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Olio di palma sostenibile: dagli Usa arriva la classifica degli impegni dell’industria alimentare. Bene per i cibi confezionati, molto scarso tra i fast food

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Per ogni settore vengono considerate dieci compagnie e valutati gli impegni assunti per un olio di palma sostenibile

La Union of Concerned Scientists, organizzazione scientifica statunitense per la difesa dell’ambiente, ha pubblicato il secondo rapporto annuale sulle politiche di approvvigionamento dell’olio di palma da parte di quaranta grandi aziende operanti nei settori del fast food, dei cibi confezionati, della cura della persona e della grande distribuzione, che nella prima edizione non era contemplata.

Per ogni settore vengono considerate dieci compagnie, alle quali viene assegnato un punteggio da zero a cento e uno tra i quattro colori. Il giudizio è assegnato in relazione agli impegni assunti pubblicamente verso un utilizzo di olio di palma che non sia frutto di deforestazione o di distruzione di torbiere, oltre alle politiche concrete di approvvigionamento adottate, compresa la trasparenza e la tracciabilità.

 

tabella fast food Olio di palma sostenibileTra le catene di fast food, la classifica vede in testa il Gruppo Dunkin’, proprietario dei marchi Baskin Robbins e Dunkin’ Donuts, a cui viene riconosciuto un forte impegno tale da passare dallo zero dello scorso anno a un punteggio di 70 (vedi immagine a destra). Impegno discreto, invece, per Subway, che mantiene il punteggio di 38. Impegni scarsi vengono riconosciuti a McDonald’s, che passa da 21,1 a 21,4, a Burger King e a Starbucks, che da zero passano a dieci. Nessun impegno e punteggio pari a zero per DQ, Domino’s, CKE Restaurants e Wendy’s.

A zero stava anche Yum!, a cui appartengono i marchi KFC, Pizza Hut e Taco Bell, che pochi giorni prima della diffusione del rapporto dell’Union of Concerned Scientists ha annunciato che dal 2017 eliminerà l’olio di palma per la cottura dei suoi cibi. Nel caso ci siano mercati che incontrino difficoltà a rispettare la scadenza, entro la fine del 2017 tutto l’olio di palma utilizzato dai tre marchi dovrà essere prodotto in modo responsabile e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che dei diritti umani, con preferenza per l’olio di palma certificato RSPO.

 

Nel settore dei cibi confezionati, ricevono voti alti Nestlé, Danone, Kellogg’s, Unilever, ConAgra Foods, Pepsico e General Mills, mentre Heinz e Mondelez sono sotto la sufficienza e Kraft è ultima con solo dieci punti.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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13 Commenti

  1. Ragazzi, una domanda – perche sempre solo une aziende strane e no Italiane ? Nutella lista di ingredienti:zucchero,OLIO DI PALMA , nocciole ( 13%)etc.. ?????

  2. Ma il punto NON è se le palme sono state coltivate con o senza deforestazione. Il punto è che l’olio di palma è ATEROGENO, mannaggia a chi non lo vuole capire.

    • E’ stato più volte scritto anche qui che la differenza tra il burro e l’olio di palma è minima come impatto nutrizionale…

  3. Bravo Tullio, era quello che pensavo io mentre leggevo l’articolo. Non tutti i consumatori sono al corrente dei danni che provoca alla salute,anzi, quando ne parlo vedo che in materia vige una quasi totale disinformazione. Ma ovviamente alle compagnie conviene usarlo dato il basso costo e questo si guardano bene dal farlo sapere!

  4. Ma alla fine è come per le sigarette. La persona ottusa che continua a fumare dicendo che suo nonno fumava 3 pacchetti ed è campato fino a 100 anni, è come la persona che sostiene che l’olio di palma non è peggio del burro. Bene, che se lo mangi lui allora, (ma di quello certificato !!!) e riempia le tasche alle multinazionali che si arricchiscono perchè molti purtroppo hanno poco cervello.

    • Trovo molto più ottuso l’atteggiamento di chi non si prende nemmeno la briga di leggere i confronti tra burro e olio di palma che si possono trovare su questo sito (tanto per non dover fare la fatica di cercare altrove) e sentenzia la SUA unica ed incontrovertibile verità…ma va beh, ci sono abituato!

