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Cosa ne pensano gli onnivori di vegetariani e vegani? Secondo gli inglesi è una scelta etica e buona per l’ambiente

Che cosa pensano gli onnivori dei vegetariani? La domanda se la sono posta gli psicologi dell’Università di Bath, in Gran Bretagna, per capire che tipo di atteggiamento ci sia, nell’opinione pubblica prevalente, in merito al consumo di carni, soprattutto pensando all’impatto ambientale degli allevamenti e alle sofferenze degli animali, e a prescindere dalle scelte personali. E in effetti il risultato, pubblicato su Sustainability, è a due facce, perché se da una parte mostra come i vegetariani e i vegani non siano più considerati eccentrici o peggio, come accadeva fino a non molti anni fa, dall’altra fa vedere che la maggior parte delle persone ritiene la scelta vegetariana poco praticabile.

Per giungere alle loro conclusioni, nel settembre 2018, i ricercatori hanno selezionato un campione di mille persone dell’età media di 34 anni tramite la piattaforma internet Prolific, e hanno posto loro una serie di domande specifiche, dalle quali è emerso che il 73% degli intervistati ritiene che il vegetarianesimo e il veganesimo siano delle scelte eticamente positive, il 70% che siano positive per l’ambiente, il 50% che lo siano per la salute e il 60% che siano “accettabile”. D’altro canto, però, l’80% dei partecipanti pensa che non siano affatto facili da adottare, il 77% che siano costose (o, per meglio dire, non economiche), e più del 60% poco gradevoli dal punto di vista del gusto. In generale, poi, il vegetarianesimo raccoglie più consensi rispetto al veganesimo, anche se verso entrambi si registrano propensioni positive.

vegetariani
Il 73% degli intervistati ritiene che il vegetarianesimo sia una scelta eticamente positiva

Gli autori sottolineano che la situazione sta cambiando in fretta, come si vede da tutto ciò che stanno facendo supermercati, ristoranti, grandi catene di fast food e così via per aumentare la scelta di prodotti meat-free e rispondere così a una domande in rapidissima crescita, offrendo prodotti sempre più palatabili e alla portata di tutti, e che quindi i dati raccolti più di un anno fa oggi probabilmente sarebbero diversi.

Inoltre spiegano che li hanno pubblicati ora per cogliere l’occasione del Veganuary (https://us.veganuary.com ), il mese nel quale il movimento internazionale nato nel 2014 che si è dato questo nome invita tutti a provare, almeno per qualche giorno, una dieta priva di carne, con la speranza che almeno una parte di chi inizia non torni più alla dieta con carne. Finora nel mondo sarebbero già più di un milione i convertiti grazie a un tentativo fatto durante il Veganuary, aiutato anche dalle testimonianze di vegetariani famosi tra i quali Joaquin Foenix e Paul McCartney, testimonial dell’iniziativa.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

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    La libertà, quando non incide negativamente su altre persone, deve essere assoluta. In questo caso è da valutare ancora a fondo l’impatto ambientale di un allevamento rispetto al campo coltivato: un’estensione di chilometri di campi tutti seminati con la stessa pianta (vedi la pubblicità) non è assolutamente naturale, perché la natura le mescola, le piante, e non fa monocultura supportata da antiparassitari e diserbanti di vario tipo, e quindi anche questa scelta presenta qualche problema non proprio indifferente.
    Detto questo, ben venga la coesistenza tra onnivori, vegetariani e vegani (anche se per il veganesimo si dovrebbe discettare sul mancato apporto di determinate componenti alimentari, indispensabili). Quello che più infastidisce me ed altre persone di mia conoscenza, è il tentativo costante e assillante dei vegani che cercano di convincere gli “altri” che loro scelta sia giusta, che dovrebbe essere assunta da tutti, e così via. Già non riesco a liberarmi della visita alle otto del mattino della domenica di alcuni gruppi religiosi, devo anche difendermi dai missionari del veganesimo? Perché non mi lasciano in pace? Io non cerco di convincere i vegani a diventare onnivori, ma loro non cerchino di convincere me a fare la loro scelta, magari presentandosi con le scarpe di puro cuoio, come mi è capitato una volta.

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    Anche in Italia ho l’impressione che i toni si siano ammorbiditi negli ultimi anni. Nella ristorazione ci sono effettivamente più scelte e organizzazione, così come nei prodotti disponibili sul mercato. Vi assicuro che essere vegetariano negli anni ’90 era come essere un alieno. Con il tempo vegetarianesimo e veganesiamo verranno considerate differenti scelte alimentari, come tante altre e al di là di prese di posizione ideologiche.