Al supermercato una vaschetta di friarielli può costare il doppio di mezzo pollo arrosto. Il vero paradosso, però, è il prezzo bassissimo della carne e ciò che comporta negli allevamenti.
Mezzo pollo arrosto, già cotto e pronto da mangiare, costava 3,92 euro. Una vaschetta da 200 grammi di cicoria con aglio e peperoncino 3,99 euro. I friarielli 4,29. Sono prezzi rilevati in un supermercato Esselunga questa estate, prima degli aumenti di settembre. Il confronto è curioso perché facendo due conti le verdure cotte costano 19,95 €/kg, praticamente il doppio del pollo.
Il peso di scarti e cottura
Naturalmente il confronto richiede qualche precisazione. La porzione da quasi 400 grammi di pollo comprende anche le ossa da scartare, mentre la verdura nella vaschetta è interamente commestibile. Questo perché la parte della verdura non edibile è eliminata prima, durante la preparazione. Secondo le tabelle CREA, nei broccoletti di rapa – la categoria più vicina ai friarielli – la parte edibile rappresenta circa il 60% del peso acquistato. Negli spinaci sale all’83%, nella cicoria coltivata l’89%. Un fenomeno ben noto anche per altri ortaggi: nei finocchi, per esempio, la parte edibile è circa il 59%.
Poi c’è la cottura. Le tabelle di variazione del peso indicano che 100 grammi di broccoletti di rapa già puliti diventano circa 95 grammi, gli spinaci 84 grammi e la cicoria 80. Sono valori indicativi, perché nel nostro caso le verdure sono poi ripassate con aglio e peperoncino e il trattamento può determinare un’ulteriore perdita di acqua.
Questo spiega una parte del prezzo elevato delle vaschette perché la verdura va selezionata, lavata, mondata, cotta e condita, confezionata e conservata al freddo. Per il pollo arrosto, invece, bisogna allevare l’animale per settimane, macellarlo, lavorarlo, trasportarlo, cuocerlo e mantenerlo caldo nel punto vendita. Alla fine paradossalmente per il consumatore i friarielli costano il doppio.
Perché il pollo arrosto costa così poco?
Ma forse il vero interrogativo non è perché costino tanto i friarielli. È come sia possibile vendere a meno di quattro euro mezzo pollo. Una parte della risposta sta nel sistema di allevamento. Il pollo da rosticceria è selezionato per trasformare il mangime in carne con un’efficienza straordinaria e raggiungere il peso di macellazione in 30 giorni. È un risultato impressionante dal punto di vista economico, ma ha un costo per gli animali costretti a vivere in strutture dove il benessere è un concetto aleatorio. In questi allevamenti è regolare riscontrare difficoltà locomotorie, limitazione dei movimenti, ustioni e lesioni alle zampe. La crescita rapidissima ha conseguenze anche sui muscoli. Nei polli moderni è regolare avere alterazioni della muscolatura come le strisce bianche (white striping), petto legnoso (wooden breast) e carne con struttura sfilacciata (spaghetti meat).
Resta il punto di fondo. Per arrivare a prezzi tanto bassi abbiamo trasformato il pollo in una sorta di macchina da carne che cresce a dismisura, che va al macello quando è ancora un pulcinotto. Lo scopo è produrre carne nel minor tempo e al minor costo possibile. Così il paradosso del supermercato ha un significato diverso. Non è solo il costo elevato dei friarielli a farci riflettere, ma forse dovremmo preoccuparci di più del prezzo incredibilmente basso del pollo.
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos (copertina), Roberto La Pira

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24





Il pollo costa poco. E’ correttamente presentato,condito e speziato, le ossa sono facilmente amovibili. In una parola è buono e facile da manipolare. Sicuramente la sua carne viene da macchine da carne concepite per produrre quello. Ciò che non comprendo è perchè la gente è contro la carne coltivata. Tra un pollo di batteria e una carne coltivata in un bioreattore io sceglierei la seconda. L’ambiente di crescita è molto più pulito e controllato. Mah…
Perché il secondo è ancora meno sostenibile del primo. La scelta corretta è non mangiare carne. Lo dico da CARNIVORO. il pollo lo prendo 2 volte l’ anno, è costosissimo, ma è un vero POLLO, nato e cresciuto libero.
Il pollo dell’articolo è stato allevato senza uso di antibiotici, come si vede dall’etichetta, forse è più sano della verdura, cresciuta con fitofarmaci; magro perché allo spiedo perde quasi tutto il grasso; fornisce nutrimento rapido a poco prezzo a persone che non hanno tempo per cucinare e guadagnano poco; e ha più calorie e potere nutritivo, pur costando meno delle insalate.
