Una donna mangia un gelato o sorbetto su stecco o un ghiacciolo in spiaggia

Il Comitato di controllo dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha censurato tre pubblicità firmate da Disaronno liquore, Amarena Fabbri e Co.Se.Me, perché ledono la dignità della donna e mercificano il corpo femminile. Purtroppo spesso non siamo di fronte a errori casuali ma a scelte precise fatte per promuovere prodotti alimentari. A volte si raggiungono livelli offensivi e cattivo gusto difficili da immaginare, come abbiamo già segnalato in questo sito pochi mesi fa.

La pubblicità di Disaronno

La Illva ha pubblicato sulla rivista Wired di gennaio 2012 un’immagine tratta dalla copertina della rivista Toiletpaper Magazine, che ritrae il fondoschiena di una signora, con una carta da gioco infilata in mezzo alle natiche, affiancata dalla foto del famoso liquore Disaronno. L’inserzionista ha provato a motivare la scelta con motivazione pseudo culturali, spiegando che l’intento era di fare conoscere la foto, ma lo IAP non ha creduto alla versione culturale e ha censurato il messaggio chiedendo l’immediata interruzione.

Il caso di Coi.Se.Me

Il secondo caso riguarda un manifesto apparso in provincia di Foggia che reclamizza l’attività dell’azienda Co.Se.Me, specializzata nella vendita di cereali. L’immagine mostra una donna a torso nudo che in una mano tiene un fascio di spighe e con l’altra cerca di coprire il seno.

La frase abbinata dice “Molto più di una prima…” alludendo alle misure del seno. Secondo l’azienda l’immagine, ispirata a una tela del Giorgione, evocherebbe la fertilità della terra e va quindi interpretata come un’esaltazione dell’immagine femminile. Secondo il Giurì è un modo di utilizzare il corpo della donna per attirare l’attenzione dei destinatari e quindi il messaggio va censurato.

La pubblicità di Fabbri

Il terzo caso focalizza l’attenzione sul manifesto delle ciliegie Fabbri “Classica e al cioccolato”, apparso a Biella nel mese di dicembre 2011. Questa volta la motivazione della censura è più sottile. La collocazione del barattolo delle ciliegie nel formato “classica” sotto il viso della donna bianca, e del barattolo delle ciliegie al cioccolato sotto il viso della donna di colore (“cioccociliegia”), è stata considerata una strumentalizzare della figura femminile. C’è poi una seconda accusa relativa alla commistione tra il corpo della donna e la sostituibilità con i prodotti alimentari, considerata una sorta di mercificazione.

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Marina
Marina
7 Febbraio 2012 22:22

Su facebook c’è un gruppo di uomini e donne che si impegna attivamente per contrastare il fenomeno della pubblicità sessista, che consiste nel rappresentare la donna in pose e atteggiamenti atti a suscitare erotismo, portando avanti una campagna di mail bombing allâ

Phab
Phab
9 Febbraio 2012 16:06

secondo me, esistono solo adv fatte bene e adv fatte male.
Per stile, qualità e capacità di far arrivare messaggio.

In questi casi, si è chiaramente saltato a piè pari tutto il ragionamento, a favore della solita regola che ‘la patata tira’.
Concordo col fatto che si tratta di uso illecito della figura femminile, ma difendo fino allo strenuo la possibilità di ‘sfruttare’ costrutti comuni, se e quando vengono in aiuto al creativo.
Diciamo che sono per una denuncia di quelle senza alcuno stile. Salvo quelle che giocano bene anche sulle differenze di sesso.

ciano
ciano
28 Aprile 2012 16:04

in questo contesto vorrei segnalare lo spot della fiat che comincia con primissimi piani del "lato b" di alcune belle ragazze(*).
spero che qualcun’altro raccolga.

ciano

(*)però non mi sembra che siano costrette…