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Pesticidi: pochi giorni di dieta biologica per eliminarli dal corpo (o quasi). Il nuovo studio sul glifosato, dopo i risultati del 2019

Virtualmente tutti gli esseri umani, soprattutto se residenti nei paesi più sviluppati, hanno nel proprio organismo complesse miscele di pesticidi, erbicidi, antifungini e fitofarmaci di vario tipo, la maggior parte dei quali è nota per avere conseguenze negative sulla salute. La buona notizia è che basta una settimana di dieta tutta biologica per far letteralmente crollare la concentrazione della maggior parte di essi, in alcuni casi fino quasi ad azzerarla. Lo dimostrano due studi pubblicati su Environmental Research tra il 2019 (di cui avevamo già parlato in questo articolo) e il 2020 e condotti su quattro famiglie americane (per un totale di 16 persone di zone e condizioni sociali molto diverse), alle quali i nutrizionisti dell’Università della California di San Francisco hanno chiesto di seguire per cinque giorni una dieta che non prevedesse alcun alimento biologico, e poi, per altri cinque giorni, una interamente biologica.

L’analisi delle urine di adulti e bambini (per un totale di 158 campioni per ogni studio) ha mostrato risultati sorprendenti, in senso sia negativo che positivo. In tutti i partecipanti sono stati ritrovati 16 pesticidi e metaboliti di composti noti, che dimostrano come ciascun partecipante sia stato esposto a non meno di 40 sostanze diverse tra le quali il glifosato, alcuni organofosfati, neonicotinoidi (soprattutto clotianidina), piretroidi e l’erbicida 2,4 D.

Una dieta completamente biologica riduce i livelli di pesticidi cnell’organismo

Fortunatamente, dopo poche ore dall’inizio di una dieta basata su prodotti biologici, la concentrazione di tutti i composti scende in fretta. Il calo più evidente è quello degli organofosfati, prodotti neurotossici sospettati di causare autismo e ritardi nello sviluppo come il malatione e il clorpirifos. Dopo cinque giorni diminuiscono rispettivamente del 95 e del 61%, mentre un insieme di sei metaboliti che rappresentano l’intero gruppo degli organofosfati scende del 70%.

Non va meglio al neonicotinoide clotianidina, il cui livello crolla dell’83%, mentre i piretroidi, perturbatori endocrini, si dimezzano. Inoltre il più famoso di tutti, il glifosato, cala del 71% e il suo principale metabolita, chiamato AMPA, del 76%. Resiste di più il 2,4 D, erbicida componente dell’Agente Arancio utilizzato nella guerra del Vietnam, molto usato e legale, ma sul quale gravano pesanti accuse (oltreché un interferente endocrino sarebbe anche cancerogeno e responsabile di patologie neurodegenerative): diminuisce solo del 37%, un valore comunque assai significativo.

Come commentano gli autori sul sito di Friends of the Earth, un’organizzazione che da anni si batte per un’agricoltura meno basata sulla chimica, anche se relativi a un campione piccolo, questi dati dimostrano senza possibilità di dubbi quanto gli alimenti biologici possano essere efficaci nel ridurre velocemente l’assunzione di composti pericolosi per la salute, oltre che nocivi per l’ambiente. 

Fonte video: Friends of the Earth

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

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    https://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/bioaccumulo-inquinanti-cibi-animali.html
    “”””Gli inquinanti organici persistenti (POPs) sono sostanze tossiche che si concentrano degli organismi viventi in quantità molto superiore a quella riscontrata nell’ambiente. L’esposizione delle persone ai POPs avviene principalmente attraverso la dieta…………..””””
    Io pur partecipando all’idea vegetariana non sono affatto sicuro che in generale i carnivori siano più esposti al bioaccumulo e successiva trasformazione e magnificazione nel corpo umano, è un pericolo che corriamo tutti quanti.
    Voglio dire che è bello che mangiando in una certa maniera i livelli calino velocemente nelle urine, e su questi parametri vedo concentrate quasi tutte le ricerche, ragionevolmente sembra una ottima notizia ma manca la quantificazione precisa di quanta sostanza tossica staziona nei vari tessuti e organi, che è poi quella che fa disastri.
    Spero che in un prossimo futuro ci saranno esami e risultati più esaurienti.

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    Complimenti per l’articolo, mi chiamo Antonio Bernardi e sono un produttore di frutta biologica principalmente uva, mi batto in prima linea per screditare il finto biologico. Io ho una piccola azienda e faccio il biologico per filosofia di vita.
    Complimenti auguri Agnese per l’articolo.

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    Ho letto l’articolo pubblicato di cui parlate su Environmental Research, però nonostante il referaggio scientifico, mi sorgono molti dubbi.
    Primo. L’articolo non riporta alcun dato sulla dieta “convenzionale” delle famiglie che volontariamente si sono sottoposte alla sperimentazione. Mi pare un po’ discutibile il riferimento al gruppo “razziale” come se questo elemento da solo possa essere utile a identificare una specifica abitudine alimentare.
    Secondo. La presenza di residui di agrofarmaci è stata determinata solo dalle analisi delle urine, l’articolo non riporta alcuna analisi sugli alimenti prima della loro preparazione o ingestione. Quindi non è noto l’alimento che contiene residui e in quale entità.
    Terzo. Nelle urine sono presenti residui che difficilmente possono essere direttamente relazionati ad uno specifico alimento. Ad esempio, perché è presente un residuo da 2,4D. Si tratta di un diserbante, pertanto sarebbe importante conoscere dove e come è stato coltivato l’alimento che lo conteneva.
    Terzo. Gli alimenti biologici sono stati scelti dai ricercatori e donati alle famiglie, ma non possibile sapere se le diete sono le medesime, ovvero non è stato fatto un coerente confronto tra gli stessi alimenti della dieta. L’alimento convenzionale non è stato confrontato con uno dello stesso tipo ma biologico.
    In sintesi, mi pare che questo sia l’ennesimo tentativo di trovare una dimostrazione scientifica sulla opportunità della coltivazione biologica perché come evidenziato dalle “Linee guida” dell’Istituto Nazionale della Nutrizione (di cui la Vs testata ha ampiamente parlato) dal punto di vista biologico non esiste (allo stato attuale delle conoscenze) alcuna differenza tra prodotto biologico e convenzionale.