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Il punto sulla plastica: produzione, leggi e divieti. Il rapporto UNEP sulla situazione mondiale

UNEP rapporto 2018 plasticaLa Cina è il più grande produttore al mondo di rifiuti plastici da imballaggio, ma considerando la produzione pro-capite il primato passa a Stati Uniti, seguiti da Giappone e Unione Europea.

Questo è il contesto in cui si è tenuto a Ginevra il secondo incontro del gruppo di esperti su rifiuti marini e microplastiche, l’UNEP (United Nations Environment Programme, Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite) a cui è seguito un rapporto su leggi e normative adottate dai diversi Paesi per regolare la produzione, la vendita, l’uso e lo smaltimento delle materie plastiche monouso.

Gli autori sottolineano come “sacchetti di plastica, articoli monouso e microsfere rappresentano le tre importanti fonti di inquinamento”.

I sacchetti di plastica, identificati come il prodotto di consumo più diffuso al mondo, sono quelli più regolamentati: 127 paesi su 192 recensiti (66%) hanno stabilito delle norme. Pur esistendo notevoli diversità da Paese a Paese (divieti di produzione e distribuzione o tassazioni ai diversi livelli), la forma più comune di restrizione riguarda la distribuzione a titolo gratuito (vedi tabella).

Altri prodotti problematici come le microsfere, registrano restrizioni solo in 8 Paesi su 192 valutati (ovvero il 4%, tra cui il Canada, la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti d’America). Altri 4 Paesi (Belgio, Brasile, India e Irlanda) hanno emanato proposte di legge nazionali, mentre l’Unione europea ha avviato un processo per limitare l’aggiunta intenzionale di microsfere a diversi prodotti di consumo.

Le microsfere sono particelle di plastica di dimensione inferiore o uguale a 5 mm, aggiunte intenzionalmente ad alcuni prodotti di consumo (creme, dentifrici, prodotti per la pulizia, toner per stampanti, applicazioni medicali) e in diversi processi industriali come mezzi abrasivi.

UNEP report 2018 plastica
L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo in cui è attivo il divieto di produrre, importare e distribuire alcune tipologie di plastica monouso.

Per i prodotti monouso in plastica, 27 Paesi stabiliscono qualche divieto su produzione, distribuzione, uso o vendita e importazione. Le zone insulari e i paesi costieri hanno generalmente leggi più rigide e specifiche, forse a causa di un turismo strettamente legato allo stato degli ecosistemi marini; si tratta infatti di ambienti soggetti a un’alta vulnerabilità ambientale e in cui gli effetti dell’inquinamento plastico sono più tangibili. I divieti però non si applicano a tutti i prodotti plastici usa e getta.

In 22 Paesi il divieto riguarda prodotti specifici o solo polimeri specifici, come il polistirolo, mentre in altri casi sono solo gli utilizzi a essere colpiti, per esempio, solo le stoviglie o i contenitori da asporto.

In pochi casi (solo due) vi sono Paesi che hanno stabilito restrizioni a livello di produzione, limitando lo spessore della plastica in articoli monouso o che richiedono una percentuale di materiale riciclato all’interno del prodotto finito. Al di là di queste differenze il più critico denominatore comune è rappresentato dalla mancanza di disposizioni precise per l’applicazione della legge: spesso non sono chiare le sanzioni e procedimenti a cui sarebbero soggetti i contravventori.

Joyce Msuya, direttore esecutivo ad interim della UNEP (United Nations Environment Programme), ha affermato che il “massiccio slancio” costruito quest’anno nella lotta globale contro la plastica monouso “deve ora essere accompagnato da politiche e azioni che portino nella giusta direzione”.

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  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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