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Produrre proteine con la fermentazione batterica: la scommessa di una start up tedesca

proteine in polvereTra i metodi più innovativi per produrre proteine ce n’è uno che potrebbe sbaragliarne molti altri: la fermentazione batterica. Utilizzando ceppi adatti allo scopo e alimentandoli con scarti di altre produzioni, si possono infatti ottenere grandi quantità di materiali proteici da destinare all’alimentazione umana e animale (tanto per gli allevamenti, quanto per il pet food) con tempi straordinariamente brevi e consumo di risorse molto limitato. 

Un esempio di start up che ha puntato tutto su questo sistema di sintesi viene dalla Germania, dove ad Amburgo la MicroHarvest già oggi produce, tramite fermentazione, circa cento chilogrammi di proteine alimentari alla settimana, quantità che dovrebbe aumentare in misura esponenziale nei prossimi mesi, se i programmi di sviluppo saranno rispettati. FoodNavigator ha intervistato la sua CEO, Kateljine Bekers, che così ha sottolineato i vantaggi di questo tipo di produzione: “Si può fare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, ovunque nel mondo, senza dipendere dalle stagioni e dal clima.” Inoltre è del tutto sostenibile, non richiede terra ma solo acqua e materie prime (prevalentemente zuccheri) che, però, sono ricavate dagli scarti delle lavorazioni alimentari. E questo rende la produzione circolare.

La start up progetta di destinare le proteine prodotte con fermentazione batterica a mangimi e pet food, in un primo tempo, poi all’alimentazione umana

Una volta messe a contatto con i giusti batteri (sui ceppi utilizzati né lei direttamente né il suo sito scendono nei particolari, per ovvi motivi di segreto industriale), le biomasse zuccherine sono scisse e fermentate. Il prodotto di questo procedimento, che contiene il 60-70% di proteine (in peso), viene disidratato per essere trasformato in una forma che assicura maggiore stabilità, e poi avviato a uno dei mercati di destinazione. Tutto il processo si può compiere in un solo giorno, una tempistica che sfida qualunque altro metodo di produzione di proteine, dai funghi alle colture cellulari, dai lieviti ai processi di fermentazione con produzione di CO2 e metano. Per dare un’idea, per ottenere proteine della soia ci vogliono in media tre mesi, da un animale mesi o anni. 

Le possibili applicazioni commerciali sono numerose. MicroHarvest ha iniziato con i mangimi per gli allevamenti e per gli animali domestici, avviando contemporaneamente le procedure per le autorizzazioni all’alimentazione umana come Novel Food, particolarmente complesse nell’Unione Europea. Gli sviluppi futuri prevedono la realizzazione di polveri proteiche per le acquacolture ma soprattutto per esseri umani (il cui gusto e aroma ricordano quelli dello yogurt, con un fondo acidulo): secondo le stime, il mercato delle fonti di proteine alternative vale già oggi 14 miliardi di dollari, ed entro il 2025 crescerà del 14%. Per questo la start up sta lavorando per fare un grande salto di scala. Come ha sottolineato Bekers “aziende come Nestlé o Cargill non vogliono decine di tonnellate, ma migliaia di tonnellate”, e per fare questo ci vogliono i fermentatori adatti. Se tutto procederà secondo i piani, entro il 2028 quella che sarà diventata a tutti gli effetti un’azienda potrà produrre proteine per l’allevamento, l’acquacoltura, la nutrizione umana (anche con micronutrienti specifici) e quella degli animali da affezione. Grazie ai batteri e agli scarti.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Sembra che oggigiorno tanti pensino al cibo solo come a qualcosa con cui riempire lo stomaco in qualsiasi modo, una pratica da sbrigare alla svelta. Di questo passo in futuro tanti vivranno di beveroni…altro che progresso e qualità di vita.

  2. Andando avanti di questo passo sarà molto meglio mettere nei punteggi nutrizionali una listatura sui prodotti poco trasformati perchè quelli ultratrasformati tra qualche anno saranno la stragrande maggioranza., si risparmierà tanto inchiostro………
    Eppure in ogni buon trattato nutrizionale si premette che sarebbe bene/meglio nutrirsi di cibi semplici e poco lavorati, ma i medici al capezzale dei cibi industriali sono molto numerosi, ben finanziati e con canali privilegiati di comunicazione…….

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