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Olio di palma: abbiamo vinto. Le aziende alimentari dicono addio al grasso tropicale. Successo della nostra petizione con 176 mila firme

olio di palma
Le aziende alimentari  hanno annunciato l’addio all’olio di palma.

AGGIORNAMENTO. La Coop ha deciso di sospendere la produzione e di ritirare dagli scaffali dei supermercati i prodotti a marchio che contengono olio di palma (per leggere articolo clicca qui) .

 

Abbiamo vinto. Le aziende alimentari italiane hanno annunciato l’addio all’olio di palma. La petizione lanciata 18 mesi fa su Change.org da Il Fatto Alimentare e Great Italian Food Trade contro l’invasione dell’olio tropicale e sostenuta da 176 mila firme, ha raggiunto l’obbiettivo. L’annuncio è arrivato ieri sera dall’Aidepi (associazione delle aziende del settore che raggruppa tutti i marchi famosi come: Ferrero, Mulino Bianco, Bauli…). Poche righe (vedi comunicato)per dire che dopo il parere dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea sulla presenza di sostanze cancerogene e genotossiche nell’olio di palma, l’associazione si impegna a “fare, nel più breve tempo possibile, tutte le scelte necessarie per la massima tutela della salute del consumatore…“. Ora nel difficile tentativo di salvare la reputazione Aidepi cerca di offuscare 18 mesi di manovre lobbiste, veline, pareri di dubbio valore scientifico e di fare dimenticare un investimento da 10 milioni di euro in spot e annunci pubblicitari dove si è detto che l’olio di palma è un ingrediente sano, naturale e rispettoso dell’ambiente. Tutto ciò mentre nel Sud-Est asiatico, nell’Africa sub-Sahariana e in America centrale continua la rapina delle terre (land grabbing) a danno delle popolazioni locali, si deforestano migliaia di ettari per lasciare spazio alle coltivazioni, rendendo l’aria irrespirabile e provocando la morte degli oranghi.

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La campagna pubblicitaria delle aziende costata 10 milioni diceva che il palma è buono, sano e amico dell’ambiente!

C’è di più: le aziende, pur sapendo che gli italiani sono i più grandi consumatori di palma in Europa con 12 grammi al giorno, per anni hanno ignorato i dossier delle Autorità sanitarie francesi, del Belgio e della FDA americana. L’ennesimo documento contro il palma è di 10 giorni fa, ed è firmato dall’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM). Nonostante le evidenze scientifiche questi dati sono sfuggiti agli esperti di Aidepi, che ha preferito investire 55 mila euro per invitare direttori di giornali e riviste a pranzo e cena e convincerli che l’olio di palma è buono, sano e amico dell’ambiente. La seconda parte dell’operazione è stato un viaggio premio in Malesia per un folto gruppo di giornalisti che, al loro ritorno, ha scritto (nella maggioranza dei casi) articoli elogiativi. In questi 18 mesi non c’è mai stato un confronto tra le parti. Lo stesso Crea Nut (ex Inran) nella persona di Andrea Ghiselli si è schierato a favore del palma (un parere su cui aleggia il forte sospetto di un conflitto di interessi, vista l’attività di consulente Aidepi svolta per anni dallo stesso Ghiselli). Si è arrivati al paradosso che il parere richiesto dal Ministero della salute all’Istituto Superiore di Sanità nel febbraio 2016, pur evidenziando i rischi del palma per i bambini e adolescenti, è stato distorto dalla maggior parte dei giornali e dai siti con articoli dove il giudizio del l’Istituto Superiore di Sanità appariva allineato con quello dei produttori.

olio di palma grasso saturi
La nostra petizione ha vinto e le aziende hanno cambiato idea

La nostra petizione ha vinto e le aziende hanno cambiato idea per il parere dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea, ma anche perché milioni di italiani hanno smesso di comprare biscotti e merendine con olio di palma, e questo cambiamento dei consumi non è passato inosservato. Abbiamo vinto perché la nostra banca dati annovera oltre 700 prodotti palm free e 14 aziende lo hanno eliminato come ingrediente. Questi particolari non sono sfuggiti a The Guardian che ha dedicato ampio spazio alla nostra petizione, dopo aver scoperto che le importazioni in Italia nel 2015 hanno subito una vistosa riduzione.

