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Olio extravergine: Carapelli, Bertolli e Sasso con un annuncio sui giornali promettono trasparenza e qualità. Ma forse chiedono scusa agli italiani?

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La società spagnola Deoleo possiede i tre marchi di olio extravergine di oliva Carapelli, Bertolli e Sasso

Per l’ olio extravergine il nostro primo impegno  è una promessa di qualità e trasparenza. È questo il succo del messaggio che Carapelli, Bertolli e Sasso affidano a una pagina pubblicitaria su la Repubblica e il Corriere della sera (vedi foto sotto). Stiamo parlando dei tre marchi accusati, quattro mesi, fa di vendere olio extravergine di oliva con difetti organolettici tali da dover essere declassato. La nostra sensazione è che Deoleo società spagnola proprietaria dei tre marchi con questo annuncio cerca di chiedere scusa agli italiani, promettendo per il futuro nuove modalità di selezione dell’olio, una minuziosa tracciabilità delle olive e una qualità migliore. Nel messaggio vengono evidenziate parole come qualità, sicurezza e trasparenza nella speranza di iniettare una nuova dose di fiducia ai consumatori.

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Questa è la pubblicità della società Deoleo che in modo soft chiede scusa agli italiani

L’impresa è ardua. Le accuse portate avanti dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello che hanno provocato lo scandalo nel mese di  novembre 2015, arrivano dopo un anno di test comparativi condotti da diverse riviste di consumatori in Germania, Francia, Svizzera e anche in Italia da Altroconsumo e dalla rivista Test il Salvagente che penalizzano l’olio Deoleo. Nelle prove Carapelli, Bertolli e Sasso hanno sempre meritato giudizi poco entusiasmanti se non addirittura negativi. I tre marchi negli ultimi anni hanno portato avanti una politica di prezzi stracciati e di qualità mediocre che ha provocato serie incrinature all’immagine e ha condizionato anche il prodotto.

Deoleo ha iniziato un’operazione di recupero per salvare i marchi dell’olio extravergine italiano. Speriamo che non sia solo un restyle di facciata. Carapelli, Bertolli e Sasso sono nomi molto familiari ai consumatori anche se di italiano hanno ormai ben poco. La proprietà dei marchi è diuna società spagnola e le bottiglie contengono prevalentemente olio spagnolo, greco e in misura ridotta anche italiano  Questo aspetto in linea di principio non è un limite se si seleziona olio di qualità e si rispettano le regole, ma purtroppo  negli ultimi tempi le cose sono andate diversamente. La vicenda dell’olio extravergine Carapelli, Bertolli e Sasso finita su tutte le pagine dei giornali e il giudizio negativo sulla qualità assegnato nei test arrecano un  grave danno d’immagine all’Italia e ai nostri prodotti alimentari.

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Le marche Carapelli, Bertolli e Sasso hanno ottenuto giudizi negativi nei test comparativi condotti nell’ultimo anno in Germania, Svizzera, Francia e Italia

Questo aspetto disturba non poco. Ora la società annuncia sui giornali l’intenzione di voltare pagina. Bene. Aspettiamo che alle parole seguano i fatti.  Un ultimo appunto va fatto. Deoleo ha inaugurato un nuovo sito che oltre a descrivere le caratteristiche dell’extravergine propone una revisione delle regole sulla prova organolettica. Questa posizione è inaccettabile, perché avanza dubbi inesistenti su una prova che ha un valore oggettivo riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori e ritenuta la più importante nella valutazione dell’olio. Per la cronaca si tratta della prova in base alla quale i tre marchi delle Deoleo sono stati penalizzati nei test  delle riviste dei consumatori e che ha determinato la vicenda del mese di novembre 12015. Vi terremo aggiornati.

 

 

 

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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7 Commenti

  1. Chiuso. Cancellati, mi hanno defraudato! Cliente maltrattato!

  2. Claudio Buttura

    L’ipocrisia delle multinazionali è davvero scandalosa ed inarrivabile: perché questi signori non si sono mai… preoccupati di fare le cose correttamente PRIMA, invece di correre ai ripari falsamente o forzatamente (e costosamente, anche se per loro non è una disgrazia) dopo ripetute e documentate accuse, non solo da parte della stampa?
    Mettiamoli a tacere con la Legge, per favore! Si faccia in modo che le sedi competenti arrivino ad accordi chiari ed indiscutibili fra di loro perché finisca, una volta per tutte, questo odioso e lucroso business sulla nostra pelle. Non sarebbe forse meglio se gli individui responsabili di questo incubo collettivo provassero con giuste e meritatissime punizioni come deve andare il mondo? Grazie
    Claudio B.

  3. Per me queste marche non sono più da prendere in considerazione.

  4. per essere molto più sicuri di quello che si acquista l’olio bisogna comprarlo direttamente al frantoio, praticamente da chi produce , e non da chi imbottiglia

  5. Un grosso grazie a chi fa le analisi e sorveglia queste ditte.
    Altrimenti noi consumatori saremmo in balìa di questi “produttori”…
    Ciao.

  6. Era lecito aspettarsi questo “abbassamento-livellamento della qualità” di questi prodotti?

    Se un prodotto-marchio viene acquistato da una azienda che adotta la “filosofia/standard di qualità di un paese” è lecito aspettarsi che questo prodotto venga allineato agli standard di qualità e produzione della “casa madre ? (verso l’alto o come in questo caso verso il basso….)

    Un timore che avevo già da tempo
    Ora spero che la stessa “fine” non tocchi anche al “famoso” marchio della pasta IGP (vedi gragnano & Co) che è stata acquistata qualche anno fa (notizia poco nota al pubblico). . . . che già da tempo sto iniziando a preferire meno durante gli acquisti