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Proteine, palestre e personal trainer, attenzione ai finti “nutrizionisti”

La nutrizione è oramai una giungla in cui tutti si cimentano. Nell’ambito di fitness e palestre da molti anni vi sono istruttori o personal trainer (1) che offrono ai clienti “consulenze nutrizionali” di tutti i tipi, pubblicizzate oggi alla luce del sole nei loro siti internet. La fantasia non manca! È difficile per il cittadino capire se ha di fronte un vero nutrizionista o una delle tante nuove figure di “consulenti nutrizionali”, “nutraceutical o nutritional sport consultant” i cui titoli sono rilasciati da scuole private di naturopatia o corsi della durata di un paio di giorni.

Milioni di giovani italiani frequentano palestre con l’obiettivo di aumentare la loro massa muscolare. All’interno di questi centri si incontrano personaggi, di diversa preparazione e estrazione culturale, che seguono l’allenamento dei clienti. La maggior parte dei titolari di palestre e personal trainer si limita a fare il proprio lavoro, ma talora fornisce delle indicazioni dietetiche, consiglia integratori e addirittura farmaci per aumentare la massa muscolare. Vediamo attraverso due storie realmente accadute, cosa non dovrebbe mai capitare.

integratori sportivo muscoli
Alcuni personal trainer, senza alcun titolo, prescrivono diete, integratori e talvolta persino farmaci ai clienti

Il primo caso ce lo racconta direttamente Andrea: “Sono un ragazzo di 31 anni. Circa dieci anni fa, cominciai a frequentare una palestra nelle vicinanze di casa … con l’obiettivo di sviluppare la massa muscolare. Trascorso un anno in cui mi sono concentrato nella pesistica con scarsi risultati, decido di affidarmi ad un “personal trainer specializzato in alimentazione” (senza alcun titolo di studio universitario), il quale mi affida diete di 3.344 kcal e degli stili alimentari iperproteici (carne, affettati, albumi e proteine in polvere). In queste diete il quantitativo di carne giornaliero era spropositato, in quanto ingerivo all’incirca 700 grammi tra carne e affettato. Le diete e gli allenamenti erano diversi da mese a mese in base all’obiettivo prefissato”.

Ecco come si presentano le tabelle dietetiche “prescritte” dal preparatore atletico ad Andrea (al momento della “prescrizione” 21 anni, 75 kg, altezza 179 cm).

Tabella dietetica 1: 347 grammi di proteine al giorno pari a 4,62 g/kg/giorno.

Tabella dietetica 2: 308 grammi di proteine pari a 4,1 g/kg/giorno

Tutto questo è durato cinque anni fino a quando non mi accorgo durante una doccia di avere un nodulo sotto l’orecchio destro. Accertamenti medici approfonditi non portano a nessuna diagnosi. Viene interpretato come un linfonodo infiammato ma la cosa mi preoccupa perché persiste nel tempo.

Cerco di informarmi in ogni modo e mi imbatto in un articolo in cui un famoso medico con numerosi riconoscimenti in ambito oncologico sosteneva che le proteine animali creassero uno stato infiammatorio che nel lungo termine potrebbe sfociare in un possibile linfoma. Quindi decido di seguire le sue indicazioni nutrizionali e passo a una dieta prevalentemente vegetariana ricca di legumi, cerali integrali, frutta, verdura e semi oleaginosi. Ho continuato a mangiare uova e pesce. Con il tempo perdo peso e passo da 80 a 66 kg (BMI 20,6) scompare il nodulo infiammato ma compare una leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi fino a 2,69; i valori normali sono 4,00-10,00) e una carenza di vitamina B12 (159 pg/ml)”.

La seconda storia ce la racconta Marco che oggi ha 44 anni. Quando era ventenne fece largo uso di supplementi proteici (ne comperava a sacchi di 5 kg) e steroidi anabolizzanti consigliatigli dall’istruttore della palestra che frequentava. Marco a quel tempo, nonostante la giovane età, ebbe la buona idea di fare un check up rivolgendosi al suo medico di famiglia. Le transaminasi (enzimi del fegato) erano così alte che l’ospedale chiamò direttamente il medico curante per allertarlo, perché poteva trattarsi di una epatite virale acuta. In realtà tutto era dovuto agli anabolizzanti che stava assumendo.

