In Italia più di 25 milioni di persone (di cui oltre 23 milioni di adulti e 2,2 milioni di bambini e adolescenti) sono in sovrappeso od obese. È quanto emerge dal 4° Italian Barometer Obesity Report, realizzato sulla base dei dati raccolti nel 2021 da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO), in collaborazione con ISTAT, Coresearch, Bhave e Novo Nordisk, e presentato lo scorso 29 novembre.

I risultati confermano il trend che negli ultimi 30 anni ha visto una crescita costante (+ 1% all’anno) dell’incidenza dell’eccesso di peso nella popolazione italiana, con differenze condizionate soprattutto da età, sesso, territorio di nascita e status socioculturale. In particolare si osserva una tendenza a sviluppare sovrappeso od obesità al crescere dell’età, raddoppiando nel passaggio tra infanzia/adolescenza (26,3%) ed età adulta (46,1%) e assestandosi attorno al 61,1% nella fascia 65-74 anni. In più si nota una prevalenza dell’eccesso ponderale maggiore e più precoce negli uomini rispetto alle donne in tutte le fasce d’età: tra i bambini e gli adolescenti il 23,2% delle femmine in eccesso di peso contro il 29,2% dei maschi, mentre in età adulta l’11,1% delle donne è obeso contro il 12,9% degli uomini*.

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Più colpite dal problema sono le categorie sociali svantaggiate, con minori capacità di reddito e istruzione

Dal Report emergono differenze territoriali nella distribuzione dei problemi di peso, che svantaggiano il Sud (con il 31,9% di bambini/adolescenti in sovrappeso e il 14% di adulti obesi) e le Isole (dove queste percentuali si assestano rispettivamente al 26,1% e al 13,6%) rispetto alle Regioni del Centro (con il 22% di sovrappeso infantile e il 10,5% di obesità adulta) e del Nord (con un tasso di sovrappeso infantile attorno all 20% e di obesità adulta attorno all’11%). Ad essere maggiormente interessate dal problema sono le categorie sociali svantaggiate, con minori capacità di reddito e istruzione e una limitazione nella possibilità di compiere scelte salutari per quanto riguarda alimentazione, stile di vita generale e accesso alle cure.

Oltre ai dati, ciò che preoccupa maggiormente gli esperti è la mancata percezione del problema da parte di una larga quota di italiani. La dottoressa Laura Rossi, del Centro di ricerca alimenti e nutrizione (CREA) spiega che, «stando ai sondaggi, l’11,1% degli adulti con obesità e il 54,6% di quelli in sovrappeso ritiene di rientrare nei normali parametri biometrici e il 40,3% dei genitori di bambini in sovrappeso o obesi considera i propri figli sotto o normopeso. In più il 69,9% delle madri ritiene che i propri figli assumano la giusta quantità di cibo e il 59,1% è convinto che pratichino un’adeguata attività fisica, sebbene la bilancia le smentisca».

Il 40,3% dei genitori di bambini in sovrappeso o obesi considera i propri figli sotto o normopeso.

Secondo l’esperta, «questa mancanza di consapevolezza porta a sottovalutare una condizione che, se non affrontata, porta a una riduzione dell’aspettativa e della qualità della vita (con 57mila decessi prematuri ogni anno) e al significativo incremento dei fattori di rischio per diverse malattie croniche come diabete di tipo 2 (58% dei casi), patologie cardiovascolari (21%), tumori (42%), problemi articolari e scheletrici e complicanze psicologiche». Per migliorare la situazione occorre considerare l’obesità una malattia multifattoriale e una priorità nazionale, non solo includendola nel Piano nazionale delle malattie croniche (Pnc) e riconoscendola tra i Livelli essenziali di assistenza (LEA), come previsto dal Patto di Legislatura siglato nel novembre 2019, ma soprattutto «disinnescando il meccanismo di errare convinzioni, pregiudizi e stereotipi che – spiega la dottoressa Rossi – porta spesso a considerare l’obesità come una colpa individuale, oggetto di disapprovazione sociale e stigma nei confronti delle persone che ne soffrono, spingendole a negare il problema anziché affrontarlo».

Per questo, lo scorso ottobre in occasione del 4° Obesity Summit organizzato da IBDO Foundation e dall’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete” con il contributo di Novo Nordisk, gli esperti hanno scritto una lettera aperta al nuovo governo affinché porti avanti la mozione approvata dalla scorsa legislatura, sottolineando come non riconoscere all’obesità un percorso clinico-terapeutico-assistenziale specifico sia una forma di discriminazione e una violazione dei diritti del malato.