Per ulteriore approfondimento si veda l’articolo: “Olio di palma, basta! Meglio tardi che mai, un segno di responsabilità dalle industrie italiane”

Roberto La Pira e Dario Dongo

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94 Commenti

  1. Avatar

    Ora speriamo non lo sostituiscano con altre schifezze o simili (olio di colza etc)

  2. Avatar

    @ Sign. Roberto La Pira. Anche se non si tratta di alimentazione, vorrei che nei vostri articoli sollevaste pure il grande problema delle centrali elettriche a biomassa, che in Italia bruciano considerevoli quantitativi di olio di palma, contribuendo ovviamente a distruggere le foreste e gli habitat degli animali.
    Grazie

  3. Avatar

    Sicuri che sia stata una vittoria della petizione? Io non ne sono convinto.
    La battaglia sull’olio di palma si è sempre combattuta sostenendo che questo prodotto facesse male in sè, per la composizione in acidi grassi (e questo non è vero, o meglio, non fa più male di oli o grassi con simile composizione lipidica, come sostenuto dal Ministero della Salute).
    E infatti la decisione di AIDEPI arriva solo dopo il parere dell’EFSA sul contenuto di contaminanti da processo. Che, come precisato dall’EFSA stessa, “were found at the highest levels in palm oil/fat, but most vegetable oil/fats contain substantial quantities”.
    Aspettando nuove ricerche sull’argomento, vedremo con cosa sostituiranno il palma (ricordandoci delle sostanziali quantità presenti in molti oli vegetali).

    • Roberto La Pira

      Le aziende, pur sapendo che gli italiani sono i più grandi consumatori di palma in Europa con 12 grammi al giorno, per anni hanno ignorato i dossier delle Autorità sanitarie francesi, del Belgio e della FDA americana che ponevano l’acento sugli effetti nutrizionali dell’olio tropicale . L’ennesimo documento contro il palma è di 10 giorni fa, ed è firmato dall’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM). Scusi se è poco . In ogni caso 700 prodotti già ci sono che non usano ilpalma e lo hanno sostituito con mais , girasole , oliva ecc.

    • Avatar

      Mi potrebbe gentilmente indicare dove reperire questi documenti? Io ho cercato (molto alla veloce, devo ammettere) la documentazione della FDA sull’olio di palma e non ho trovato nulla di così allarmante.
      Che l’acido palmitico e la sua specifica posizione nel trigliceride fossero oggetto di studio è noto. Ma i risultati delle ricerche sono ancora decisamente controversi. L’olio di palma altera il profilo lipidico del sangue? Si, in misura simile ad altri oli e grassi con simile composizione (quindi non è necessariamente peggiore). Causa il cancro? Non si sa, almeno non l’olio di palma in sè. Causa il diabete? L’unico studio che ha dimostrato la lipotossicità è su modello animale ed è stato utilizzato un olio di palma idrogenato (quindi non quello destinato all’alimentazione umana).
      In ogni caso, restano i problemi legati ai contaminanti di processo (che, ripeto quanto detto nel commento precedente, sono stati rilevati anche in altri oli vegetali) e quelli ambientali.
      Si, ne sono a conoscenza, un bel passo avanti rispetto a qualche anno fa, quando era quasi impossibile trovare un prodotto dolciario senza olio di palma!

    • Roberto La Pira

      Se cerca sul nostro sito li trova tutti , questo è l’ultimo studio olandese.http://www.rivm.nl/dsresource?objectid=rivmp:311209&type=org&disposition=inline

    • Avatar

      Grazie!

