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Olio di palma, Malesia e Indonesia unite contro la risoluzione del Parlamento europeo. Missione nell’Ue a fine luglio e possibile ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio

Malesia e Indonesia si uniscono contro la risoluzione del Parlamento Ue sull’olio di palma

Se l’Ue tradurrà la risoluzione di aprile del Parlamento europeo sull’olio di palma in una direttiva con carattere discriminatorio, Malesia e Indonesia si riservano di presentare un ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Lo hanno annunciato, con un comunicato congiunto, i ministri del Commercio dei due paesi asiatici, che coprono circa l’85% della produzione mondiale di olio di palma.

La risoluzione dell’europarlamento chiede l’introduzione di un sistema di certificazione unico per l’olio di palma in ingresso nel mercato dell’Ue e l’eliminazione progressiva dell’utilizzo di oli vegetali che causano deforestazione entro il 2020. La risoluzione, inoltre, invita la Commissione europea ad adottare misure volte a eliminare gradualmente l’uso degli oli vegetali che contribuiscono alla distruzione delle foreste, incluso l’olio di palma, quale componente dei biocarburanti, preferibilmente entro il 2020.

I due paesi asiatici coprono l’85% della produzione mondiale di olio di palma

Malesia e Indonesia esprimono “profonda delusione” per l’ingiusto trattamento dell’Ue nei confronti dell’olio di palma, a favore di altri oli vegetali e materie prime che contribuiscono anch’essi in modo significativo alla deforestazione. Secondo i ministri dei due paesi asiatici, la risoluzione del Parlamento europeo, così come le pratiche scorrette di etichettatura dei prodotti da parte del settore privato, influiscono negativamente non solo sulle esportazioni di olio di palma di Malesia e Indonesia ma anche sulle capacità di sostentamento di milioni di piccoli produttori.

I due paesi hanno organizzato una missione congiunta in Europa, che alla fine di luglio incontrerà le parti coinvolte e i portatori di interessi del settore dell’olio di palma. Come ultima soluzione, Indonesia e Malesia stanno pensando di portare la questione all’attenzione dell’Omc.

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  Beniamino Bonardi

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8 Commenti

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    per quel che mi riguarda, la loro produzione di olio di palma e palmisto non mi interessa, non la compro. che ricorrano pure, non cambierò idea.

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    Ma allora la commissione Europea dovrà fare altrettanto, ad esempio per il caffè in africa, per l’arancia in Sud-America, e chissà per quali altri prodotti, non solo per l’olio di palma nel sud est asiatico, e le stesse considerazioni valgono per i detrattori dell’olio di palma.

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    Infatti hanno ragione Indonesia e Malesia, il comportamento è fortemente discriminatorio, non capisco perchè quelle norme non vengano applicate a TUTTI le produzioni.

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      Ma hai capito i danni derivanti dall’olio di palma? A parte la nostra salute ( se a te non te ne frega, milioni di persone sono interessate alla propria salute) deforestano, con danni all’eco sistema, per mettere a dimora queste palme e quando non produranno più, non crescerà più nulla x decenni. Informati bene prima di scrivere a vanvera. Speriamo nel pugno di ferro dell’Europa su TUTTI i prodotti che danneggiano la nostra salute (vedi TTIP e CETA) e sostegno verso i nostri prodotti.

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    @Annese S.
    Mi sembra che siano in molti che hanno capito male Annese.
    Fai questo semplice ragionamento: dobbiamo sostituire 1000 tonnellate di olio di palma con 1000 tonnellate di olio di mais. Secondo te il mais dove lo prendiamo? non è che per caso dobbiamo mettere a coltura nuovi campi di mais ? Ragioniamo per favore, non facciamo la caccia alle streghe. Abbiamo calcolato ad esempio quanta acqua ci vuole per coltivare oli vegetali tipo mais, girasole, arachide e altri semi? Le colture intensive sono tutte a forte impatto ambientale tanto quanto il palma. Non diciamo no al palma senza un “PIANO B” con i relativi costi.
    A casa mia da sempre non arriva nulla col palma , sai perché? perché l’unico dato a sfavore del Palma sono i grassi saturi. Tutto il resto è caccia alle streghe senza con dietro fortissimi interessi economici.

