;
Home / Pianeta / Al bando l’olio di soia per i biocarburanti: troppo pesante l’impatto sull’ambiente. L’articolo di Valori

Al bando l’olio di soia per i biocarburanti: troppo pesante l’impatto sull’ambiente. L’articolo di Valori

semi di soia gialla con baccelliL’olio di soia potrebbe presto sostituire quello di palma per la produzione di biocarburanti, esacerbando la deforestazione in Sud America. Per questo l’Unione Europea dovrebbe metterlo al bando come ha fatto con il grasso tropicale. Ne parla Valori in un articolo firmato da Rosy Battaglia, che vi proponiamo.

soia semi GM
L’olio di soia potrebbe presto sostituire quello di palma nella filiera dei biocarburanti

Messo al bando l’olio di palma come biocombustibile entro il 2030, se non si interviene nuovamente sulla direttiva europea sulle energie rinnovabili, l’olio di soia potrebbe prenderne il posto. Con le stesse drammatiche conseguenze per l’ambiente, le foreste e le emissioni di CO2. Secondo la ricerca commissionata a Cerulogy dalla Ong Transport & Environment, la sete di gasolio di soia in Europa potrebbe aumentare da due a quattro volte entro il 2030. Causando la deforestazione in America Latina di un’area stimata tra i 2,4 e 4,2 milioni di ettari. Quanto la superficie di uno Stato europeo come la Slovenia o i Paesi Bassi. Con la possibile emissione in atmosfera di altri 38 milioni di tonnellate di CO2.

Solo nel 2019, l’Ue ha consumato circa 1,8 milioni di tonnellate di olio di soia in biodiesel, su un totale complessivo di 15 milioni di tonnellate di biocarburanti. Quantità che potrebbe raddoppiare quest’anno, secondo le stime della Ong. “Le importazioni di soia causeranno una deforestazione su scala epica se non cambiamo la legge europea sui carburanti verdi”, ha dichiarato Cristina Mestre, responsabile per l’area biofuels di Transport & Environment. “La soluzione c’è ed è molto semplice. La Commissione europea ha già deciso che il diesel di palma non sarà più considerato verde, ora dovrebbe fare lo stesso per il diesel derivato dalla soia”.

La riforma della direttiva Renewable Energy – Recast to 2030 ridefinisce la regolamentazione dei biocarburanti ad alto e basso rischio ILUC (Indirect land use change), che provocano cioè un cambiamento indiretto dell’uso del suolo ma ha finora escluso l’olio di soia. La Commissione, a oggi, ha deciso di eliminare gradualmente, tra il 2023 e il 2030, solo l’uso del diesel di palma.

“Un vuoto normativo che potrebbe dare vita a un nuovo mercato-rifugio per gli operatori petroliferi ed energetici che perdono il pelo ma non il vizio”, sottolinea a Valori Andrea Poggio. Legambiente sta infatti monitorando l’attività del Parlamento italiano proprio per eliminare i sussidi ai falsi biocarburanti. A differenza della Commissione europea, Italia, Francia, Danimarca e Germania stanno lavorando per abolire gli incentivi sia al biodiesel di palma e di soia, prima possibile.

La normativa europea sui biocarburanti richiede che le materie prime non siano coltivare in aree disboscate a partire dal 2008

I dati elaborati da Cerulogy dimostrano che l’espansione della coltivazione di soia nelle aree del globo in grado di trattenere anidride carbonica potrebbe essere superiore a quanto stimato. Ben il 10,5% rispetto all’8% stimato all’inizio del 2019. Percentuale superiore alla soglia minima del 10% stabilita dalla Commissione UE proprio per definire un “biocarburante ad alto rischio ILUC”. Se così fosse, ribadiscono da Transport & Environment, “l’Ue dovrebbe considerare già da ora la soia come materia prima ad alto rischio ILUC ed eliminare il suo uso al più tardi entro il 2030”.

La normativa europea richiede che le materie prime dei biocarburanti siano certificate come coltivate in aree che non sono state disboscate dal 2008. Tuttavia, l’espansione indiretta, quella che cioè che non prende direttamente il posto di aree boschive e foreste, non è stata presa in considerazione. “Se si considerano anche tutte queste concause, la maggior parte dei biocarburanti utilizzati in Europa ha emissioni di gas serra molto elevate. A volte anche superiori a quelle dei combustibili fossili”, affermano da Transport & Environment.

olio di soia versato da mestolo in ciotola di legno semi
In Brasile, il 60% dell’espansione delle coltivazioni di soia è concentrato nel Cerrado, la grande savana tropicale

Dati alla mano, a dispetto delle dichiarazioni politiche dei vari governi, la deforestazione in America Latina è ripresa a crescere dal 2014, anche nell’Amazzonia brasiliana. Inoltre, l’espansione dei pascoli che si somma alle coltivazioni agricole a soia si è anche diffusa altrove, in aree ugualmente pregiate, ma meno protette. Come nel Chaco, area geografica compresa tra l’Argentina, Bolivia, Brasile e Paraguay e la grande savana tropicale brasiliana del Cerrado. Area che era stata già sottoposta alla valutazione preliminare della Commissione Europea sulle materie prime ad alto rischio ILUC nel 2019.

Eppure proprio nel Cerrado si è concentrato il 60% dell’espansione della soia in Brasile, negli ultimi due anni. “La politica europea sui biocarburanti è un disastro completo e ha un disperato bisogno di un reset – ribadisce Cristina Mestre di Transport & Environment – bruciare le colture alimentari per alimentare i nostri veicoli è in realtà peggio che bruciare il diesel”.

Rosy Battaglia – Valori

© Riproduzione riservata

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

formaggi, mucche

Formaggi più sostenibili? Un obiettivo raggiungibile, a partire dalla stalla

Uno studio finanziato per oltre la metà dall’Unione europea ha permesso di calcolare in maniera …

Un commento

  1. Avatar

    Mi viene da ridere. Ogni volta che si cerca di sostituire i derivati del petrolio si fanno ancora più danni all’ambiente. Ho molti dubbi perfino sulle auto elettriche. Intanto come produrre tutta l’elettricità occorrente? Si ha un’idea di quanta ne servirebbe se tale auto ce l’avessimo tutti? Si ha un’idea di come smaltire milioni e milioni di batterie! Temo sarà un’altra follia.