  4. Avatar

    Egregi sig La Pira lei che è tecnologo alimentare con cosa bisognerebbe sostituire l’olio di palma nei prodotti alimentari ?Grazie

  5. Avatar

    Ma siamo sicuri che si parli di abolizione perché il comunicato non è molto chiaro… Non vorrei che trovassero qualche scorciatoia come cambio dei processi di raffinazione o coltivazioni ecosostenibili per propinarcelo ancora

  6. Avatar

    non potete fare anche una petizione per proibire gli allevamenti delle galline in gabbia?

  7. Avatar
    Gabriele Bernardini

    Ecco bravi avete vinto. E adesso? Se la vittoria porterà ad un qualche miglioramento della salute pubblica avrete usato bene il vostro tempo. Ma siccome non cambierà nulla, perché è chiaro che non cambierà nulla, dato che il problema non è bandire un ingrediente, ma educare a mangiar meglio, tutto questo sarà stata una enorme perdita di tempo. Ma ovviamente voi ci avrete guadagnato.

    • Avatar

      La polemica fine a se stessa. Ovvero, dire e contraddirti visto che l’ educazione a mangiare meglio c’ è stata se no non si spiegherebbe il crollo delle vendite dei prodotti con olio di palma, cosa va cercando?

    • Avatar
      Dottor Gabriele Bernardini

      Non è educare a mangiare meglio togliere l’olio di palma, perché non fa male in sé dato che è un ingrediente. Se il fatto alimentare avesse cercato di far ridurre il consumo di prodotti da forno sarebbe stato diverso. Ma adesso la genere mangerà forse più biscotti senza olio di palma pensando siano più sani.
      È successo così per i prodotti light, vedremo adesso.

    • Roberto La Pira

      Il sito ogni giorno pubblica articoli sulla nutrizione e sul corretto modello alimentare . La questione palma è più specifica e meritava un’attenzione particolare.

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      Ma sei proprio….. Te continua a comprare tali prodotti! Guarda che non sei obbligato a leggere qui….Siamo soli 175000,fin a 50 milioni…. di ignoranti felici…. Poi sempre guardare la squadra di calcio preferita….

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      Bravo, Dott. Gabriele Bernardini. Sono totalmente d’accordo con lei. E continuo a chiedermi “dove” Il Fatto Alimentare avrebbe vinto… Se le persone continueranno a ingurgitare le stesse quantità di prodotti sostanzialmente scorretti in termini di composizione *ma senza olio di palma* – cosa del tutto probabile – credo che sarà un vera vittoria di Pirro.

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      Gentile Dott. Gabriele Bernardini, sono completamente d’accordo con lei!

  8. Avatar

    Felice, perché quando si può migliorare la qualità dei prodotti è sempre un bene! Però mi rimangono dei dubbi in merito ad una questione.
    La sostenibilità ambientale e annessa deforestazione. Uno dei motivi che hanno decretato il successo dell’olio di palma è la resa superiore a tutte le altre piante produttrici di olio, di conseguenza per sostenere la richiesta industriale non si rischia di peggiorare la situazione aumentando la superficie di territorio coltivato?

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      Certo che sì, Guid, lei ha centrato perfettamente il problema. Ma l’importante è restare lancia in resta, che poi siano mulini a vento poco importa…

  9. Avatar

    credo sia un fatto notevole. Non tanto per l’aspetto salutistico (sono quasi convinto che saremo qui fra qualche anno a chiederci cosa ci sia dentro l’olio di mais usato per certi biscotti), quanto per il clamore mediatico e per aver fatto “ragionare” una buona parte di consumatori.
    Qualcuno comincia a leggere le etichette e a farsi delle domande.
    Attenzione, quindi! perchè ora tonnellate e tonnellate di olio di Palma dovranno essere “sostituite” da altri grassi: come vengono prodotti? come viene gestito dai fornitori questo improvviso incremento?
    Per farla semplice, tot ettari di palme dovranno essere sostituiti, da qualche altra parte del mondo, con tot ettari di mais o girasole.
    Questa cosa non è che mi faccia stare tanto tranquillo.