L’ho notato anch’io da tempo, trovo la cosa vergognosa perchè il pollo che costa poco vuol dire fregarsene del benessere animale, il pollo è un oggetto e come tale lo tratto alla peggio, crescita veloce, gabbie strette, malattie… il tutto per ottenere più profitto possibile. E lo dico da carnivora. Costando poco puoi anche permetterti di avanzarlo e buttarlo, tanto costava poco… è un loop negativo. dovremmo dare più valore agli alimenti animali, mangiarne meno è più consapevolmente.
Compriamo insalate e verdure pronte, in busta, a oltre 20 euro al chilo e poi cerchiamo carne a meno della metà: siamo ridicoli!!
Condivido in pieno ciò che è stato sottolineato, non mangio più carne da allevamento per questo motivo, pur non essendo vegetariana.
Se x voi è poco mezzo pollo a quasi 4€. Il pollo intero sempre Esselunga arriva a costare anche 11€ ..ma sono prezzi folli….
Continuo a leggere che Esselunga non è caro …ma non è così hanno i prezzi alti e ultimamente la qualità della verdura,frutta e carne è decisamente peggiorata. Per non parlare dei detersivi ….
Avendo conoscenze di persone che lavorano negli allevamenti di polli vi posso assicurare che il rincaro è altissimo.
il pollo come il salmone, alimenti che ormai non vedono più la mia tavola
Dovremmo anche preoccuparci del benessere animale… nei paesi occidentali si mangia troppo e male, aggravando così anche la spesa sanitaria. Allevando animali in maniera più naturale avremo carni migliori, e, limitandone il consumo, avremo degli effetti benefici sulla salute
A me interesserebbe sapere il costo sociale e ambientale degli alimenti, non solo il costo diretto per il produttore. Che a volte non è collegato al prezzo a cui lo pago perché ci sono sempre in gioco politiche commerciali che penalizzano i primi stadi produttivi.
E prevedibile aspettarsi alterazioni della massa muscolare quando il pollo è trasformato in una macchina (da corsa) pronta per la macellazione in 30 giorni. Va ricordato, inoltre, la frequente segnalazione di microrganismi patogeni in soggetti non arrostiti (Salmonella spp. ed altri), nonchè in uova deposte dalle loro colleghe a questo destinate. Mia suocera uccideva i pochi polli a circa sette mesi, non desiderandone una disponibilità ad libitum.
Da un’analisi trasversale medico-economica, ai fini di programmazioni dietetiche, anche per pazienti oncologici, per ottimizare la nutrizione (sembra che la malnutrition sia più letale di certe malattie) sono emerse molte informazioni strategiche tra cui la scelta dei nutrienti e la procciabilità. Nella fattispecie si possono rilevare alcune emergenze. L’allevamento intensivo di pollame beneficia di enormi economie di scala e di massicci sussidi pubblici (come i fondi della Politica Agricola Comune in Europa), che abbattono artificialmente i costi dei mangimi e della produzione. Al contrario, la filiera di molti prodotti vegetali freschi o biologici riceve meno tutele proporzionali rispetto ai volumi industriali della carne low-cost.
Le insalate in busta o i vegetali lavati richiedono catene del freddo rigorose, hanno scadenze brevissime (pochi giorni) e subiscono enormi scarti durante la selezione. Inoltre, i prodotti vegetali altamente trasformati (come i burger vegani di marca) scontano alti costi di ricerca, sviluppo e marketing su volumi di vendita più ridotti.
La confezione di pollo arrosto nei supermercati è spesso venduta sotto costo o con margini minimi. È una precisa strategia di marketing: il profumo del pollo attira i clienti nei corridoi interni del negozio, spingendoli a comprare altri articoli a margine più alto (come bevande, salse o, appunto, verdure confezionate). Chi ha poco tempo e poca voglia di cucinare ama queste soluzioni.
Tutto ciò incoraggia il prèt a porter alimentare e fa abbassare i prezzi.
Concordo in pieno .
Senza sovvenzioni pubbliche agli allevamenti la carne ( non soltanto di pollo …) costerebbe molto di più .
L’ assurdità è che queste sovvenzioni vanno a gravare anche sulle tasche di chi NON mangia carne…
Senza mettere sul piatto della bilancia i costi ambientali derivanti dai disastri procurati dagli allevamenti intensivi , che sono inutili da elencare , poiché ben noti .
Non è solo la verdura il problema, pure le patate, che pesano e non c’è scarto costano almeno 13€ kg da queste parti.
Io prendo il pollo allo spiedo di filiera che costa 9€ il pezzo. La cosa che mi manda in bestia è che è più buono di quello fatto in casa.
Grazie Roberto La Pira, ottima analisi. Tutto questo è terribile e va contro non solo la salute ma anche l’etica nel nostro pessimo rapporto con gli animali. Combattiamo insieme a voi!
