepi, fasce boscate. Le siepi al confine dell’azienda bio sono una barriera e fermano i trattamenti chimici dell’agricoltore confinante.

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