  10. Avatar

    La dichiarazione ad effetto “tombale” dell’EFSA sui contaminanti credo abbia messo definitivamente fine all’alone di positività promosso fin qui da AIDEPI & associati lasciando a questa organizzazione una scelta “obbligata” cioè di demordere sul tema del Palma. In primis per non rimetterci la faccia, anche quella dei loro cortigiani, cosa che a ben osservare secondo il mio parere avverrà comunque che a loro piaccia oppure no. Forse questi signori contano per il futuro sulla endemica e storica “memoria corta” della popolazione italica ma quelli tra noi più attenti come chi ha firmato la petizione non dimenticheranno di certo i loro comportamenti discutibili e ambigui. La seconda motivazione matura dal fatto che gli imprenditori si sono già accorti da un po’ del calo dei consumi sui prodotti ove i derivati e il già citato olio tropicale venivano utilizzati. E quando al management delle aziende variano i grafici degli obiettivi di settore specifico programmati di crescita/profitto sui bilanci (Che dovrebbero avvenire quasi a tutti i costi) scatta l’allarme…..Quindi facendo 1+1= Vanno intraprese delle scelte diverse magari seguendo delle indicazioni dei ricercatori seri più corrette sulla salute dei consumatori. Ma dico io: il buon senso di capirlo un po’ prima? Cosa si sarebbe potuto fare di realmente costruttivo con la quantità di denaro andata in fumo in questa storia? Questo è il tipico esempio di cattiva cultura etico-imprenditoriale che non vorremmo più in essere sulla nostra pelle.

  11. Avatar

    Finalmente! Da quando sono a conoscenza dei danni dell’olio di palma ho cercato di selezionare i miei acquisti. In particolare ero consumatrice dei prodotti Mulino Bianco e facevo parte anche del relativo club online. Fra i suggerimenti che era possibile postare avevo invitato Mulino Bianco a creare prodotti senza uso di olio di palma e questo mio intervento non è stato pubblicato (ci dispiace non poter pubblicare la sua proposta essendo argomento già trattato: FALSO, ho letto l’intera cronologia delle proposte, non c’era niente che riportasse anche marginalmente tale questione). Ho chiesto spiegazioni e non ho ricevuto risposta. Morale: mi sono tolta dal club e ripromessa di non acquistare più niente a marca MULINO BIANCO. Forse ora, messi alle strette, saranno costretti a sostituire l’olio di palma come hanno già fatto altre aziende, per me resta il fatto che i pensieri dei consumatori sono per queste multinazionali solo cartastraccia, da usare solo quando possono giocare a loro favore.

  12. Avatar

    Procediamo cosi’, se pur lentamente, nel processo educativo del consum-attore e nella tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
    Ora tocca all’olio di colza, il cui contenuto di grassi saturi e’ -se non erro- superiore a quello di palma.

    • Roberto La Pira

      Non mi sembra proprio che sia così

    • Avatar

      Nooooooooo ..non vi sarete mica fatti fregare da Calabrese..che si sarà probabilmente informato su wikipedia (dato che ho appena letto che l’acido erucico è un grasso saturo……..orrore) u.u ??
      vi rimando a questo sito dove potete leggere la tabella nutrizionale dell’olio di colza http://nut.entecra.it/646/tabelle_di_composizione_degli_alimenti.html?idalimento=009630&quant=100 .
      Senza andare a studiarsi la composizione chimica, perchè dico che è impossibile che l’olio di colza sia ricco del 90% di grassi saturi?? Molto semplice….è LIQUIDO!! Dunque è praticamente impossibile per le leggi della chimica e della fisica :p
      L’olio di colza è particolarmente ricco di un acido grasso per niente innocuo, l’acido erucico..che…udite udite…è un monoinsaturo come l’acido oleico 😉
      Premesso questo…oli di colza ad alto contenuto di erucico sono vietati per l’utilizzo in campo alimentare e riservati al biodiesel, mentre nell’industria alimentare vengono utilizzati gli oli di colza alto oleico (ma vengono usati raramente comunque).