Questo messaggio, sostenuto dai presidenti di tutte le società scientifiche, si inserisce nell’ambito del progetto internazionale Driving Change in Obesity, con cui l’Italia punta a farsi capofila di un’attività di sensibilizzazione che coinvolga tutti i settori della società, dalla sanità alla scuola. Se infatti il Bel Paese è al 2° posto nella graduatoria dei Paesi più in sovrappeso d’Europa, secondo il nuovo rapporto Childhood Obesity Surveillance Initiative COSI (realizzato dell’Ufficio Europeo dell’OMS prendendo in considerazione quasi 411.000 bambini di età compresa tra 6 e 9 anni) il problema dell’obesità infantile non è meno significativo, con il nostro Paese che si colloca attualmente al 4° posto in classifica (dopo Cipro, Grecia e Spagna).

Occorre promuovere campagne di educazione che influenzino positivamente i comportamenti delle persone fin dai primi anni di vita

«Nel concreto – spiega la dottoressa Laura Rossi- si tratta di attivarsi a livello istituzionale oltre che scientifico, per promuovere campagne di educazione che influenzino positivamente i comportamenti delle persone fin dai primi anni di vita. Ma – prosegue l’esperta – perché ciò avvenga occorre agire innanzitutto sulla consapevolezza degli adulti rispetto a cosa significa alimentazione corretta e adeguata attività fisica e stimolarli quindi a modificare alcune piccole abitudini (come accompagnare i bambini a scuola a piedi ed evitare l’abuso di tv, smartphone e tablet), seguendo le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria (Sip)».

Se per i bambini l’obiettivo resta la prevenzione, per quanto riguarda gli adulti già obesi, accanto al trattamento farmacologico e bariatrico, sempre più importanza viene riconosciuta alla gestione cognitivo-comportamentale della malattia: un ambito nel quale anche le nuove tecnologie possono fornire valido supporto alle terapie tradizionali. Per esempio, nell’ambito del progetto Miur-Firb NeuroTiv (coordinato dall’Istituto auxologico italiano, con la collaborazione dell’Università Cattolica di Milano, e vincitore in Francia del premio Laval Award per la tecnologia applicata alla medicina) si sta sperimentando l’uso della realtà aumentata e del metaverso per la cura dei disturbi dell’immagine corporea e del rapporto con il cibo attraverso la creazione di avatar personalizzati, capaci di muoversi in uno spazio realistico in 3D (l’Isola che non c’è,  mutuata sull’esempio di Second Life) e di indurre una stimolazione visuo-tattile sincronizzata che consente al paziente di immedesimarsi e di interagire con un ambiente virtuale controllato e utilizzato dai medici per il training terapeutico.

Si sta sperimentando l’uso della realtà aumentata e del metaverso per la cura dei disturbi dell’immagine corporea

L’ultima novità è rappresentata dall’app DTxO (Digital Therapeutics per l’Obesità) nata dalla collaborazione tra Theras Lifetech (società italiana di ricerca e sviluppo in ambito biomedicale ) e Advice Pharma Group  (società specializzata nello sviluppo di software per la ricerca clinica), con l’avallo del Ministero della Salute. Si tratta di una terapia digitale sperimentale “a portata di smartphone”, pensata per funzionare come un “medico virtuale” capace di affiancare, motivare e incoraggiare la persona obesa nel percorso di cambiamento del proprio stile di vita e, soprattutto, nell’acquisizione della consapevolezza necessaria a mantenere i risultati raggiunti.

Il periodo di osservazione dello studio durerà 12 mesi e coinvolgerà circa 200 soggetti. Se i risultati attesi verranno confermati e il nuovo trattamento otterrà il marchio CE, la nuova app sarà disponibile per i pazienti obesi di tutta Europa ed entrerà ufficialmente a far parte degli strumenti disponibili per il trattamento di questa condizione. Ma, come spiega la dottoressa Rossi «non si tratta di sostituire il rapporto medico-paziente con un freddo dispositivo hi-tech, bensì di rafforzarlo grazie alla possibilità di monitorare sempre più da vicino le abitudini, l’andamento ponderale e la salute generale dei pazienti e, se necessario, di intervenire in tempo reale per migliorare l’efficacia delle cure».

* Le definizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono:

– sovrappeso = Indice di Massa Corporea (IMC) da uguale o superiore a 25 fino a 29,99
– obesità = Indice di Massa Corporea (IMC) uguale o superiore a 30.