Credo qui manchi AVERE: buon lavoro
Nei polli moderni è regolare AVERE alterazioni
Grazie, abbiamo corretto.
Molto interessante
il pollo rappresente ( in negativo e positivo) la sintesi perfetta fell’evoluzione del lavoro dell’uomo nel selezionare la genetica, ottimizzare i costi e i metodi degli allevamenti,gestire tutte le fasi con attenzione e controllo dei costi, con controlli sanitari difficilmente comprensibili a chi non è del settore. Il costo delle verdure pronte al supermercato non è , invece, il risultato della esperienza e ottimizzazione dei costi , ma cavalca la domanda del consumatore e lascia ampi spazi ai produttori che sempre di numerosi si metteono in questo mercato redditizio. Vogliamo parlare ed è stato fatto dell’impatto sull’ambiente degli allevamenti intensivi ,ma pochi conoscono le dinamiche dei produttori di verdure destinate alla GDO. Operano in zone dove per molte decine di ettari affittano terreni con contratti brevi( quindi non preoccupandosi delle rotazioni e del mantenimento della biodiversita) eseguono le operazioni colturali al limite della correttezza agronomica per mantenere i tempi di semina e raccolta contrattualizzati con la GDO, coltivano spesso una monocoltura, usano geodisinfettanti ed agrofarmaci per mantenere la coltura vendibile, compattano i terreni entrando nei campi con macchine agricole complesse e pesanti in tutte le condizioni climatiche con compattamenti e danni sulla loro futura fertilità, non hanno gli stessi livelli di controlli sanitari e presenza di residui che hanno allevamento e mattatoi, tra i più alti d’Europa.
Certo sono meno impattanti, quasi belli da vedere nelle loro forme geometrice con verde intenso e brillante dei campi di insalata in controluce quando percorriamo le strade di campagna……
Sui controlli sanitari, l’ortofrutta in Italia ed Europa è in realtà sottoposta a verifiche molto rigide sui residui fitosanitari, con tassi di conformità che superano costantemente il 98%. La reale differenza non riguarda la qualità o la frequenza dei controlli, ma la natura del rischio: negli allevamenti e nei macelli è indispensabile applicare complessi protocolli di biosicurezza per prevenire zoonosi, infezioni batteriche vive e la proliferazione di ceppi antibiotico-resistenti, esigenze che in campo aperto non sussistono.
Per quanto riguarda il costo del pollo, sebbene il prezzo ridotto certifichi una straordinaria ottimizzazione dei processi industriali e genetici, esso tende a ignorare le cosiddette esternalità negative. L’importo visibile sullo scontrino non include infatti i costi ambientali e sociali legati alle emissioni di gas serra, alla gestione dei reflui zootecnici e all’impronta idrica ed ecologica necessaria per la produzione dei mangimi su larga scala.
È commovente il dramma del XXI secolo: l’indignazione perché un povero cristo può permettersi un secondo proteico senza ipotecarsi un rene.
Il ragionamento è geniale: se una vaschetta di ortaggi pronti costa 20 euro al chilo, il problema non è la pigrizia di non lavarsi un broccolo a casa, ma il pollo arrosto che costa “troppo poco”. Bisogna proprio godere del privilegio di non aver mai conosciuto la fame vera per considerare il cibo economico un problema. Chi la povertà la vive davvero e deve sfamare una famiglia a fine mese, non filosofeggia a pancia piena sul “paradosso dei friarielli”, ma ringrazia che esista un’opzione accessibile.
Senza contare la beffa nutrizionale: in un banco gastronomia pieno di fritture stanche, lasagne gommose e preparazioni annegate nell’olio, il pollo arrosto è tra i cibi più sani e completi in circolazione. Proteine nobili, pochissimi grassi (basta togliere la pelle) e zero conservanti o carboidrati raffinati. Ma certo, continuiamo a piangere sui friarielli a prezzo d’oro. Nel frattempo, chi deve mangiare bene senza finire sul lastrico si gode il suo pollo.
L’articolo non critica chi acquista il pollo per risparmiare, ma un sistema economico in cui gli ortaggi freschi arrivano a costare più della carne. Il focus non è la scelta del consumatore al banco gastronomia, ma i costi nascosti e le distorsioni della filiera che rendono la verdura un bene quasi di lusso.
Mi devo essere immaginato il punto dove è scritto “Ma forse il vero interrogativo non è perché costino tanto i friarielli. È come sia possibile vendere a meno di quattro euro mezzo pollo. ” e la frase finale “ma forse dovremmo preoccuparci di più del prezzo incredibilmente basso del pollo” errore mio.
Ho notato che i prezzi della verdura Esselunga sono diventati esagerati nel giro di poche settimane tipo l’insalata intera scarola in busta da € 1,98, a 2,28, ora 2,68!! Assurdo!!