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Osservatorio Immagino: nel carrello trionfa la spesa italiana. Tutte le diciture sulle etichette

verdura carrello spesa online computerLa nuova edizione dell’Osservatorio Immagino ha elaborato i dati di vendita e le informazioni presenti sulle etichette di oltre 115 mila prodotti di largo consumo, alimentari e non, venduti in supermercati e ipermercati italiani. Su questo enorme gruppo di prodotti l’Osservatorio ha organizzato un mega carrello della spesa suddiviso in 10 panieri che rappresentano altrettanti fenomeni e tendenze di consumo. Tra questi c’è “l’italianità”, ovvero la presenza di un’indicazione che richiama alla regione o all’origine italiana, seguito dall’assenza di un ingrediente (per esempio senza lattosio o senza glutine) o dalla sua presenza (con fermenti lattici), oppure dall’indicazione per una categoria di consumatori (ad esempio “per vegetariani”), oppure classificati in base a una caratteristica merceologica (biologico).

Sono oltre 21 mila i prodotti alimentari venduti in supermercati e ipermercati che evidenziano in etichetta la loro “italianità”. Lo fanno in vario modo, inserendo diciture, dichiarazioni o immagini relativi al nostro paese. Per la classificazione sono state analizzate le caratteristiche rilevate sulle etichette e sul packaging del settore food, selezionando quelli che riportano claim del tipo “made in Italy”, “product in Italy”, “solo ingredienti italiani”, “100% italiano” o le indicazioni geografiche europee (come Igp, Doc, Dop e Docg), oppure la “bandiera italiana” o il nome della regione di riferimento.

Carrello supermercato Caroline's Cart

Tra le immagini più utilizzate c’è senz’altro la bandiera italiana, che campeggia sul 14,9% dei prodotti venduti in super e ipermercati. A giugno 2020 questo paniere ha registrato vendite in aumento del +5,3% rispetto al giugno 2019. La ragione è da ricercare anche della maggior presenza del tricolore su un ampio numero di categorie, di cui gli italiani hanno aumentato gli acquisti durante il lockdown, come uova, surgelati vegetali, olio extravergine di oliva, sughi pronti, latte Uht, avicunicoli di quarta lavorazione, birre e affettati. In calo, invece, sono risultati le verdure di quarta gamma e il latte fresco. Nei 12 mesi rilevati è proseguita la crescita delle vendite dei prodotti accomunati dal claim “100% italiano”, che hanno una quota numerica del 7,0%; in particolare in mozzarelle, latte Uht, olio extravergine di oliva, affettati, uova, passate di pomodoro, surgelati vegetali. In lieve flessione, invece, il claim “prodotto in Italia”.

Un altro aspetto ricercato dai consumatori come emblema della tipicità agroalimentare italiana è costituito dalle indicazioni geografiche europee, di cui il nostro Paese detiene la leadership in ambito Ue. Si tratta di un settore che continua a guadagnare spazio nella spesa alimentare delle famiglie. L’Osservatorio Immagino rileva che Doc (Denominazione di origine controllata) e Dop (Denominazione di origine protetta), Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) e Igp (indicazione geografica protetta) sono sigle sempre più presenti sulle confezioni dei prodotti e in crescente aumento. L’indicazione geografica europea più rilevante in termini di vendite è la Dop, arrivata a contribuire per l’1,7% alle vendite di supermercati e ipermercati. Anche nell’anno finito a giugno 2020 il paniere dei prodotti Dop si è confermato tra i più performanti, beneficiando di un incremento del +12,3% delle vendite. Il merito sta soprattutto nel formaggio Grana che ha dato un importante impulso a questa crescita, seguito dai formaggi da tavola e dagli affettati.

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Igp, Doc, Dop e Docg continuano a guadagnare spazio nella spesa alimentare delle famiglie

L’Osservatorio Immagino segnala la continua crescita dei prodotti “senza”, ossia caratterizzati dall’assenza di un ingrediente, di un additivo o di un nutriente, dal sale ai coloranti. La lista comprende ad esempio “pochi zuccheri”, “poche calorie”, “senza zucchero”, “senza olio di palma”, “senza grassi idrogenati”, “senza sale”, “senza aspartame”, ”senza conservanti”, ”senza Ogm”. Secondo l’Osservatorio su 17 diciture del segmento “senza” 12 hanno rilevato performance positive di vendita.

A guidare la crescita del segmento dei “senza” registrata nell’ultimo anno sono stati principalmente alcune diciture come: “senza antibiotici”, “ridotto contenuto di zuccheri”, “senza additivi” e “senza glutammato”. L’indicazione “senza conservanti” è da sempre uno dei capisaldi del mondo del free from e resta tuttora la più importante. Nei 12 mesi analizzati è proseguita anche la crescita delle vendite dei prodotti che segnalano in etichetta la riduzione o l’eliminazione degli zuccheri. In parallelo altre diciture hanno registrato un trend negativo, in particolare quelle relative al ridotto contenuto di grassi saturi e grassi idrogenati, di sale e di calorie.

Nei 12 mesi analizzati è continuata anche la crescita delle vendite dei prodotti che segnalano in etichetta la riduzione o l’eliminazione degli zuccheri. Quello che è stato uno dei fenomeni più rilevanti del mondo del free from e continua a restare sulla cresta dell’onda. Sono stati, invece, gli affettati, seguiti da würstel, prodotti avicunicoli, preparati per brodo e passate di pomodoro ad aver trainato le vendite dei prodotti con il claim “senza additivi”. La scritta  più performante del paniere dei “senza…” in quest’edizione dell’Osservatorio Immagino è stata però “senza antibiotici”. Un altro segmento interessante è quello delle integrazioni ovvero dei prodotti che evidenziano la presenza di un ingrediente in più. Ritroviamo in questo aggregato prodotti come farine, cracker, pesce preparato panato surgelato, biscotti che evidenziano sull’etichetta con frasi del tipo: “ricco di fibre”, “con Omega 3”, “integrale”, “ricco di ferro”, “fonte di calcio”, “multicereale”, “con vitamine”.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Avatar

    Diventa sempre più difficile trovare un qualsiasi prodotto che non sia “senza” qualcosa, come se aver tolto qualcosa di perfettamente innocuo fosse una nota di merito, mentre se poi se si leggono le etichette si scopre che l’ingrediente presentato come rimosso non ha mai fatto parte di quel prodotto oppure è stato sostituito con qualcosa di assolutamente identico dal punto di vista nutrizionale, ad esempio, e senza andare negli eccessi surreali delle acque minerali “senza glutine” o “senza grassi”, il claim “senza saccarosio” lo si è visto sbandierare anche dove tra gli ingredienti c’erano in abbondanza altri zuccheri come il fruttosio…