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Olio extra vergine: recensioni semiserie su assaggi e domande fatte da chi se ne intende in una fiera specializzata e pubblicate da Teatro Naturale

Ospitiamo sulle nostre pagine questo interessante contributo di Marco Antonucci, pubblicato su Teatro Naturale il 15 maggio. L’autore sperimenta la degustazione dell’olio di oliva direttamente alle fiere, da produttori o commercianti che si dimostrano in alcuni casi poco competenti o addirittura disonesti. Dalla raccolta di alcuni episodi, anche simpatici, è nata una sorta di recensione semiseria delle distorsioni del prezioso prodotto gastronomico italiano.

 

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Olio extra vergine di oliva: nelle fiere trionfa il prodotto nostrano, ma siamo sicuri che sia tutto buono ?

Non sempre i produttori e i loro extra vergini d’oliva, o presunti tali, sono all’altezza del mercato e delle sue aspettative. Spesso con amici e colleghi – per passione e per diletto – visito fiere, sagre e mercati dedicati ai prodotti gastronomici italiani (sempre più spesso definiti “eccellenze”), che un po’ in tutta Italia vengono organizzati, con lo scopo nobile e positivo di promuovere il lavoro silenzioso di molti piccoli produttori e immancabilmente incontro “espositori” che con il loro modo di fare – spesso dettato dalla tradizione, dall’incompetenza o dalla furbizia tutta italiana – mortificano questo patrimonio che tutto il mondo ci invidia.

 

Prima di esporre alcune esperienze che mi sono capitate nel tempo, vorrei fare alcune premesse: 1) ammiro lo sforzo degli organizzatori per incentivare l’attenzione sul prodotto italiano e più volte mi sono adoperato – dove e come ho potuto – alla riuscita di alcune di esse; 2) assaggio gli oli e i prodotti in genere con colleghi, affinché il giudizio non sia personale, ma frutto di un parere condiviso; 3) ho visitato “alcune” fiere e non “tutte” le fiere e quindi la mia esperienza è fondata su un campione ridotto e non significativo.

 

Olio extra vergine olive– Ci avviciniamo al banco e chiediamo se possiamo assaggiare l’olio: l’espositore lo versa sul pane. Noi chiediamo un bicchiere e lui ci dice: ah voi ve ne intendete, allora cambio la bottiglia.

– Ai primi di marzo assaggiamo un olio che ci sembra vecchio e chiediamo all’espositore se è di quest’anno: no, è della passata stagione, perché l’olio nuovo non è ancora pronto.

– Di fronte a un olio avvinato da far spavento tanto che non ce la sentiamo di metterlo in bocca il produttore ci chiede come mai non lo assaggiamo: in questi casi (proprio perché non siamo giudici) diciamo che non è il nostro olio e il produttore ci risponde, scherzando ma neanche troppo, che non capiamo nulla di olio perché il suo prodotto è talmente buono che è già tutto venduto.

– Davanti a un’etichetta sulla quale c’è scritto che l’acidità è inferiore allo 0,2%, chiediamo come mai non ci sono anche gli altri valori obbligatori per legge: il produttore ci dice che non serve fare le analisi perché l’acidità l’ha misurata lui in bocca.

– Assaggiamo un olio rancido. Veramente rancido. Diciamo che non è il nostro olio e il produttore inizia una serie di domande: è difettato? Che difetto ha? Vediamo se riconoscete il difetto…

– Assaggiamo un olio, un buon olio della mia regione che non avevo mai assaggiato prima e vedo esposto nello stand uno dei tanti riconoscimenti ottenuti dal produttore, tra cui l’inserimento in una guida. Controllo la guida e l’olio non c’è.

– Volete assaggiare il nostro olio? Certamente – rispondiamo – lo versi in un bicchiere. Prima di assaggiarlo il produttore dice: ecco però, sapete, siamo già ad aprile e i profumi sono svaniti.

– L’olio che produciamo, ci dice una gentile signora mentre ci fa assaggiare un extravergine border line, è biologico. Ma sull’etichetta non c’è scritto nulla. Chiedo il motivo e mi risponde che il loro è un prodotto biologico perché seguono il biologico anche se non lo fanno certificare perché sono spese inutili.

– Ad un produttore di una regione del centro Italia chiediamo come mai ha scelto di produrre tutta la sua linea seguendo i principi della biodinamica, che sono ben evidenziati in etichetta: non ci ha saputo dare una risposta.

– Un produttore ha chiamato il suo olio con il nome di un personaggio di una nota commedia: gli chiediamo il perché di questa scelta, che ci era piaciuta molto. Non lo sa: deve chiedere al suo collega che in quel momento non è lì.

– In una fiera all’aperto nel mese di aprile vediamo alcune bottiglie di plastica dell’acqua minerale riempite con olio, senza etichetta. Chiediamo al produttore il perché di questa scelta e otteniamo come risposta che è un prodotto nostrano, appena fatto, che proviene unicamente dalle olive della sua azienda.

– Come mai non è indicata la data di scadenza sulla scatola di questi sott’oli? Perché – risponde serio il produttore – sono in olio di oliva extravergine, il miglior conservante naturale (intendendo dire che l’extravergine ha la durata di un conservante artificiale ma è prodotto dalla natura).

Marco Antonucci,  Teatro Naturale

Foto: Thinkstockphotos.com

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