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Chiara Di Paola - 18 Gennaio 2023
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gianni
gianni
29 Gennaio 2023 21:46

Dunque una larga quota di italiani, europei, americani, asiatici, africani, oceanici non hanno la corretta percezione della negatività del loro sovrappeso/obesità ma con “piccole” modifiche comportamentali si potrebbe avviare il circolo virtuoso verso la meta?
Quale esattamente sarebbe……. la magrezza, la felicità, la realizzazione del senso della vita? la possibilità di usare tiktok e instagram su se stessi con orgoglio? la prova costume?
Devo dire che questi dietologi faranno anche gioco di squadra con altri esperti ma tutti insieme hanno troppo scarse conoscenze di psicologia, ignorano o fanno finta, per capire che la forma del corpo trascurato è il frutto della mancanza di ideali etici e morali validi, di vere ragioni di vita, di entusiasmo per quello che sono e che fanno, mancanze che si manifestano anche con la estrema trascuratezza nella scelta delle qualità e quantità del cibo, alla eterna ricerca di rivalse nel gusto potente del cibo che più spazzatura è e meglio è e anche in altre tragiche passioni, non si vive di solo pane-carne-insetti.
Quindi sarà fondamentale dire e scrivere che è esattamente cibo spazzatura, dargli un voto, per migliorare la situazione? e contemporaneamente gli tireremo su il morale dicendo che siamo tutti a terra, o nella m…..per un motivo o per l’altro e quindi essendo tutti sulla stessa barca bisogna stare allegri e spensierati?
I veri problemi esistenziali vengono lasciati a maturare immutati e ci si concentra solo sulle conseguenze come se fosse più importante mitigare gli effetti che non eradicare le cause peraltro ben note, mettendo anche a tacere chi queste cose le vede più chiare……..
Buona fortuna ma mi viene in mente il detto di Gino Bartali……

Silvia B
Silvia B
Reply to  gianni
30 Gennaio 2023 13:00

Non capisco il senso di questo suo lungo intervento, il senso dell’articolo mi pare ben chiaro, siamo una delle Nazioni in Europa con i più alti tassi di obesità, con un trend in crescita e con la mancanza di consapevolezza del fatto di avere problemi di peso, ma soprattutto delle conseguenze che questo comporta, che non è un fattore estetico. Ma ciò che è grave è che non si fanno adeguate campagne di informazione, dobbiamo insegnare la cultura della corretta alimentazione e dello stile di vita perché ognuno sia capace con la propria testa di acquisire un minimo di consapevolezza; per cui ben vengano le etichette a semaforo, le app e tutto quello che la tecnologia può offrire ma in un ottica di inclusione

gianni
gianni
30 Gennaio 2023 19:38

Volevo fare semplicemente notare che se l’efficacia di un provvedimento o di un insieme di provvedimenti si misurasse dai risultati sul campo qualche domanda in questo caso ce la si potrebbe porre in un’ottica di modestia (o di non-presunzione), e non è una accusa verso nessuno, davvero.
L’autista del treno-mondo dice che questa è la direzione giusta e non importa se la comunita scientifica non sa nemmeno dire una parola chiara e definitiva su nessuno dei parametri che il vostro sistema condanna o promuove, giusto sul sale si potrebbe trovare consenso generale, per il resto sono paragoni e raggruppamenti quasi osceni e gravissime dimenticanze pilotate.
Se non sembra funzionare allora è colpa delle buche o della velocità o dell’impegno istituzionale oppure sono i passeggeri che non collaborano………solo le menti dirigenti non sbagliano mai.
Gli esperti, compresa lei signora Silvia, siete convinti che alcuni sistemi parziali, molto parziali ( più o meno scientifici) siano efficaci però chiunque vi potrebbe indicare chiaramente che, pur essendo il problema noto da decenni e al centro di ricerche-studi-finanziamenti crescenti, e raccomandazioni al limite del lavaggio del cervello, il fenomeno è in espansione. Siamo in uno dei casi sopra citati? Vi sentite infallibili? Cosa non è chiaro?

Più precisamente come ho cercato inutilmente di esprimere mi sento semplicemente di contestare alcuni pilastri delle vostre certezze, quando si tratta dell’essere umano e della sua forma e sostanza tutto conta e ci sono molti aspetti fisici e psicologici che sono più importanti del semplice cibo, non siamo macchine e nella vita biologica 1+1 non fa quasi mai 2, le fattispecie sono così tante e così diverse che una regola anche complessa e flessibile o un punto non può assolutamente funzionare, non ancora e forse mai, e non bastano piccoli cambiamenti, siate chiari anche su questo.

Non è certo colpa dei dietologi se i numeri aumentano come evidente, ma di una visione riduzionistica e robotica dell’essere umano che voi abbracciate e sostenete come fosse l’unica opzione.
Posso anche sbagliare e magari domani mattina esce il coniglio dal cappello a cilindro, pardon dalla ricerca, me lo auguro per tutti ma a mia esperienza cambiare qualcosa di importante in maniera efficace e stabile ( nei limiti fisiologici ) nella propria vita è un lavoro difficilissimo, spesso al limite del possibile.

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