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    Chiedo ad Agnese e a Federico se conoscono la composizione del grasso del latte (Latte , burro, formaggi, panna, mascarpone, ricotta..) E’ STRANOTO a tutte le persone informate ( e non continuiamo a spargere fandonie!) che il bilancio energetico e idrico è di gran lunga a favore del grasso di Palma , compreso il trasporto, che la composizione in acidi grassi del palma è pari , se non migliore di quella del grasso di latte, che oltretutto contiene acidi grassi trans e colesterolo a differenza del palma. Gli olii vegetali diversi dal palma hanno in fase di raffinazione gli stessi problemi che si risolvono con le nuove tecniche a bassa temperatura, e il palma non fa assolutamente più male di altri grassi con cui si è cercato di sostituirlo, e inoltre ha dei chiari vantaggi tecnologici. Smettiamola perciò con la caccia alle streghe, altrimenti con queste argomentazioni farlocche , utili solo alla politica e a interessi particolari, non si dovrebbe più consumare da chissà quanti anni un numero impensabile di prodotti che hanno richiesto deforestazione che continua tuttora in diversi continenti, peraltro a favore di poverissime economie agricole locali, solo ad esempio in Africa, India, Americhe , Sudest Asiatico, per produrre , solo ad esempio, cocco, palma, the, caffè, cacao e tanti altri prodottio , compresi quelli “alla moda”. I problemi dell’agricoltura nazionale si risolvono con pianificazioni e comportamenti economici e tecnologici seri, di lungo periodo, con l’utilizzo, senza sprecarle, delle sovvenzioni europee, e non con stratagemmi politici di breve visione, di puro impatto mediatico, come l’applicazione dell’indicazione di origine, che non indica necessariamente migliore qualità alimentare, che agisce solo sull’immaginario della gente , specie quella meno informata e purtroppo spesso artatamente male informata.
    E confidiamo che la redazione, forse di parere contrario, non censuri questo mio sfogo di tecnico che ha dedicato all’alimentazione infantile ed adulta l’intera vita professionale.

    • Roberto La Pira

      Gentile Costante, non è nostra abitudine censurare i messaggi argomentati anche se esprimono pareri diversi dal nostro.Due osservazioni al suo testo però sono necessarie. I grassi tropicali come il palma, il cocco eccc. Sono sempre stati considerati dai nutrizionisti seri ( Oliviero Sculati, Carlo Cannella e lo stesso Giorgio Calabresi prima di uno strano cambio di idee molto recente , grassi mediocri da sconsigliare. La caccia alle streghe di cui lei parla nei confronti dell’olio di palma in realtà è stata una lunga campagna promossa da Il Fatto Alimentare contro questo grasso vegetale estraneo alla nostra cultura alimentare, che viene trasportato per 8 mila km ed era presente nel 95 % dei prodotti da forno venduti in Italia. La nostra petizione che lei conosce era contro l’invasione dell’olio di palma e non contro l’olio di palma. Le argomentazioni da noi portate avanti con successo, non sono certo farlocche ma sono al contrario molto ben documentate e sono state avvallate da nutrizionisti non al soldo delle aziende. Ci sono pareri dell’Efsa e dell’ISS che criticano il palma. Non considerare questi elementi e parlare di caccia alle streghe è troppo superficiale e non fa certo onore soprattutto a chi come lei conosce la materia.

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    Giovanni Piazzo

    Ma di che stiamo parlando? L’80% circa dell’olio di palma va a finire nel maledetto BIODIESEL (fonti: il sole 24 ore,
    https://altreconomia.it/lolio-palma-cercatelo-nel-serbatoio-dellauto-diesel/ ecc).
    Sembra non saperlo nessuno!
    Il biodiesel, quello schifo spacciato per ecologico… Si otterrebbero riduzioni di CO2 ben maggiori abolendo le auto sopra la tonnellata e sopra i 70 kW.
    Ma questo si che da fastidio…