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Inquinamento da Pfas in Veneto: spunta un documento riservato della Regione sui gravi danni alla salute per donne incinte e neonati. Scambio di accuse tra istituzioni

mani acqua
Un documento della Regione Veneto svela i danni alla salute causati dall’inquinamento da Pfas nelle acque

Una nuova relazione della Regione Veneto, sinora nota a poche persone e resa pubblica dal quotidiano L’Arena, documenta i rischi e anche i danni alla salute, rilevati su donne incinte e neonati, causati dall’inquinamento delle acque da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas). I Pfas sono composti chimici riconosciuti come interferenti endocrini e correlati a patologie riguardanti pelle, polmoni e reni. Per il momento i comuni interessati dall’inquinamento delle acque sono una sessantina, e si  trovano nelle province di Vicenza, Verona e Padova.

Lo studio che documenta i problemi è datato 29 settembre 2016 ed è in possesso della Regione Veneto sin dal 17 ottobre scorso, che lo ha discusso il 21  all’interno nella Commissione tecnica regionale. Il 17 novembre, il direttore generale della Sanità regionale del Veneto, Domenico Mantoan, ha inviato una relazione agli assessori regionali alla Sanità, all’Ambiente e all’Agricoltura, oltre che al presidente della Provincia di Vicenza e al segretario della programmazione regionale. Tutto ciò è rimasto segreto sino al 6 gennaio, quando L’Arena ha svelato il contenuto dello  “Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche”, realizzato dal Registro nascite – Coordinamento malattie rare della Regione Veneto e intitolato

Nel documento si dice che  “emerge come siano stati evidenziati in particolare l’incremento della pre-eclampsia, del diabete gestazionale, dei nati con peso molto basso alla nascita, dei nati piccoli per età gestazionale e di alcune malformazioni maggiori, tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche, pur osservando che le malformazioni sono eventi rari che necessitano di un arco temporale di valutazione più esteso per giungere a più sicure affermazioni”. La pre-eclampsia è una malattia che può complicare la gravidanza e può essere così grave da mettere a repentaglio la vita della madre e del nascituro. Si tratta di una patologia caratterizzata da pressione arteriosa elevata, gonfiori e proteine nelle urine.

Nelle zone colpite è stato rilevato un aumento della pre-eclampsia, una complicazione della gravidanza

Il documento della Regione cita anche l’analisi del Servizio Epidemiologico Regionale del 23 giugno 2016, che ha riscontrato in 21 comuni un “moderato ma significativo eccesso di mortalità” per una serie di patologie “possibilmente associate a Pfas”. Si tratta in particolare di cardiopatie ischemiche (+21% negli uomini, +11% nelle donne), malattie cerebrovascolari (+19% negli uomini), diabete mellito (+25% nelle donne) e Alzheimer/demenza (+14% nelle donne). Viene anche rilevato un “eccesso statisticamente significativo” di casi di ipotiroidismo, mentre “gli studi sin qui condotti non evidenziano una maggiore incidenza di tumori”.

Il contenuto del documento contrasta con l’atteggiamento rassicurante tenuto sinora dalla Regione Veneto, i cui responsabili non sono forse tutti consapevoli della gravità della situazione. L’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, riferisce il Corriere del Veneto, pur avendo il documento non lo aveva letto. Una relazione del direttore generale della Sanità della Regione conclude chiedendo “ai soggetti istituzionalmente competenti la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte della contaminazione”, compresa l’ipotesi di spostamento della Miteni di Trissino, la ditta ritenuta responsabile degli sversamenti di Pfas.

La mancata adozione di provvedimenti dopo la ricezione della relazione, ha portato Legambiente e il coordinamento “Terra dei Pfas” a presentare due esposti alle Procure di Verona e di Vicenza, in cui si chiede di indagare per omissione di atti d’ufficio i tre assessori regionali, il presidente della Provincia di Vicenza e il funzionario regionale destinatari della relazione di Mantoan, oltre al sequestro preventivo del sito produttivo della Miteni.

I Comuni colpiti hanno intenzione di costituire un comitato scientifico e realizzare un nuovo studio

L’assessore regionale alla Sanità difende l’operato della Regione e accusa il governo di non aver ancora fissato dei parametri per i Pfas. Dal Ministero dell’ambiente il sottosegretario Barbara Degani replica sostenendo che “quando c’è di mezzo la salute non si può giocare allo scaricabarile. Rispetto alla questione Pfas, di sua competenza, in questi anni la Regione ha dormito sonni profondi ed è inaccettabile che si risvegli puntando il dito a destra e a manca raccontando bugie a profusione imputando ad altri le proprie responsabilità”.