    • Avatar

      Ok vi ho pubblicato la tabella di un alto oleico..ma il discorso non cambia. L’erucico fa comunque parte dei monoinsaturi..in quella specifica tabella che vi ho linkato è indicato come C22:1, appena sotto l’acido oleico C18:1 🙂 🙂
      Ora mi viene da pensare che Mr. Calabrese si sia veramente informato da fonti non attendibili…in molti blog (che sicuramente si son rivolti a wikipedia) leggo dell’acido erucico come acido grasso saturo O_o O_o
      Ah per la cronaca….ho corretto l’articolo incriminato di wikipedia u.u

    • Roberto La Pira

      Calabrese nella famosa trasmissione di Ballarò ha dato i numeri e mentre parlava ell’olio di colza pensava però all’olio di cocco

    • Avatar

      Eh ma stava svalvolando alla grande!!! Ma poi ne era fermamente convinto O_o
      Stentavo a crederci…
      Ma quella non è stata l’unica sua svalvolata!! Famosissimo un altro video di youtube dove fa una classificazione commerciale tutta sua dell’olio d’oliva -.- -.-
      Comunque…son strafelice di questo traguardo raggiunto anche grazie alla petizione e alla saggezza di noi consumatori. Solo non mi fido delle parole dell’Aidepi…a quanto ho capito si impegneranno a migliorare il processo di raffinazione per evitare il più possibile la presenza di quei contaminanti…mmmah..peccato che i problemi che riguardano l’olio di palma raffinato..non sono solo quelli.
      Staremo a vedere…In ogni caso..è già un buon passo avanti!!

  13. Avatar

    Ciao a tutti, certo abbiamo raggiunto un importante risultato dal comunicato di AIDEPI, tuttavia io aspetterei a “stappare lo champagne”. Nel comunicato, cito testualmente: ” ci impegnano fin da ora a fare, nel più breve tempo possibile, tutte le scelte necessarie per la massima tutela della salute del consumatore […] AIDEPI rappresenta aziende e imprenditori che si sono sempre distinti per responsabilità sociale, avviando spesso percorsi a tutela della salute pubblica prima ancora che si trasformassero in obblighi di legge.
    Anche questa volta faremo la nostra parte.”
    Finalmente abbiamo una palese dimostrazione che la priorità delle industrie è il loro profitto e non il benessere dei cittadini, purtroppo anche se si tratta di imprese alimentari. Ci hanno rifilato per anni sostanze nocive alla salute pubblica e adesso qualcuno DEVE PAGARE, non con un comunicato ma con la LEGGE: “Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio ovvero distribuisce per il consumo sostanze destinate all’alimentazione, non contraffatte né adulterate, ma pericolose alla salute pubblica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a cinquantuno euro.
    La pena è diminuita se la qualità nociva delle sostanze è nota alla persona che le acquista o le riceve (art. 444 Codice Penale).”
    Lo so che è una lotta “contro i mulini a vento” però non dobbiamo mai abbassare la guardia e lasciarci fuorviare da sta gente, l’unico modo di sopravvivere è quello di informarsi. Per anni, non so quanti di voi lo hanno notato, c’erano persone autorevoli che ribadivano “Non è il problema l’olio di palma, il problema sono i grassi saturi, l’olio di palma non è cancerogeno” (Claudio Mazzini. Responsabile Sostenibilità, innovazione e valori Coop Italia(https://www.youtube.com/watch?v=zLCv_AUGics), professori universitari,medici,giornalisti.)
    Questa gente dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa e dimettersi parlando di Mazzini anche se sarà impossibile perchè giocheranno a “scarica barile” l’un l’altro.
    La domanda è: E adesso che succede? Le industrie rinunceranno definitivamente l’olio di palma?
    La risposta è no. Loro applicano sempre la stessa strategia: MASCHERARE GLI INGREDIENTI, così la gente non capisce, intanto passano anni e vendono, poi li viene imposto di SPECIFICARE GLI INGREDIENTI intanto passano anni e vendono, e alla fine si scopre la verità allora sono costretti a fare qualche cambiamento. Ebbene loro stanno valutando come procedere ma l’unica via è quella dei
    ——— (Mono-e digliceridi degli acidi grassi (E471))————-
    Essi sono degli additivi che rientrano nella classificazione EU, di origine animale e vegetale;Quest’ultimi sono ottenuti da olii di scarsa qualità ( olio di palma,cocco,etc) e da glicerolo ( chiamato anche glicerina).
    Non è possibile risalire a priori al tipo di acidi grassi legati al glicerolo quindi conoscere le percentuali di acidi grassi saturi, insaturi ed idrogenati quindi il consumatore non può conoscere le specifiche di questo ingrediente, l’unica informazione è la DGA (dose giornaliera ammissibile), per i mono e digliceridi degli acidi grassi è pari a 125 mg/kg di peso corporeo. Ci diranno che non ci sono problemi che il nostro organismo metabolizza questi prodotti come qualsiasi altro grasso e intanto CHISSA’ COSA CONTENGONO. Io dopo quello che è successo di recente NON MI FIDO DI QUESTE PERSONE.
    Purtroppo la battaglia non è finita, il futuro nemico saranno i
    MONO E DIGLICERIDI DEGLI ACIDI GRASSI.
    COMINCIAMO A SPARGERE LA VOCE E AD INFORMARCI, E’ L’UNICA NOSTRA DIFESA.

