Home / Sicurezza Alimentare / Pesce al mercurio: quali sono i rischi reali? Quali precauzioni per bambini e donne incinte? Tutte le risposte in un’intervista di Eurofishmarket a Maurizio Ferri

Pesce al mercurio: quali sono i rischi reali? Quali precauzioni per bambini e donne incinte? Tutte le risposte in un’intervista di Eurofishmarket a Maurizio Ferri

salmone 174259528
Il salmone appartiene alla categoria trofica nella quale la quantità di mercurio presente è minore

Esiste il rischio zero per il mercurio nel pesce?

Una premessa necessaria che va fatta è che in considerazione della diffusa presenza di mercurio negli organismi viventi marini, particolarmente evidente in alcune specie ittiche (es. tonno e pesce spada), tra l’altro notoriamente migratorie, la garanzia che attraverso i controlli ufficiali e le attività di campionamento si possa ottenere il rischio zero (assenza del metallo in tutte le partite di pesci commercializzate) non è realisticamente ottenibile. Per le considerazioni fatte, occorrerebbe sottoporre a campionamento sistematico tutte le unità delle partite di specie appartenente alle specie a rischio presentate ai controlli presso i PIF o nel luogo di destinazione finale, con costi elevati per le analisi di laboratorio e difficoltà legate alla incompatibilità dei tempi di analisi con le esigenze di commercializzazione, soprattutto se si tratta di prodotto fresco. È pur vero che ai controlli a campione effettuati dai veterinari, si aggiungono quelli a carico degli operatori i quali, nell’ambito dei piani di autocontrollo e dei contratti con i fornitori, verificano l’eventuale presenza di mercurio nei prodotti ittici a rischio o provenienti da paesi coinvolti frequentemente nelle allerte comunitarie. Segnalo che nel rapporto RASFF riferito al 2013, le segnalazioni di pesce con un eccesso di mercurio figurano al secondo posto (su un totale di 2.649 notifiche rilevate nel 2013, 517 riguardano il settore ittico, con 115 casi di pesce con eccesso di metalli pesanti, che nel 40% dei casi arriva dalla Spagna). Gli operatori in caso di positività sono tenuti ad informare il Servizio veterinario e a provvedere alla distruzione delle partite contaminate o al ritiro dal mercato di quelle già commercializzate appartenenti allo stesso lotto. In virtù delle considerazioni fatte, e pur riconoscendo l’esistenza di più livelli di controllo ad opera di soggetti diversi (controlli ufficiali e volontari), il pericolo mercurio per il consumatore resta ed è essenzialmente legato al consumo frequente di prodotti ittici appartenenti alle specie a rischio e di grossa taglia (es. tonno, pesce spada. A ciò si aggiunge un’ulteriore fattore di rischio rappresentato dalle categorie di consumatori a rischio (gravidanza, allattamento). Chi ama consumare con frequenza diciamo settimanale tonno o pesce spada, sia fresco che inscatolato, deve essere consapevole del fatto che questo prodotto può potenzialmente presentare livelli di mercurio oltre i limiti consentiti.

donna incinta 80612736
Le donne incinte e i bambini sono le categorie più a rischio per il consumo di pesce con mercurio

Come si può prevenire il rischio mercurio nei prodotti ittici ?

Stante l’impossibilità in un contesto di crescente globalizzazione di garantire la totale assenza sul mercato di prodotti ittici contenenti mercurio oltre i limiti consentiti (è comunque possibile selezionare ed utilizzare zone di pesca caratterizzate da livelli bassi di mercurio), fatto salvi gli interventi di sequestro e distruzione di partite risultate non conformi a seguito di controlli veterinari, la gestione del rischio mercurio nei prodotti ittici, può essere affrontato solo integrando i livelli di responsabilità che attengono gli organi di controllo con quelli dei consumatori. In sostanza gli interventi più efficaci dovrebbero spostarsi sul campo della prevenzione, attraverso interventi di comunicazione/informazione rivolti ai consumatori finalizzati ad evitare consumi eccessivi di specie a rischio in particolare per le categorie di consumatori sensibili.

La Commissione Europea (DG Sanco- Health & consumer protection directorate general) in una recente nota informativa consiglia le donne in età fertile, quelle in stato di gravidanza o in fase di allattamento e i bambini, di evitare di assumere pesce spada, squalo e sgombro o al limite di non consumarne più di una porzione piccola alla settimana (meno di 100 g). In caso di consumo di tale porzione non si dovrebbe mangiare nessun altro pesce nello stesso periodo. Anche la FDA e EPA americane invitano i consumatori a non eccedere nel consumo di tonno o pesce spada (si sconsiglia inoltre di mangiare tonno più di 2 volte) e a variare il consumo di pesce, proprio per limitare l’apporto di mercurio.

 

Prendendo in considerazione l’importante apporto nutrizionale che il pesce fornisce con la dieta, anche l’EFSA raccomanda che le donne in età fertile (in particolare, coloro che intendono avere una gravidanza), le donne incinte e che allattano come pure i bambini, selezionino altri pesci, senza dare la preferenza indebita ai grandi pesci predatori come il pesce spada e il tonno. Tutti gli altri tipi di pesce a rischio (ovvero carnivori di terzo e quarto livello trofico nella piramide alimentare) potrebbero esser mangiati con moderazione, in misura pari a 300-400 g/settimana.