Le diete prescritte da alcuni personal trainer spesso comprendono anche l’assunzione di integratori di proteine

Marco, ritenendo che il primo personal trainer non fosse competente, si rivolse ad una seconda palestra il cui istruttore U. A. si stava preparando per partecipare a una manifestazione di culturismo che gli prescrisse a sua volta un nuovo piano con uso di anabolizzanti. Dopo poco U. A. venne ricoverato per un grave scompenso cardiaco. Morì in pochi giorni nella vana attesa di un trapianto di cuore. Questo video spiega bene come funziona(va) il mondo del doping per alcuni culturisti. Dopo la morte del secondo preparatore atletico Marco capì che forse non era il caso di assumere sostanze dopanti, ma ci vollero più di sei mesi perché il suo fegato si disintossicasse e le transaminasi rientrassero nella norma.

L’ossessione per le proteine (accanto alla fobia per i carboidrati) è molto radicata nella nostra società: si ritiene che una loro abbondanza nella dieta aiuti a perdere peso, ad incrementare la massa muscolare e a preservare la salute. Questa convinzione riguarda più o meno tutti (donne e uomini di ogni età) ma sono soprattutto i giovani maschi desiderosi di incrementare la loro massa muscolare che ne fanno un grande uso. In realtà il fabbisogno di proteine nella popolazione generale è di 0,8 g/kg di peso corporeo al giorno. Per mantenere la massa muscolare in sportivi l’American College of Sport Medicine suggerisce un apporto proteico tra l’1,2 e 1,7 g/kg/giorno. Si stima che per la maggior parte degli atleti che desiderino aumentare la loro massa muscolare, un consumo di proteine tra l’ 1,4 e 2 g/kg/giorno sia più che sufficiente. Studi accurati indicano che ad ogni pasto la sintesi di nuovo muscolo scheletrico in un giovane raggiunge un plateau quando si assumono 20 grammi di proteine ad alto valore biologico (0,25 g/kg). Quindi consumarne di più non serve. Molto può essere fatto lavorando sul tempo di assunzione delle proteine e bilanciando tutta l’alimentazione, se ad esempio non si assume abbastanza energia le proteine vengono utilizzate come fonte energetica e non plastica.

carne macellazione
Nella nostra società l’ossessione per le proteine e la fobia per i carboidrati sono molto radicate

Ulteriori incrementi della quota proteica potrebbero essere indicati temporaneamente in situazioni molto particolari (ad esempio durante cali ponderali per preservare la massa magra). Ma la cosa andrebbe discussa con una persona competente evitando il fai da te. Seguire come Andrea, per anni, una dieta con una quota proteica di 4-4,6 g/kg non è né utile né salutare. Ad esempio fegato e reni sono sovraccaricati per eliminare l’eccesso di azoto proteico.(2)

Le indicazioni del Wcrf (World cancer research fund) per prevenire alcuni tumori, consigliano di limitare l’uso di carni rosse, eliminare o limitare al massimo le carni conservate, di aumentare gli alimenti di origine vegetale… Studi preliminari in ambito di longevità indicano che la restrizione proteica negli esseri umani si associa ad una riduzione della mortalità tra i 50 e i 65 anni, e ad una riduzione di ben quattro volte del cancro e del diabete. È interessante notare che in studi su animali alimentati ad libitum (dieta libera), la semplice restrizione proteica sia in grado di aumentare la longevità. In particolare, la sola restrizione di un amminoacido, la metionina, che è presente in alimenti proteici per lo più di origine animale, è stata in grado di prolungare la vita del 30% in topi e ratti. Nello studio EPIC si è visto che le persone con più alto apporto dietetico di proteine hanno un rischio aumentato di crescere di peso e di diventare obesi. Troppe proteine, specie di origine animale, non sono salutari. 

sport proteine
L’assunzione di proteine oltre una certa quota non ha benefici in termini di accrescimento della massa muscolare e può avere ripercussioni sulla salute

Concludendo, quali insegnamenti possiamo trarre da queste due storie?

  • Dietro ad ogni personal trainer c’è una sorpresa. Anzitutto è bene capire quali reali competenze abbiano le figure nel mondo del fitness che incontriamo: con un corso di un fine settimana qualsiasi persona può definirsi personal trainer anche senza aver approfondito ulteriormente i propri studi in materia. La cosa più sicura per avere garanzia del percorso di formazione è affidarsi ad un chinesiologo (il nuovo termine istituito dallo Stato per definire il professionista con laurea in Scienze motorie o con diploma Isef).
  • È prudente chiedere indicazioni su alimentazione e/o uso di eventuali integratori a figure sicuramente competenti. A volte ci sono personal trainer che sono anche dietisti o biologi, nel qual caso vi possono essere anche competenze di carattere nutrizionale.
  • Evitare il fai da te: prima di optare per una dieta di tipo vegetariano è opportuno controllare i livelli ematici della vitamina B12, e avere informazioni corrette da un esperto.
  • Non è necessario esagerare con le proteine, è l’allenamento il maggior determinante dell’incremento della massa muscolare. Troppe proteine nella dieta, specie quelle animali, sono associate a maggior mortalità e morbilità. Infatti, i migliori modelli alimentari al mondo associati a longevità e buona salute hanno un alto apporto di carboidrati e una bassa quantità di proteine: ad esempio la classica dieta degli abitanti delle isole di Okinawa (Giappone), una delle popolazioni più sane e longeve al mondo.