  5. La persona che blatera sulla ottusità DEGLI ALTRI, deve essere un esperto in scienze dell’alimentazione!!!!! Ma forse è soltanto in MALA FEDE, avrà un qualche interesse personale da difendere. Senza contare che chi guarda in TV anche programmi istruttivi, e non solo gossip, avrà anche visto: (1) che l’olio di palma dovrebbe avere, dato il suo colore rosso, una elevata quantità di carotenoidi che purtroppo vengono distrutti durante il processo di estrazione. (2) che le aziende che si AUTOCERTIFICANO come sostenibili, e dove il controllore ed il controllato sono la stessa persona, NON consentono agli organi di informazione di andare a documentarsi nelle loro fabbriche. (3) L’indonesia, che è il maggior produttore mondiale di olio di palma, è anche al terzo posto come responsabile di inquinamento ed emissione di CO2, perchè quando si ardono le foreste per far posto alla palma, si arde anche la torba presente nel sottosuolo. Ora, se qualcuno che ragiona come quelli che SENTENZIANO che il mondo ha 4000 anni perchè lo dice la Bibbia, mi resta solo da dire PUAH.

  6. E poi, io ho detto che sono ottusi quelli che continuano a fumare a loro danno nonostante le evidenze, Non l’ho detto a te (anche se non puoi impedirmi di pensarlo). Perciò NON OFFENDERE, anche se va beh, ci sei abituato.

  7. Sig. Tullio, io criticavo l’atteggiamento di chi non si documenta relativamente alle differenze nutrizionali tra burro e olio di palma, strano che si sia sentito chiamato in causa, visto che leii non fa certo parte di quella categoria di persone! Peraltro è stato lei a definire per primo “ottuse” una determinata categoria di persone, non certo io. Per andare nel concreto, nel suo primo intervento dice che la deforestazione non c’entra, e che il problema è nutrizionale, poi invece “glissa” sul confronto nutrizionale burro vs olio di palma e tira in ballo la deforestazione e la certificazione, che io non ho mai contestato, anzi. Per il resto, i suoi modi sono sufficienti a qualificarla per quello che è. Buona vita.

    • Anche lei si qualifica per quello che è. Vedo che è bravo a girare il fumo con la manovella, ma non ha risposto in merito al fatto che è parte interessata a difendere l’indifendibile.
      Per fortuna ora le ditte non se la possono cavare dichiarando solo “grasso vegetale”, ed il consumatore informato ha la possibilità di decidere se deve o meno ingerire veleni.
      La deforestazione non c’entra sulla dannosità di questo olio, ma è una dimostrazione sull’etica delle ditte e sul danno ecologico.
      Quanto al confronto nutrizionale, dovrebbero bastarmi le sue affermazioni, senza alcun riferimento a pubblicazioni scientifiche?

  8. Sig. Tullio, la base per il dialogo è utilizzare lo stesso codice linguistico. Io utilizzo l’italiano, perchè è l’unica lingua con cui ritengo di avere una discreta padronanza. Purtroppo in questo caso non risulta efficace, sarà certamente un limite mio.
    Tanto per chiudere rispondo sinteticamente alle sue congetture. Non ho interessi da difendere nè pro olio di palma, nè anti burro. Se lei infatti leggesse anche gli altri articoli presenti e passati dove sono intervenuto (l’ultimo stamattina) vedrà che ho più volte detto di non consumare olio di palma. Per coerenza aggiungo che non consumo nemmeno burro. Che lei mi creda o non mi creda, francamente non mi interessa, problema suo.
    Per il confronto nutrizionale invece non deve certo basarsi sulle mie affermazioni, ma come ho scritto nel mio intervento, che evidentemente non ha letto, su quanto riportato su questo sito che suppongo lei ritenga affidabile visto che ha deciso di investire del tempo nel commentarne gli articoli.
    Concludo chiedendole cortesemente di non coinvolgermi ulteriormente in eventuali repliche, poichè non ho intenzione di trovarmi costretto ad interagire nuovamente con lei.
    La ringrazio per la comprensione.

    • Ricambio la stima che sicuramente prova nei miei confronti. Anch’io non desidero più interagire con Lei. (certo non è obbligatorio). Il (dis)piacere è stato tutto mio.