Estratto dall’intervista realizzata da Eurofishmarket

© Riproduzione riservata

Foto: thinkstockphotos.com

 

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

Guarda qui

ogm gmo alimenti sicurezza alimentare ricerca

Sicurezza alimentare: antibiotici, pesticidi e additivi sono le paure più grandi degli europei. Ma gli italiani sono i meno interessati al tema dell’Ue

A poco meno di dieci anni dall’ultima rilevazione, e in occasione della prima giornata mondiale …

11 Commenti

  1. Ho letto l’intervista, praticamente si capisce che donne in età fertile e bambini dovrebbero evitare pesci come il tonno. Ma per uomini e anziani quali indicazioni si devono seguire? Perchè alla fine dell’intervista, se si prende il caso del tonno, è difficile non ammettere che si tratta di un potenziale veleno per tutti che tralaltro, aggiungo io, si trova sul mercato a caro prezzo.

    • Roberto La Pira

      Enricodefinire il tonno un potenziale veleno non è corretto , stiamo parlando in ogni caso del tonno obeso che di solito non trova in pescheria dove si vende ilpinna gialla che non risulta così ricco di mercurio

    • Capisco la sua risposta, ma si tratta più di un calcolo probabilistico, anche favorevole per il consumatore, che di una effettiva scelta. Mi spiego. Sabato ero al reparto pescheria del supermercato, vedo un bel trancio color marroncino di tonno fresco in vaschetta in offerta, lo compro e lo cucino con un bel sugo e spaghetti. Ecco, ora che tonno ho mangiato? Non era indicata provenienza, qualità e nient’altro. Probabilmente non era un tonno obeso, ma è giusto una probabilità, perchè poteva anche esserlo. Con tutte queste variabili non controllabile, sinceramente da consumatore io preferisco ridurre al minimo e, quando possibile, evitare di comprare il tonno. Anche se so già che non rinuncerò ad avere una scatoletta in casa, che è sempre pratica e facile all’uso.

    • Roberto La Pira

      Enrico , la provenienza e il tipo di tonno devono essere indicati in etichetta! Il tonno obeso non si trova al supermercato glielo garantisco. In ogni caso se il consumo è saltuario o limitato non ci sono grossi problemi, l’intervista lo dice chiaramente. E poi le scatolette non sono implicate in questo discorso lo abbiamo scritto più volte perchè la carne viene a tonni di medie dimensioni dove i livelli di mercurio sono entro i limiti. Questo lo dice anche il servizio delle Iene !

  2. cosa si sa della presenza di metilmercurio nel pesce da “allevamento” o acquacoltura?

  3. Vero che i pesci di medie dimensioni potrebbero essere meno ricchi di mercurio (ma dipende dove hanno vissuto e cosa hanno mangiato, non è così sicuro). Ma come si fa a dire con quali tonni si producono le scatolette? Generalmente si usa il Katsuwonus pelamis (skip jack o tonnetto striato) che è di piccole dimensioni, ma possono essere usati anche Tunnus obesus o Tunnus albacares di dimensioni ragguardevoli.
    Resta valida la domanda circa i riferimenti a tali affermazioni relative all’assenza di Tunnus obesus nei nostri supermercati

    • Roberto La Pira

      La pesca di tonno a pinne gialle nel mediterraneo è regolamentata e ci sono quote precise stabilite dall’UE. In genere viene catturato allevato e venduto a caro prezzo. In ogni caso si tratta si quote minime sul commercio . Per le scatolette si usano tonni di medie dimensioni.

  4. Il tonno in scatoletta non è tonno del Mediterraneo ma principalmente del Pacifico del Sud o eventualmente dell’Atlantico del Sud. Anche quello lavorato in stabilimenti in Italia proviene dal Pacifico. Quello del Mediterraneo che è di alta qualità viene comperato dai giapponesi che lo pagano molto bene e lo usano per il sushi e non va all’industria.

  5. Quindi, considerando che il tonno in scatola proviene molto spesso dal pacifico in zone di pesca che comprendono anche le coste del giappone, che garanzia abbiamo che non abbia contaminazione radioattiva con tutta l’acqua contaminata che fukushima ha sversato (e che continua a sversare ogni tanto). Se il tonno del mediterraneo è inquinato e quello in scatola non ci si può fidare, allora evitiamo completamente il tonno?

  6. Sig La Pira,
    il tonno obeso nel Mediterraneo non esiste, non è sgnalata neanche una cattura accoidentale di esemplari erranti….dunque come si può parlare di tonno obeso nel Mediterraneo?

    • Roberto La Pira

      Giovanni ha ragione abbiamo fatto confusione il tonno obeso non vive nel Mediterraneo. Quello a cui si riferiva il commento è il tonno a pinne gialle. Le catture sono regolamentate e ci sono anche alcuni allevamenti.