Note:

  1. La qualifica di personal trainer purtroppo per la legge italiana non è legata ad alcun albo professionale. Inoltre non ci sono delle leggi nazionali che regolamentano chi può definirsi tale, ma solo norme regionali che di fatto limitano questo ruolo a laureati, diplomati Isef o persone con brevetto Coni (ottenibile con un corso di un fine settimana). Nel caso di questi ultimi, essendo terra di nessuno spesso ci si trova di fronte a soggetti che scaricano da internet qualche scheda “preconfezionata” e la somministrano senza adattamenti ai loro clienti. Un vero esperto invece, ad esempio un chinesiologo, personalizza le schede di esercizio adattandole alle caratteristiche e alle esigenze del soggetto che ha di fronte.
  2. A livello mondiale il fatturato di supplementi proteici è di 19 miliardi di dollari con un trend in continua ascesa. Esiste inoltre in Italia un gruppo di “personal trainer” che seguono teorie dietetiche non in linea con la letteratura scientifica “evidence based” (diete low carb di tipo Paleo) che abbiamo già affrontato in diversi articoli sul Fatto Alimentare. Considerato inoltre che molte palestre possono lucrare dalla vendita di integratori, e che alcuni preparatori atletici usano un approccio (più empirico che basato su fatti scientifici) dato dall’esperienza e credenze personali, è facile che tutto porti ad un eccesso del consumo di proteine. 

Antonio Pratesi e Abril Gonzales Campos 

Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com

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  Antonio Pratesi

Antonio Pratesi
medico nutrizionista

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15 Commenti

  1. Avatar

    Ciò che è scandaloso è questa mancanza di regolamentazione che nell’era social permette spudoratamente a qualunque “food coach” della Domenica di vendere “consigli nutrizionali” alla luce del sole come niente fosse.

    Youtube, Facebook, Instagram, è pieno di autoproclamati esperti e guru del cibo che elargiscono strategie alimentari sotto compenso. Impunemente.

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      Nella gravità dei due casi messi in evidenza dagli autori posso rilevare anche una nota faziosa che mette in cattiva luce categorie di professionisti che operano con serietà e coscienza. Nelle scuole di naturopatia (che sono tutte private perché ancora oggi la professione di naturopata non è riconosciuta per motivi di ignoranza) la nutrizione ha un capitolo molto ampio che si interseca con le varie discipline e materie tutte volte principalmente al benessere fisico e psicofisico. Ogni naturopata formato con serietà e coscienza studia per molti anni, si aggiorna costantemente e sa che la formulazione di una dieta (intesa come calendarizzazione e dosaggio precisi) è di ambito medico e che non gli compete. Ad un naturopata serio non verrebbe mai in mente di consigliare una dieta per aumentare la massa muscolare come nei due esempi riportati. Diverso è adattare uno stile di vita che comprende anche l’alimentazione per migliorare lo stato di salute inteso sempre come benessere fisico e psicofisico. La figura del naturopata è importante e trova la migliore collocazione in affiancamento ad una figura medica con la quale integra e completa le reciproche competenze. Quindi chiedo cortesemente di smetterla di infangare una intera categoria per dei comportamenti discutibili di alcuni soggetti.

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      @Luciana
      “Nelle scuole di naturopatia (che sono tutte private perché ancora oggi la professione di naturopata non è riconosciuta per motivi di ignoranza)”
      No, la naturopatia non è riconosciuta come disciplina “per ignoranza” ma perché non ha alcun fondamento scientifico, è una sorta di pseudomedicina che si basa su principi inapplicabili con metodo non soggettivo e quindi non controllabile e non ripetibile negli effetti.

      “Ad un naturopata serio non verrebbe mai in mente di consigliare una dieta per aumentare la massa muscolare come nei due esempi riportati”
      I due esempi riguardano degli allenatori di palestra che si sono autonominati “nutrizionisti” (legalmente, visto che è come autonominarsi “suvisti” e proclamarsi esperti in SUV, sono titoli che non esistono) per invogliare i clienti a frequentare i loro corsi. E magari vendergli direttamente i bibitoni proteici.

