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Pomodori San Marzano coltivati in Belgio e negli Usa. Un’interrogazione al Parlamento europeo e il mistero del New York Times

consorzio dop pomodoro san marzano logo
Il logo del pomodoro

Il presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, ha presentato un’interrogazione alla Commissione Ue, chiedendo che si attivi per far cessare l’utilizzo del termine “San Marzano” nell’etichetta di pomodori prodotti e commercializzati in Belgio dall’azienda LAVA, con sede a Leuven. Secondo De Castro, si tratta di utilizzo “chiaramente evocativo“ dei pomodori a denominazione di origine protetta, che “può trarre in inganno i consumatori”. De Castro ricorda che il regolamento europeo n. 1308/2013 protegge le DOP contro qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione della denominazione protetta, al fine di evitare che il consumatore possa essere indotto in errore.

Pomodori salsa
Il “Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” gode della DOP

Nell’interrogazione, il presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo ricorda che il disciplinare di produzione del “Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” (tutelato anche da un Consorzio), che gode della denominazione di origine protetta, prevede che il pomodoro ottenuto dalle varietà S. Marzano 2 e KIROS, o di linee migliorate, per avvalersi della DOP debba essere prodotto da aziende agricole e trasformato da aziende industriali ricadenti nelle aree territoriali delle province di Avellino, Napoli e Salerno.

Intanto, il sito del New York Times ha pubblicato un “giallo”, con immagini del disegnatore Nicholas Blechman, intitolato “Il mistero di San Marzano”, in cui si descrive come ormai, in America, San Marzano sia diventato sinonimo di “tomato” e come si trovino confezioni che nell’etichetta riportano in italiano le parole “San Marzano Pomodori Pelati”, mentre solo in piccoli caratteri viene indicato che si tratta di pomodori coltivati negli Usa.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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4 Commenti

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    Basta leggere l’etichetta, è giusto cmq tutelare un nobile prodotto, pero’ se non si diffonde una Vera cultura alimentare è inutile additare la colpa alle aziende estere.

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      SEBASTIANO COCCO

      Giusta l’interrogazione, perché quando il prodotto é sulla gondola del supermercato, é ormai troppo tardi, l’attrazione del consumatore andrá alla foto e al nome in primis, e forse leggerá l’etichetta, poi se il prezzo é invitante, létichetta propio non la leggerá mai, quindi giusto tutelare il san marzano, da questi trabocchetti da marketing a buon mercato.

  2. Avatar
    Giancarlo Curzel

    E’ ORA DI DIRE LA VERITA’!!!
    A proposito del pomodoro San Marzano, vale la pena andare direttamente all’ultimo paragrafo di questa intervista su Avvenire del 2010 al compianto Prof. Sala: il vero pomodoro San Marzano è chiuso nei laboratori di Agrobios Metaponto. Quello che ci propinano oggi, chiunque sia a farlo, non è un San Marzano, ma un pomodoro “tipo Roma”.

    PROFESSOR SALA, NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO GLI OGM SI CONTRAPPONGONO A UNA AGRICOLTURA CONSIDERATA NATURALE.
    L’agricoltura naturale semplicemente non esiste. Dalle origini a oggi c’è stato un continuo sviluppo basato sulla selezione genetica. Oggi sappiamo molto di più sul Dna delle piante per cui siamo in grado di intervenire con maggiore successo in questo processo di selezione genetica. E anche in modo più sicuro.
    ALCUNI CRITICI SOSTENGONO CHE SAREBBE LA ROVINA PER IL PRODOTTO TIPICO ITALIANO.
    Al contrario, è l’unico modo per salvarlo.
    ADDIRITTURA?
    I prodotti tipici italiani non sono un dono dal cielo, ma il frutto della ricerca di genetisti vegetali dall’inizio del 1900 in poi. Abbiamo avuto in Italia una scuola di genetisti vegetali che tuttora ci è invidiata nel mondo. Da qui nascono prodotti come il riso Carnaroli e il pomodoro San Marzano. Non solo: pensi che metà delle varietà di pioppo presenti in Cina (coltivati su 6 milioni di ettari) sono state prodotte negli ultimi 70-80 anni a Casale Monferrato.
    E ADESSO PERCHÉ LE BIOTECNOLOGIE SALVEREBBERO QUESTI PRODOTTI?
    Certe varietà sono state sviluppate secondo le esigenze di allora: negli anni ’50 la ricerca era indirizzata ad aumentare la produttività e la qualità. Non c’è stata invece sufficiente ricerca per offrire resistenza ai parassiti. Questo è comprensibile perché allora avevamo in Italia una importante industria chimica che produceva anti-parassitari. Negli anni ’70 però è maturata una diversa sensibilità, ovvero la coscienza che un uso massiccio dei prodotti chimici rischiava di avvelenarci. Da qui l’introduzione di limiti sempre più stringenti che hanno però lasciato più vulnerabili certe coltivazioni. Fino a dieci anni fa, nel Napoletano, la zona tipica di produzione, il San Marzano rappresentava il 35% della produzione di pomodori, oggi è meno dell’1%. Quello che troviamo in commercio oggi è pomodoro ‘tipo San Marzano’.
    E LE BIOTECNOLOGIE COSA POSSONO FARE?
    Possono correggere i difetti genetici delle nostre piante tipiche, per difenderle dai parassiti a cui sono vulnerabili. Per questo dico che solo gli Ogm possono salvare il prodotto tipico italiano.
    C’È PERÒ IL TIMORE DI DIPENDERE TOTALMENTE DA POCHE MULTINAZIONALI.
    Sciocchezze, perché sono tecnologie che chiunque può sfruttare. La versione Ogm del San Marzano era già pronta dieci anni fa, sviluppata da una piccola azienda lucana, la Agrobios di Metaponto. Poi nel 2001 la politica ha bloccato tutto. Ma in quel momento solo in Italia c’erano ben 15 gruppi di buon livello in grado di fare queste ricerche.

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    Giusto, la disciplinare indica che per avvalersi della denominazione “Pomodoro San Marzano dell’agro sarnese-nocerino”, il pomodoro deve essere prodotto da aziende agricole e trasformato da aziende industriali nell’Agro Nocerino Sarnese. Abbastanza sprovveduta (o pensavano di farla franca?) l’azienda belga in questione.