  14. Avatar

    Meno male!

    Almeno ogni tanto una buona notizia.

    Adesso speriamo solo che non sostituiscano l’olio di palma con qualcosa di peggio!

    • Avatar

      Come le ha giustamente già risposto La Pira, l’olio di colza utilizzato dall’industria è il canola (CANadian Oil Low Acid), con un bassio contenuto di acido erucico, il quale causa i problemi da lei descritti, ed una composizione di acidi grassi simile a quella dell’olio di oliva.

  15. Avatar

    Un successone… ora ci becchiamo un bel cocktail di oli OGM , nessuno dei quali ha le stesse proprietà di mantenere la sua integrità ad alte temperature.
    In particolare qualche info per i sostenitori dell’olio di colza: “Già nel 1960-70 i primi studi su animali hanno evidenziato potenziali rischi per la salute (lipidosi del miocardio e lesioni cardiache) utilizzando nell’alimentazione olio di colza”.

    • Roberto La Pira

      Ma poi il colza è cambiato ! È arrivato quello con pochissimo erucico.

    • Avatar

      Brazov…il colza alto erucico è VIETATO dalla legge per il suo utilizzo alimentare. Mai sentito parlare di canola o di colza alto oleico o dei vari colza a basso contenuto di erucico?

  16. Avatar

    Scusate, ma c’è qualcuno tra tutti quelli che gioiscono che ha letto il comunicato Efsa?! Mi pare proprio di no…

  17. Avatar

    Lo so che è linkato, ma é evidente che non é stato nè letto nè compreso dalla quasi totalità dei commentatori di questo articolo…

  18. Avatar

    Se riuscissimo veramente ad ottenere questo risultato sarei contentissimo… leggendo però il comunicato mi pare estremamente generico, per cui aspetterei ad esultare.

    In particolare, mentre Mulino Bianco ad esempio ha già da mesi introdotto prodotti senza olio di palma, non si può dire lo stesso dall’altro colosso del settore, ovvero Ferrero, che non ha un-prodotto-uno senza questo ingrediente.