      Nell’articolo, in ogni caso, non si parla di “naturopati” ma di “scuole di naturopatia che rilasciano diplomi” che sono pura carta straccia, visto che non sono riconosciute dallo Stato (italiano o estero, e no, neppure dall’OMS), se mi gira posso aprirne una io domani e iniziare a insegnare la dieta che mi sono sognato nella notte, senza che nessuno possa muovere obiezioni.

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    Un articolo molto interessante! È preoccupante come risulti altissimo il livello di rischio che corrono le persone che non vengono seguite da professionisti qualificati, e che allo stesso tempo tutto ciò passi inosservato alla stragrande maggioranza della popolazione.

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    Nutrizionisti e chinesiologi dovrebbero unificare il proprio percorso di studi e dar vita ad un’unica professione sanitaria riconosciuta, formata ed abilitata ad esercitare nell’ambito della prevenzione e della rieducazione alimentare e motoria.

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    Adriano borelli

    Un articolo ,parzialmente veritiero.
    Ci sono purtoppo eccessi che derivano sicuramente da una cultura approssimativa in campo nutrizionale, DA COMBATTERE!
    Le richiesta di risultati performanti inducono ,molti sportivi ad utilizzare un assioma che dice DI PIU E’ MEGLIO!!
    Errori nutrizionali diffusissimi in tutti gli sport!!solo in rarissimi casi ,questi eccessi portano a problematiche sanitarie, anche se suggeriti da NUTRIZIONISTI IMPROVVISATI!.
    Viceversa ,I POSSESSORI ,in esclusiva, DELLA CORETTA ALIMENTAZIONE, Medici ,Dietologi, Nutrizionisti ecc.ecc. assieme a centinaia di volumi scritti sul tema ,migliaia di articoli su riviste e giornali, innumerevoli trasmissioni radiofoniche e televisive ,infinite proposte di diete “perfette” ,hanno portato ad una diffusione del SOVRAPPESO E OBESITA ,A LIVELLI PANDEMICI.
    Forse gli istruttori di palestra peccano di eccesso ,rimediabile facilmente ,MA TUTTI GLI ALTRI DISPENSATORI DI ALIMENTAZIONE PERFETTA DOVREBBERO RIVEDERE I PIANI FINALIZZATI ALLA RIDUZIONE DEL PESO,MA PIU ATTENTI AL MIGLIORAMENTO DELLA EFFICIENZA FISICA DEi LORO CLIENTE,(sono quasi tutti sani ,e senza patologie ,se non in casi rarissimi)

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      A parte che scrivere in maiuscolo equivale ad urlare,quindi non è educato, dare la colpa dell’obesità ai medici mi pare proprio una cavolata. L’articolo critica, giustamente, chi senza competenze elargisce diete personalizzate in questo caso eccedendo sulle proteine, delle quali un surplus è dannoso,come tutte le cose in genere. E di questi sedicenti esperti sono piene le palestre,come i social,dove disperati vorrebbero con box di pillole da 500 euro perdere kg su kg in un mese senza alcuno sforzo e senza mettere mano alla loro pessima alimentazione.

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      “Forse gli istruttori di palestra peccano di eccesso ,rimediabile facilmente ”
      No, i danni fisici che questi sconsiderati incompetenti possono provocare non sono affatto facilmente rimediabili, le assurde diete iperproteiche che propongono creano seri danni a reni e fegato e il fatto che i loro clienti siano giovani e sani al massimo maschera i danni, che quindi non possono che peggiorare se non tornano velocemente a un’alimentazione equilibrata.

      Se c’è una cosa complicata è il corpo umano, e conoscerne bene i muscoli non autorizza nessuno a credersi competente in tutto il resto al punto di contraddire chi invece ha anni di studio e di esperienza nella professione medica, è come se il tappezziere che fa i sedili all’Alitalia pretendesse di essere in grado di pilotare un 747.

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    Potrebbe essere una strada, sicuramente porterebbe a dei risultati ma il rischio è che, essendo già tutti e due i percorsi di studi densi e specifici, unificandoli poi non si vada a coltivare nel modo appropriato nessuna delle due aree tematiche. L’alternativa potrebbe essere creare un sistema ufficiale e regolamentato in cui si verifica una costante collaborazione di queste figure , sia nel mondo sanitario che in quello sportivo .

