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Agnesi risponde alla lettera de Il Fatto Alimentare sulla proposta di indicare in etichetta l’origine del grano duro

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Pasta Agnesi utilizza come altri pastifici grano duro importato dall’estero

Dopo la campagna de Il Fatto Alimentare sull’opportunità di indicare sull’etichetta della pasta l’origine del grano duro, abbiamo ricevuto diverse risposte da Barilla, De Cecco, Granoro, Divella, Delverde…a queste  si aggiunge quella della pasta Agnesi.  Anche noi riteniamo che  Il “made in Italy” e la qualità della pasta dipendono dall’esperienza, dalle capacità dell’azienda, dalla semola e solo in parte dall’origine della materia prima.  Ciò nonostante i grandi pastifici dovrebbero avere un atteggiamento più trasparente nei confronti dei consumatori che desiderano conoscere l’origine del grano. Si potrebbero  riportare queste informazioni sui sii aziendali , come già fanno alcuni pastifici.

 

pasta agnesi Agnesi esprime apprezzamento per le modalità con cui “Il Fatto Alimentare” ha affrontato il tema dell’indicazione dell’origine delle materie prime, descrivendo in maniera rigorosa  la realtà dei fatti  e a tal riguardo ribadiamo con soddisfazione il riconoscimento che :

–       l’uso di materie prime italiane per la produzione della pasta non equivale ad un attestato superiore del prodotto,

–       la produzione nazionale di grano duro non è assolutamente in grado di coprire il fabbisogno interno,

–       la dicitura “Made in Italy” per la pasta, più che per altri prodotti, non è necessariamente legata all’origine della materia prima, ma alla capacità delle aziende Italiane di saper fare un prodotto di elevata qualità. La trasformazione del grano in semola, sia quella della semola in pasta vengono, in realtà, effettuate sul nostro territorio. In Agnesi l’esperienza si lega alla continua ricerca di innovazione e miglioramento con l’unico scopo di garantire la qualità e la sicurezza della pasta.

 

fusilli-pasta-agnesiL’attività ha inizio con la selezione di quei grani che presentano le migliori caratteristiche per essere trasformati in semola e quindi in pasta, al fine di garantire una costanza qualitativa della materia prima e di conseguenza del prodotto finito.  Questo consente, unitamente al processo produttivo, di ottenere il meglio sia in termini nutrizionali che di gusto. E’ soprattutto per questo che l’indicazione dell’origine del grano sulle confezioni, se effettuata in modo sistematico, porrebbe problemi applicativi piuttosto complessi con un sensibile aggravio di costi per i necessari e continui adeguamenti di etichettatura. La continua diversificazione degli approvvigionamenti delle materie prime, dettata dalla nostra volontà di ricercare le migliori caratteristiche qualitative, soprattutto nelle fasi di transizione tra una campagna granaria ed un’altra, rende, di fatto, problematico fornire, continuativamente, un’informazione accurata sull’origine della materia prima, di volta in volta presente nel prodotto finito.

 

pasta agnesi  Nonostante le citate difficoltà, oramai da tempo, il comparto, insieme alla nostra associazione di categoria, si sta interrogando circa le modalità più opportune con cui evidenziare che la pasta italiana è ottenuta con le miscele dei migliori grani del mondo, frutto di una accurata selezione qualitativa. E’ necessario tuttavia procedere tenendo conto della armonizzazione a livello comunitario dell’etichettatura dei prodotti alimentari e nel rispetto delle sue norme che, come noto, sono direttamente applicabili in tutti gli Stati membri. In tal senso, siamo in attesa che si delineino le citate misure applicative al regolamento UE 1169/2011 sull’origine volontaria ed obbligatoria dei prodotti alimentari, che chiariranno come effettuare tale indicazione nel rispetto della trasparenza verso il consumatore e stabilendo regole del gioco valide per tutti.

Angelo Colussi

Perugia, 19 febbraio  2014

 

 

 

  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

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3 Commenti

  1. Siamo in attesa che si delineino le citate misure applicative al regolamento UE 1169/2011 sull’origine volontaria ed obbligatoria dei prodotti alimentari, che chiariranno come effettuare tale indicazione nel rispetto della trasparenza verso il consumatore e stabilendo regole del gioco valide per tutti.

    Il rispetto verso il consumatore non è una questione di regolamento UE. Di solito i regolamenti UE intervengono quando gli Stati membri e le Aziende latitano.
    Le Aziende rispettose dei consumatori attuano politiche di informazione e comunicazione basate sulla trasparenza. Il consumatore vorrebbe conoscere l’origine di ciò che porta a tavola. Tutto quà. Perchè le aziende che producono pasta si stanno creando tutti questi problemi? È difficile scrivere le percentuali di grano estero e nazionale sulle etichette? La tracciabilità dei lotti di produzione non dovrebbe essere d’aiuto in questo?

  2. Corrado, i regolamenti UE nell’alimentare possono anche intervenire quando le aziende latitano, ma intervengono soprattutto quando le regole siano condivisibili fra tutti gli attori, ed essi siano praticamente pronti ed in grado di condividerle, e, non secondariamente, non siano in contrasto con i principi fondamentali comunitari(salubrità, doveri di autocontrollo preventivo, libera circolazione delle merci, libera concorrenza, mancanza di istanze protezionistiche….) : il percorso è spesso identificabile nei “considerando”.
    Sei sicuro che il consumatore comunitario sia così spasmodicamente desideroso di conoscere l’origine di ogni frazione ed ingrediente dei prodotti che acquista al pari dell’esigenza di qualità nelle sue accezioni (sicurezza, controllo, fiducia, gradevolezza , utilità,..)? o che non sia invece “disinformato” e manipolato e quindi “male formato” da informazioni distorte a fini di interessi protezionistici ed autarchici, dichiarati o insinuati (come “italiano di qualità” ?). E poi, dato che si intuisce tu non abbia vissuto una realtà produttiva industriale con caratteristiche ben diverse da quella locali di nicchia, lo sai, o non vuoi sapere, nonostante tanti interventi esplicativi su questo argomento che è praticamente impossibile impostare un’etichettatura come quella che tu proponi ad un’azienda pastaria di certe dimensioni. Sei sicuro che ciò corrisponderebbe ad una vera esigenza di scelta di TUTTI i consumatori?, o invece un’esigenza presunta (solo etica, non scientifica) di un numero relativamente ristretto di persone ideologizzate che farebbero prima a consumare solo quella pasta di nicchia che può sempre dichiarare l’uso di grano nazionale? In fondo la CE ha istituito le IGP per soddisfare queste istanze, suvvia!

  3. Io credo che la trasparenza debba essere “applicata” sempre ed in ogni comparto, aldilà delle “ideologie e delle appartenenze”.
    Questo anche in considerazione del fatto che gli interessi in gioco sono diversi, tra chi vende, chi compra, chi commercializza, chi pubblicizza, chi tutela , etc , etc

    Probabilmente esiste una “conciliazione che sta nel mezzo” ovvero nel tutelare gli interessi di tutti. Il voler assolutamente EVITARE di indicare sulle confezioni quantomeno che si tratta di materie prime non italiale (e parliamo di quella principale) , pur avendo chiarito più volte che l’origine non necessariamente indica qualità, indica a sua volta , una precisa volontà di mancanza di trasparenza.
    Quindi “quella parte di consumatori” liberi di andare ad acquistare prodotti di nicchia farebbero bene a continuare a farlo e magari a confrontarsi con altri consumatori in merito a questi argomenti e , a tale proposito, “chiedendosi tra loro …ma come mai” ?