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Obesità, le otto raccomandazioni della Corte dei Conti francese: dai limiti a sale, zucchero e grassi alla regolamentazione della pubblicità

obesita infantile sovrappeso bilanciaLo stato francese prende sul serio il sovrappeso e l’obesità, che colpiscono rispettivamente un cittadino su due e uno su sei, e lancia, attraverso la Corte dei Conti, otto raccomandazioni nelle quali, prendendo atto del sostanziale fallimento delle politiche volontarie, si chiede l’adozione obbligatoria di alcuni provvedimenti fondamentali.

Un anno fa, l’alta corte era stata incaricata di occuparsi della questione da parte della commissione Affari sociali dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento francese): la risposta è un corposo rapporto di oltre 150 pagine in cui, innanzitutto, si traccia un quadro della situazione del peso dei francesi, da cui deriva il punto 1: negli anni il monitoraggio dell’andamento del peso è sempre stato nazionale, ma ora è necessario che le indagini siano standardizzate a livello regionale, condotte a cadenze fisse ed estese al sistema scolastico, per controllare anche la condizione dei più giovani. Lo stesso vale per il coordinamento delle politiche pubbliche, di cui è oggetto il punto 2, che vanno armonizzate a livello regionale e anche intersettoriale molto più di quanto accada ora.

Si entra quindi nel merito, sottolineando come gli impegni assunti dalle aziende siano stati troppo timidi, e troppo spesso disattesi: affidarsi solo a essi non basta più. Per questo il punto 3 chiede l’introduzione di tassi massimi per il contenuto di zucchero, sale e grassi, da definire insieme alle aziende che avevano aderito agli accordi per la limitazione delle stesse categorie di nutrienti su base volontaria. Oltre 180 aziende hanno aderito al programma Nutri-Score lanciato due anni fa dal ministero della Salute, ma secondo Que Choisir le etichette sono presenti solo nel 5% dei prodotti offerti dalla grande distribuzione: un valore che, da solo, spiega molto.

Il punto 4 riguarda invece la pubblicità, che andrebbe regolamentata nel suo complesso e nell’ambito della quale andrebbe sempre inserita l’etichetta Nutri-Score. Bisognerebbe definire orari, durata e fasce d’età per le pubblicità relative a cibi e bevande su ogni mezzo audiovisivo e digitale, e introdurre alcuni divieti soprattutto per quanto riguarda i bambini, dal momento che l’efficacia della scomparsa della pubblicità di prodotti nocivi sui consumi è stata ampiamente dimostrata – da decenni – per quanto riguarda il tabacco.

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Tra le raccomandazioni della Corte dei Conti francese per la lotta all’obesità ci sono anche limiti alla pubblicità dei prodotti alimentari

C’è poi un ruolo anche per le associazioni di consumatori, di cui si occupa il punto 5: dovrebbero aiutare a condividere e diffondere gratuitamente le informazioni nutrizionali rese note dalla Santé Publique France in modo da raggiungere il più ampio pubblico possibile.

Analogamente, sono chiamati a fare la loro parte anche i vari membri del personale sanitario: gli infermieri, oggetto del punto 6, potrebbero avere un ruolo importante nella cura dell’obesità e nella sua prevenzione, se il loro campo d’azione fosse esteso anche a queste condizioni. E lo stesso vale per dietisti e psicologi, che dovrebbero essere coinvolti nei programmi di trattamento dei bambini sovrappeso e obesi. Programmi che dovrebbero tenere nella giusta considerazione anche l’attività fisica, si legge nel punto 7. Lo stesso vale per gli adulti, cui è dedicato il punto 8, che dovrebbero essere inseriti in programmi multidisciplinari ispirati a concetti simili, ma ovviamente adattati.

Nel testo si trovano poi considerazioni, testimonianze e raccomandazioni su altri aspetti quali la presenza di fast food, la relazione tra disparità socio-economiche e obesità, i progetti territoriali, le campagne informative e molto altro, per cui mancano ancora studi conclusivi su cui basarsi per indicare una strada specifica. Ma il segnale più forte del rapporto è probabilmente il rapporto stesso, che annuncia un cambiamento di atteggiamento da parte delle autorità d’Oltralpe, con una presa in carico della salute dei cittadini da parte dello stato, visto che i privati non si sono dimostrati all’altezza.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

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    Beh, commentando giorni fa uno degli articoli sul Nutriscore, segnalavo quel che dal punto di vista dello Stato gli può interessare, e cioè non la salute dei cittadini, ma la SPESA sanitaria che le persone non in salute provocano. Direi che qui abbiamo appunto la conferma che nei riguardi dello stato, le azioni delle lobby possono essere combattute più facendo leva sulla spesa sanitaria, che sulle buone ragioni. Infatti non vedo logica di attribuire l’esame alla Corte dei Conti… Invece che ad autorità sanitarie, se non quella che in Francia appunto hanno messo sotto osservazione il problema spesa…

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    Le parole sono importanti. In Francia parlano ancora di salute dei cittadini. Quaggiù in Italia siamo retrocessi a “consumatori” e all’ospedale “clienti”