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      Vero, Ma se esiste la professione medica, ben più ampia di conoscenze e competenze, credo che si possa fare. Tra l’altro molti cfu sono assolutamente condivisi nel percorso di studi attuale. Poi il tuttologo non esiste; come anche per i medici, percorsi di specializzazione postlauream sarebbero necessari.

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    claudio panzironi

    Non a caso esiste uno specifico corso di laurea magistrale che dovrebbe fornire le necessarie competenze anche a coloro che sono in possesso di un titolo di studio universitario (Medicina, Biologia, Farmacia, Scienze Motorie) che dal punto di vista strettamente nutrizionale non fornisce i necessari approfondimenti sulle numerose problematiche. Oltre alle competenze nel corso vengono anche indicati i vari ambiti in cui il nutrizionista può muoversi e quali sono i limiti di competenza che non deve assolutamente valicare. Solo i possessori di tale titolo di studio e regolarmente iscritti all’albo si possono fregiare del titolo di biologi nutrizionisti.

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    Il fatto è che il titolo di “nutrizionista” non ha alcun valore legale, per cui qualunque individuo, anche totalmente inesperto in materia, può dichiarare di essere un nutrizionista, può tranquillamente affermarlo e metterlo sul biglietto da visita e sul sito e sul blog anche un ragioniere che ha aperto una pizzeria o un sarto che ha messo su la bancarella di frutta.

    Mi pare che il minimo che si dovrebbe fare prima di buttarsi a corpo morto in diete di qualunque tipo, specialmente se sono “miracolose” e hanno nomi fintoscientifici (dukan, del gruppo sanguigno, chetogenica, paleo, molecolare, herbalife, waist training, del ghiaccio, enerzona, atkins…), su proposta di un “nutrizionista”, sarebbe di accertarsi quali qualifiche abbia quel “nutrizionista”, oltre al certificato di battesimo.

    Se qualcuno autodefinendosi “costruttore in laterizio” (titolo legalmente inesistente quanto “nutrizionista”) mi consigliasse di sopraelevare tranquillamente di tre piani un casotto di campagna in mattoni mi premurerei di sapere almeno se oltre a quel “titolo” ha anche un qualche TITOLO DI STUDIO LEGALE (geometra, ingegnere, architetto…) a supporto del suo consiglio, non metterei ciecamente mano a malta e cazzuola perché “me l’ha detto un esperto”.

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      Condivido al 100%.
      Basterebbe, prima di intraprendere una dieta personalizzata, di chiedere se chi l’ha proposta ha i titoli per farlo. E quindi in caso di dubbio rigettarla! !!

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    Rispondo ad Alessio che ha confermato la sua ignoranza nell’accezione di non conoscenza della naturopatia, purtroppo per lei riconosciuta in paesi europei come Germania e Svizzera. Il cenno alle scuole di naturopatia è proprio nel primo paragrafo dell’articolo ed è alquanto denigratorio perché generalizzato a tutta una categoria di professionisti. Lei afferma che sia “una sorta di pseudomedicina che si basa su principi inapplicabili con metodo non soggettivo e quindi non controllabile e non ripetibile negli effetti”. Il non considerare tutti gli esseri umani come creati con lo stampino, con le medesime caratteristiche e le medesime esigenze non è un difetto bensì una qualità. Non è ripetibile su tutti gli individui? Ovviamente, un giovane alto un metro e ottanta con 70 kg di peso, che magari pratica sport, non eccede in alcun modo con il cibo e le medicine e non fuma, e ha un metabolismo che funziona correttamente non può avere certo le stesse risposte di una persona con diversa corporatura e che non ha queste qualità di stile di vita. Così come non si può pretendere che un’automobile si comporti come un treno o un aereo così si deve tener conto delle differenze tra i diversi individui. E’ un tesoro della conoscenza che è andato perduto con la parcellizzazione delle branche della medicina (pregevole per certi versi ma lacunosa per altri) perdendo di vista l’uomo nella sua interezza. La bravura del naturopata e la sua serietà affondano le radici in questo tesoro e ci vogliono molti anni di studio, docenti competenti per la formazione e l’approfondimento, e un continuo aggiornamento che tiene conto di tutte le nuove ricerche della scienza e della medicina. Ridurre tutto ciò a chi mette in piedi una scuola per diffondere una nuova dieta è alquanto superficiale. Le scuole di cui parla sopra tanto rapidamente aprono ma molto prima chiudono e non insegnano naturopatia ma mode passeggere. Si informi meglio, potrebbe anche scoprire di trovare un valido aiuto in un naturopata serio e ben preparato e che certamente non le propinerà nessuna dieta. Buona vita!