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plastica tartaruga camerota 2019Nello stomaco della tartaruga Caretta caretta trovata morta nel mare Tirreno nella zona di Camerota pochi giorni fa c’era tanta plastica, più precisamente: un bicchierino da caffè, una confezione di M&M’s, parti di una bottiglia di plastica per bevande, alcuni dischetti di filtri… (vedi foto sopra e sotto). Il Centro Ricerche Tartarughe Marine di Portici non è potuto intervenire come fa di solito per salvare la tartaruga che probabilmente ha scambiato questi pezzi di plastica per meduse e altro cibo.

Anche a Ischia pochi mesi fa si era spiaggiato un capodoglio che nello stomaco aveva buste di plastica e nylon. Secondo gli esperti la spazzatura marina “marine litter”, l’inquinamento da micro e macro plastiche, rappresenta la principale minaccia per i mari di tutto il mondo. L’altro problema per le tartarughe è legato ad attività antropiche della pesca come le reti e le attrezzature in disuso abbandonate a mare… Queste notizie fanno riflettere e ben si comprende la scelta di diversi comuni italiani di mettere al bando la plastica monouso. Si tratta di esempi interessanti che purtroppo rappresentano ancora l’eccezione e non la regola.

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Pezzi di plastica trovati nella tartaruga Caretta caretta trovata morta nel mar Tirreno

Il problema dell’invasione della plastica è serio e i consigli della pagina “Tartarughe marine in Campania” invita a rifiutare le cannucce al bar, scegliere le eco ricariche per i prodotti di casa, usare piatti in ceramica, bicchieri di vetro e posate di metallo per difendere l’habitat marino. Nella lista però manca l’invito a bere meno acqua minerale confezionata visto che gli italiani sono i più grandi consumatori al mondo con 11 miliardi di bottiglie di plastica l’anno (224 litri pro-capite), a cui bisogna aggiungere almeno 1 miliardo di bottiglie usate per le bibite.

Con questi numeri da capogiro distanziamo di molte lunghezze tutti gli altri Paesi. Il Messico ci supera con 234 litri, ma da loro una parte della popolazione non ha accesso alla rete degli acquedotti, e l’acqua minerale viene venduta in boccioni da 20 litri con vuoto a rendere. Si tratta di un vero scempio ambientale visto che in Italia solo il 40-45 % di queste bottiglie di plastica viene recuperato. La rimanente quota finisce in discarica o nei termovalorizzatori e anche nelle spiagge e in mare quando non segue il circuito della raccolta dei rifiuti solidi urbani.

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