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Più orti urbani per la sostenibilità e la resilienza delle città alle crisi. Il caso britannico

Friendly team harvesting fresh vegetables from the rooftop greenhouse garden and planning harvest season on a digital tabletIn Gran Bretagna, se tutti gli spazi verdi metropolitani teoricamente disponibili fossero dedicati alla coltivazione di frutta e verdura in orti urbani e piccole colture domestiche, si raggiungerebbe l’autosufficienza, con grande beneficio per l’ambiente e maggiore resilienza a crisi come quella innescata dal Covid o quella conseguente alla Brexit. Giunge a questa conclusione uno studio compiuto nell’ambito del progetto delle Università di Lancaster, Cranfield e Liverpool chiamato Rurban Revolution e incentrato proprio sugli orti urbani, che per la prima volta ha compiuto un’analisi complessiva su tutto il Paese e non su singole realtà, come avvenuto finora nella stragrande maggioranza delle ricerche di questo tipo.

Come riferito su Environmental Research Letters, i ricercatori hanno incluso nei calcoli tutti i possibili spazi verdi urbani coltivabili presenti in 26 grandi città e nel loro hinterland della Gran Bretagna (quindi Inghilterra, Scozia e Galles), in base ai dati contenuti nelle mappe catastali, comprendendo i giardini privati, gli spazi verdi nei parchi, i campi sportivi, le aiuole e altro. Hanno quindi dimostrato che, nel caso ogni centimetro quadrato venisse coltivato, la produzione interna di frutta e verdura sarebbe moltiplicata per otto. Si raggiungerebbe così un quantitativo che corrisponderebbe al 38% dell’insieme dei vegetali oggi importati e prodotti localmente. Se poi la coltivazione fosse incentrata solo su specie che crescono bene nelle condizioni climatiche britanniche, l’aumento sarebbe superiore al 400% rispetto a quanto non accada oggi. 

Se si coltivassero tutte le aree urbane verdi della Gran Bretagna, si raggiungerebbe il 38% del fabbisogno di frutta e verdura

Naturalmente si tratta di una stima irrealistica, perché non ci si aspetta che tutti coltivino ogni centimetro disponibile. Oltre a questo, ci sono molti spazi che in realtà non sono ottimali per fare crescere vegetali da mangiare. Tuttavia essa dimostra che anche solo aumentando un po’ la produzione degli orti urbani si potrebbero fare grandi passi in avanti. Oggi, infatti, solo l’1% delle aree verdi delle zone metropolitane del Paese è dedicato alla produzione di frutta e verdura e un terzo di tutto il cibo necessario ai cittadini britannici è importato. Secondo l’Oms ogni essere umano ha bisogno di 400 grammi al giorno di vegetali, cioè 146 kg all’anno: se tutta la Gran Bretagna coltivasse i propri spazi urbani, il Paese arriverebbe a 281 kg per ogni suddito di sua maestà.

Ma per incrementare queste coltivazioni (evitando quindi di convertire nuove aree ancora intatte, o di intensificare ulteriormente le produzioni su larga scala), servono interventi che secondo gli autori dovrebbero prevedere:

  • politiche e iniziative pubbliche che incentivino le persone a coltivare, per esempio con agevolazioni fiscali e sussidi per chi coltiva;
  • obbligo di includere spazi da coltivare nelle nuove costruzioni;
  • progetti educativi;
  • reti di supporto che offrono consigli e aiuto ai cittadini che intendono cimentarsi nell’agricoltura urbana;
  • campagne promozionali sui metodi coltivazione urbana.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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