    Vedremo e speriamo bene. Complimenti comunque a Il Fatto Alimentare per questa battaglia (quasi) vinta! 🙂

  19. Avatar

    Sembra che ci siano ancora molte che nonostante l’annuncio siano nostalgici del grasso tropicale…compratevene a sufficienza usatelo e datelo ai vostri figli e nutritevi quanto volte se vi piace tanto continuate!! Come si fa a dire che la campagna e raccolta firme non siano servite!!Ricordo che moti marchi l’hanno sostituito con girasole mais ect ect..non lo avrebbero fatto certamente se non avessimo sollevato il problema…ma voi sareste capaci di difendere il ttip…dicendo che é un buon trattato!!

    • Avatar

      Il problema non è stato sollevato dalla petizione, questo è sicuro. L’olio di palma e le implicazioni sulla salute derivanti da un suo largo consumo sono studiate da anni. E l’AIDEPI ha preso questa decisione in seguito ad un parere dell’EFSA.
      Non mi fraintenda, sicuramente i consumatori hanno in mano un grande potere nei confronti delle industrie, ma questo si esplica, a mio modesto parere, più evitando di comprare i loro prodotti (sfruttando una leva economica) che facendo petizioni.
      Cordiali saluti.

    • Roberto La Pira

      Provi a spiegare perchè Aidepi ha speso 10 milioni di euro in pubblicità. Forse perchè la nostra petizione ha sollevato un problema reale. E provi a chiedersi pechè adesso ci sono almeno 700 prodotti palm free sul mercato quando 18 mesi fa erano un centinaio!

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      Provo a spiegarglielo (e mi creda, non sono un sostenitore dell’olio di palma).
      Perchè sul palma è stata fatta, finora, informazione distorta, sostenendo che fa malissimo alla salute, e questo non è vero di per sè. E’ chiaro che se mi ingozzo di olio di palma qualche effetto lo avrò, ma se mi ingozzassi di burro o di altri grassi simili (alti in saturi come il burro o le margarine, ampiamente utilizzate nell’industria dolciaria. Il discorso sui contaminanti è emerso in tempi ben più recenti rispetto all’inizio dell’avversione per il palma.
      Nella vostra petizione avete chiesto anche che la GDO togliesse i prodotti a marchio contenenti palma, e ad esempio la Coop ha appena iniziato (dopo report EFSA, guarda caso), Esselunga e Carrefour hanno un po’ anticipato i tempi, ma non di molto.
      Non mi pare nemmeno che siano state intraprese azioni rilevanti da parte del Ministero della Salute e degli enti pubblici.
      Perchè ci sono sempre più prodotti palm-free? Semplicemente perchè le aziende che hanno iniziato a proporli hanno visto un mercato da sfruttare. E un’opportunità per rinfrescare la propria immagine di paladini della salute, ovviamente.

  20. Avatar

    Enrico, se avesse letto il comunicato Efsa avrebbe visto che anche olio di mais e girasole contengono GE, seppur in quantità inferiori al palma. Ma che ce ne sia tanto o poco non conta, visto che é una sostanza “cancerogena e genotossica che non deve essere presente negli alimenti”. Quindi? Il fatto di comperare prodotti con olio di girasole o mais non la mette al sicuro! Cercate di andare oltre i titoli e leggeteli per intero gli articoli prima di giudicare le posizioni altrui!!

    • Roberto La Pira

      Questo primo raporto EFSA evidenzia un problema e una presenza di contaminanti diversa nell’olio di palma rispetto ad altri oli vegetali ( ch e ne hanno da 6 a 10 volte meno). Questo aspetto mi sembra importante. L’altro aspetto da considerasre è che noi consumiamo almeno 10 volte più di olio di palma rispetto agli altri oli di semi e quindi la differenza diventa ancora pià evidente. La quantità importata in Italia di palma negli ultimi anni è quadruplicata!