Il tasso di obesità continua a crescere nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, dove circa il 16% degli adulti risulta obeso, con forti disparità in base alla condizione socio-economica: tra gli adulti con un livello di istruzione percentuale di obesi è del 20%, mentre tra quelli con un’istruzione superiore è del 12%. È uno dei dati che emergono dall’ultimo rapporto dell’Ocse sulla salute nell’Ue, Health at a Glance: Europe 2018, che per l’Italia indica un tasso di obesità tra gli adulti del 10%, appena sopra il 9% della Romania, che ha la percentuale più bassa di tutta la Ue. Quella più alta, 25%, si registra a Malta, seguita dall’Ungheria con il 21%.

L’Italia si pone invece al secondo posto, insieme alla Spagna, per quanto riguarda il tasso di obesità tra i bambini di 7-8 anni. La percentuale più alta si registra a Cipro, con il 20%, seguita da Italia e Spagna con il 18%. Il dato positivo per il nostro Paese è che tra il 2007 e il 2017 si è registrato un calo di cinque punti di percentuale. In Italia, i maschi di 7-8 anni tendono a essere maggiormente obesi delle femmine: 21% contro 14%. I più bassi tassi di obesità infantile si registrano in Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Irlanda e Lettonia, con percentuale tra il 5 e l’8 per cento.

obesità
Il rapporto dell’Ocse tiene conto solo delle persone obese ma non di quelle in sovrappeso. I risultati complessivi sono diversi

Il rapporto dell’Ocse indica sovrappeso e obesità come terzo fattore di rischio per la salute, dopo fumo e alcol. Tuttavia, quando indica le cifre, il rapporto si riferisce solo all’obesità, senza conteggiare la popolazione in sovrappeso. Se si conteggiano anche le persone in sovrappeso, come riportato nella lettera aperta al Ministro della salute di medici, nutrizionisti, dietisti e operatori del settore per l’adozione di una tassa sullo zucchero, promossa da Il Fatto Alimentare, si ottengono cifre più preoccupanti, dal punto di vista del rischio per la salute.

Tra gli adulti, gli italiani in sovrappeso sono il 35,3% e aggiungendovi il 9,8% di obesi si vede che poco meno di un italiano adulto su due (il 45,1%) presenta una situazione di eccesso ponderale.

Per quanto riguarda i bambini, invece, secondo le ultime stime del sistema fornite dal servizio di sorveglianza nazionale OKKIO alla salute, riferite al 2016, tre bambini di età scolare su dieci sono in condizioni di sovrappeso o obesità (il 21,3% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,3% è obeso). Il dato è confermato anche da un documento pubblicato nel giugno 2018 dal Joint research centre della Commissione europea, secondo il quale soffre di sovrappeso o obesità tra il 31 e il 35% dei bambini italiani di 11 anni.

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federico
federico
10 Dicembre 2018 15:22

Non vorrei sbagliarmi , ma il tasso di obesità dei bambini va correlato alla spesa di quella nazione per istruzione: mi sembra che quelli che hanno meno obesi tra i bambini siano grossomodo anche quelli che spendono di più in istruzione.
Si possono incrociare i dati?

Ajeje
Ajeje
10 Dicembre 2018 18:10

Educazione alimentare e ad un sano ed attivo stile di vita nelle scuola.

Ecco, in teoria avrei risolto il problema.

Ma immagino che qualcuno, non propriamente lucido, si lamenterebbe che poi i bambini smetterebbero di mangiare il grana padano, il prosciutto crudo o qualcuna delle altre italiche eccellenze!!! Sia mai!

manuela
manuela
Reply to  Ajeje
21 Dicembre 2018 18:05

esatto, sia mai. ma perché dovrebbero smettere di mangiare prodotti eccellenti parte della cultura del paese in cui vivono, quando basta imparare a mangiare con moderazione ed equilibrio.

maria grazia
maria grazia
26 Dicembre 2018 12:56

Sarebbe interessante correlare i tassi di obesità e sovrappeso infantile al carico settimanale di compiti a casa e ai mezzi usati per raggiungere le scuole. Il mio campione statistico assolutamente non significativo restituisce bambini che si muovono da e per la scuola con l’auto dei genitori/nonni, rigorosamente di fronte l’ingresso, sia mai si debba camminare un po’. Venendo poi al tempo pomeridiano sono fin troppi gli studenti che arrivati alle medie lasciano le attività sportive per mancanza di tempo.