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Trattare l’obesità infantile con la telemedicina e video educativi: un esperimento di successo

Durante la pandemia l’alimentazione e, di conseguenza, la salute dei bambini e dei ragazzi di molti paesi è peggiorata, a causa della prolungata permanenza al chiuso, della didattica a distanza e dell’inaccessibilità dei luoghi dove di solito i ragazzi socializzano e si dedicano allo sport. Ora è dunque il tempo di rimediare e di trovare metodi efficaci e adatti all’età. A questo scopo può essere utile un programma chiamato Video KiCK messo a punto dai medici dell’Ospedale pediatrico Auf der Bult di Hannover, in Germania, sperimentato per un anno, proprio durante la pandemia, su oltre 100 bambini e ragazzi in condizioni di obesità di età compresa tra gli 8 e i 17 anni. 

Per valutare alimentazione, abitudini e qualità della vita dei bambini e dei ragazzi, i ricercatori hanno impiegato alcuni di questionari mentre, dal punto di vista clinico, i partecipanti sono stati sottoposti ai principali esami associati al peso e al rischio cardiovascolare prima, durante e dopo la fine del periodo di sperimentazione. Il programma, pensato interamente in formato video, accanto a incontri in telemedicina con medici, psicologi, fisioterapisti e nutrizionisti, includeva seminari e workshop sulle scelte alimentari, la cucina e il controllo delle porzioni, e toccava anche soggetti più impegnativi come la fame nervosa e le conseguenze sulla salute dell’obesità. I contenuti video, poi, erano accompagnati anche da una newsletter settimanale con consigli pratici e sessioni di live cooking. Per essere sicuri di avere dati affidabili, gli autori hanno chiesto esplicitamente a tutti i genitori di impegnarsi ad aiutare i figli a seguire scrupolosamente il programma. 

Il programma contro l’obesità infantile prevedeva video educativi su alimentazione e stili di vita

Come riferito al congresso della Società europea di endocrinologia pediatrica svoltosi tra il 15 e il 17 settembre a Roma, il primo elemento balzato agli occhi dei ricercatori è stato il rapido peggioramento di quasi tutti i parametri dovuto alla pandemia, rispetto ai mesi e agli anni precedenti (in particolare al biennio 2017-2019). I ragazzi sono infatti arrivati a una media di 7,2 pasti quotidiani, incrementando sensibilmente il numero di snack, dolci e junk food di vario tipo consumati ogni giorno. 

Seguendo per un anno una serie di video educativi incentrati su corretta alimentazione, attività fisica e stile di vita in generale, i ragazzi sono tornati ad abitudini più sane e hanno gradualmente imparato a mangiare di meno e meglio. Come era già emerso nei primi dati, pubblicati in maggio sul Journal of Pediatric Endocrinology and Metabolism, infatti, il numero dei pasti è passato da 7,2 a 4,1, rientrando quindi nella normalità. Inoltre, la qualità degli alimenti scelti è migliorata visibilmente, perché sono crollati i consumi di dolciumi, patatine, bevande zuccherate e così via, e aumentati molto quelli di frutta e verdura. Infine, due terzi dei ragazzi hanno perso peso, hanno raggiunto valori dell’indice di massa corporea, di colesterolo e di trigliceridi più vicini alla norma, hanno incrementato la distanza percorsa durante il test della camminata, e hanno avuto anche benefici sul benessere psicologico.

Il programma Video KiCK si è dunque rivelato efficace e potrebbe costituire quindi un modello sul quale realizzare iniziative analoghe rivolte ai più giovani, che quasi ovunque presentano tassi allarmanti di sovrappeso, obesità e sedentarietà e lasciano troppo spazio al junk food, anche a causa delle fortissime pressioni della pubblicità veicolata attraverso i social media e non solo.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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