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Arricchire la dieta con probiotici aiuta a ridurre l’infiammazione cronica negli anziani

donna anziana beve frullato a base di latte con cannucciaUn apporto prolungato e costante di probiotici potrebbe aiutare gli anziani a mantenersi in salute, perché sarebbe associato a una generale riduzione dello stato di bassa infiammazione cronica che caratterizza la terza età e aiuterebbe a tenere vitali e sani i processi digestivi. Questo il risultato di uno studio tutto italiano, appena pubblicato sul Journal of Applied Microbiology dai ricercatori dell’Università di Camerino, che hanno coordinato il progetto ProbioSenior cofinanziato dalla Regione Marche e condotto insieme con lo spin off universitario Synbiotec, che ha realizzato una miscela di probiotici, chiamata Synbio.

Nello studio, 97 anziani sani sono stati inizialmente presi in esame per quanto riguarda i marcatori dell’infiammazione presenti nel sangue. Come atteso, i test hanno fatto emergere elevati livelli di proteina C reattiva (il principale tra i marcatori infiammatori generici) anche nelle persone che non avevano alcun tipo di disturbo. Quindi hanno chiesto a 59 di loro di assumere i probiotici per sei mesi, mentre agli altri è stato assegnato un placebo. Il Synbio, miscela 1:1 di Lacticaseibacillus rhamnosus (*) IMC 501 e Lacticaseibacillus paracasei (*) IMC 502, è stato somministrato in capsule ma soprattutto in alimenti nei quali era stato disperso, da consumare una volta al giorno – ricotta, formaggio primosale, mozzarella, yogurt, frullati di frutta e cioccolata –, pari una quantità media di circa 5 miliardi di cellule vive quotidiane.

Anziani allegri brindano con bicchieri di frullato fresco davanti al bancone con gli ingredienti
Agli anziani partecipanti allo studio sono stati somministrati probiotici in capsule o all’interno di alimenti come formaggi, yogurt, frullati e cioccolata

Alla fine del periodo di trattamento, chi aveva assunto probiotici ha mostrato un quadro associato al microbiota intestinale nettamente migliore, dal punto di vista dell’infiammazione e del metabolismo digestivo, rispetto ai coetanei di controllo. Infatti, le loro feci avevano livelli più elevati di batteri positivi quali i lattobacilli, i bifidobatteri e le akkermansie, e più basse di microrganismi considerati dannosi, i proteobatteri. E c’è di più. Anche l’acido butirrico e una serie altri acidi grassi a catena corta sono risultati notevolmente aumentati nelle persone che avevano assunto i probiotici. 

L’esito dello studio ProbioSenior mostra dunque l’efficacia di una semplice supplementazione della dieta con miscele opportune, da realizzarsi anche aggiungendo le specie di interesse in alimenti molto comuni. I probiotici, infatti, se assunti per lunghi periodi, contrastano quello che viene definito anche inflammageing, cioè lo stato debolmente ma cronicamente infiammatorio che accompagna l’avanzare dell’età, e che è stato associato a un aumento del rischio di diverse patologie.

(*) Nota: Lacticaseibacillus rhamnosus e Lacticaseibacillus paracasei sono meglio noti come Lactobacillus rhamnosus Lactobacillus paracasei. I nuovi nomi sono frutto di una nuova classificazione dei microrganismi che appartenevano al genere Lactobacillus proposta nel 2020 dall’Isapp (Associazione scientifica internazionale per i probiotici e i prebiotici)

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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