Dopo che il documento riservato della Regione è diventato pubblico, sette dei 21 Comuni più esposti all’inquinamento da Pfas hanno  aderito alla proposta del sindaco di Lonigo di costituire un comitato scientifico, affidando ad un ente terzo, individuato nell’Istituto Mario Negri di Milano, la realizzazione di un nuovo studio sui pericoli sanitari.

La contaminazione di interferenti endocrini nelle acque venete è stata scoperta nel 2013, grazie a uno studio del Cnr, commissionato due anni prima dal Ministero dell’ambiente. Veicolati dall’acqua, i Pfas hanno contaminato anche la catena alimentare, come hanno dimostrato le analisi effettuate dai servizi veterinari e di igiene delle aziende sanitarie locali diffuse nel settembre 2015, ma poi giudicate inaffidabili e allarmistiche dai tecnici regionali. Lo scorso mese, la Regione Veneto ha annunciato due piani di monitoraggio per verificare la presenza e gli eventuali effetti su persone e alimenti.

Un bio-monitoraggio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con la Regione Veneto ha stimato che 250.000 le persone abbiano utilizzato per anni acqua potabile inquinata da Pfas e che siano 60.000 quelle interessate da un livello maggiore di contaminazione.

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  Beniamino Bonardi

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11 Commenti

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    Ho il forte dubbio che acqua contaminata sia stata utilizzata anche per la produzione di beni destinati all’alimentazione, sia vegetali che animali. Altro che terra dei fuochi, in Campania il problema era la criminalità organizzata, mentre in Veneto è tutto legale e addirittura la regione fa’ finta di niente!

    • Avatar
      emilio locatelli

      Come darLe torto? L’importante è “non disturbare” il conducente! Che tristezza…

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    Eh già ma poco importa che c siano cose così gravi di cui non diffondono notizie….Adesso i riflettori sono tutti puntato sulla meningite…. Business recupero crediti!!!!
    Una vera vergogna!

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    Niente di nuovo sotto il sole:basta ricordare quando si decise di alzare il livello ammissibile di atrazina dell’acqua potabile. Fino a poco tempo fa a Tarquinia (e in vaste aree del viterbese) il comune ha distribuito acqua con livelli inaccettabili di arsenico, ma la cosa non faceva di certo notizia con l’olio di palma di oggi o l’ITX di qualche anno fa: criticare le istituzioni non fa certo scoop come prendersela (a torto o a ragione) con qualche multinazionale.

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    Qui penso che il colore politico regionale non c’entri. C’entrano le singole persone che giocano a fare gli struzzi e non si comprende con quale logica, visto che ci sono ricerche, studi e segnalazioni ufficiali delle stesse istituzioni regionali.
    L’Assessore regionale alla Sanità che riceve una grave segnalazione, su un tema già noto, dal Direttore generale e non lo legge? Non ci credo nemmeno se fosse vero e che è ancora più grave.
    C’è una fonte industriale che inquina già identificata e continua indisturbata a lavorare ed inquinare senza che nessuno metta i sigilli? Non ci credo nemmeno se fosse vero, perché la citata fabbrica, presunta fonte d’inquinamento, quando confermato, dovrà risarcire tanti di quei danni da doversi nascondere! Altro che trasferirsi altrove.
    Sempre se fosse tutto vero e probabilmente, come ritiene l’Assessore Regionale, è tutta colpa del Ministero che non gli dà ordini da eseguire e quindi lui non fa nulla per i suoi amministrati.

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    Scusate ma si può sapere quali sono i comuni colpiti? C’è una lista, dove si può leggere?

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    Paola, prova a cercare in rete sui comuni coinvolti. Del Veneto quella più nota per questo tipo di inquinamnto è Vicenza, ma pare anche Verona ora che leggo.
    Linda, hai ragione…pare che ora il tema sanitario più urgente siano le vaccinazioni anti-meningococco e mi dispiace che la Toscana venga ormai menzionata soprattutto per i molti casi…se è così…!

    Questo argomento richiede la meritata attenzione: ne va della salute , caspita!

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    a questo punto è a rischio anche “il famoso vino d’eccellenza” ?……. l’Amarone ?!?!
    vorrei proprio sapere cosa ne pensano i grossi produttori ……e se hanno fatto delle analisi in tal senso
    a questo punto mi sà che ne berrò meno rispetto al solito….visto che era uno dei miei vini preferisti nonostante non vivo in Veneto

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    Grazie mille per il link alla lista. I telegiornali dovrebbero parlare anche di questo, come dell’amianto che respirano i nostri bambini nelle scuole a loro (e nostra) insaputa. Possibile che queste liste non abbiano diffusione sui media?