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Nutrire il pianeta: la pubblicazione del Ministero è chiara ed esaustiva, ma ha molti punti deboli

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Il capitolo dedicato alla dieta mediterranea lascia qualche dubbio in merito alle fonti

“Nutrire il pianeta, nutrirlo in salute, equilibri nutrizionali di una sana alimentazione” è il titolo di una pubblicazione del Ministero della Salute. Senza avere la pretesa di essere esaustivo, questo documento – fruibile da chiunque per semplicità e chiarezza – affronta diverse tematiche di ambito nutrizionale nelle vari fasi della vita: dall’allattamento al seno all’alimentazione dell’anziano, dalla dieta dello sportivo alle intolleranze alimentari.

Ottimo è il capitolo su alimentazione e obesità patologica, dove si sfatano diversi miti. Nel lungo termine la dieta povera in carboidrati ha la stessa efficacia della dieta povera in grassi nel ridurre il sovrappeso, quindi è preferibile non seguire le classiche diete a base di carne/pesce e prive di pasta/pane; le diete drastiche (ad esempio di 600-800 kcal al giorno) non mostrano nel lungo termine particolari vantaggi rispetto alla dieta a basso contenuto calorico ( es. 1200-1600 kcal al giorno).

Interessante è il capitolo “dieta e psiche” dove si evidenzia come traumi durante l’infanzia, in particolare abusi sessuali, siano correlati in età adulta con l’incidenza di disturbi del comportamento alimentare (bulimia e anoressia) e obesità. Nonostante questi aspetti positivi, le criticità che emergono sono molteplici. Per prima cosa dal punto di vista formale è difficile capire quali siano le fonti bibliografiche.

bambina bere latte
Secondo il Ministero, l’introduzione del latte vaccino intero dovrebbe aver luogo non prima del 2° anno di vita

Ad esempio quando si parla di alimentazione del bambino (pag. 13), si afferma, senza dare alcuna spiegazione o riferimento per approfondire, che “l’introduzione del latte vaccino intero dovrebbe aver luogo non prima del 2° anno di vita”. Nell’intera opera non ci sono riferimenti bibliografici puntuali all’interno del testo, ma solamente elencati in ordine alfabetico alla fine di ogni capitolo (e non in tutti). Questa mancanza è tanto più grave poiché la pubblicazione del Ministero della Salute è rivolta ai medici di famiglia e il rigore scientifico impone di citare la referenza di ogni affermazione.

Nel capitolo sulla dieta mediterranea si forniscono dei dati molto interessanti per quanto riguarda il consumo attuale di carboidrati in Italia: “gli adulti maschi sono sotto il 44,3% (delle calorie totali giornaliere) e oltre i livelli superiori per i grassi, cioè più del 36%”. Eppure nessuno cita la fonte dalla quale arrivano questi numeri. Inoltre, quando si descrive la ripartizione dei macronutrienti della dieta mediterranea con un 55-60% da carboidrati, 25-30 % da grassi e un 10-15% da proteine, si afferma che tale ripartizione permette una “maggior presenza di proteine, a discapito dei grassi”. In realtà è più corretto dire che sono i carboidrati maggiormente rappresentati, a discapito dei grassi, come emerge in molti modelli di dieta mediterranea (Spagna, Italia, Grecia).

 

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Per descrivere la dieta mediterranea, (seguita nei primi anni ’60 nel sud Italia, Grecia e Creta) viene presentata una piramide alimentare molto chiara. La fonte è l’Università di Harvard, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità e la Oldways Preservation Trust, 1993. Il lettore deve arrangiarsi a cercare in letteratura la pubblicazione che descrive questa piramide: Willet, American Journal of Clinical Nutrition del 1995.

All’apice della piramide, troviamo l’alimento meno consumato in assoluto che è la carne rossa, presente nella dieta solo qualche volta al mese: un dato che si trova perfettamente in linea con le recenti raccomandazioni dello  IARC. A seguire ci sono i dolci ricchi di zuccheri o di grassi saturi, che all’epoca venivano consumati solo poche volte a settimana. Ricordiamo che la margarina, gli acidi grassi trans e l’olio di palma non si erano ancora diffusi (nei primi anni sessanta in quelle zone). La fonte principale di grassi all’epoca era l’olio di oliva, che veniva consumato giornalmente. Si trattava principalmente di acido oleico (monoinsaturo) con una percentuale stimata di grassi saturi inferiore al 7-8% dell’energia, al di sotto del 10% fissato dalle attuali linee guida italiane (LARN 2014).

bibite coca-cola tasse zucchero
Non è vero che non esistono alimenti proibiti nella dieta mediterranea: le bibite zuccherate, per esempio non ne fanno parte

Un dato interessante che emerge da questa piramide è che latte e derivati erano in genere presenti ogni giorno nella dieta e il loro consumo era molto maggiore di quello di una tipica dieta moderna USA o nord europea. Nella penultima fascia alla base della piramide ministeriale, dove sono presenti i legumi (accanto alla frutta e verdura), mancano le noci: una fonte importante di acidi grassi omega 3, vit. E, fibra alimentare e proteine vegetali.

Ancora si scrive che la Dieta mediterranea presenta diversi aspetti veramente favorevoli: il primo dei quali è che “non esistono alimenti proibiti”. Anche questa è una affermazione che si presta ad equivoci. È importante ricordare che nella dieta mediterranea non c’è mai stata la presenza di margarina, bibite zuccherate, creme spalmabili ricche di zuccheri e grassi, merendine e dolci preconfezionati. Questo significa che – se vogliamo davvero seguire la vera dieta mediterranea  – in realtà ci sono degli alimenti “proibiti”.

Altra affermazione senza riferimento bibliografico (e quindi non verificabile) è quella relativa ai prodotti biologici che porterebbero ad “una riduzione dell’omocisteina, fosforo, colesterolo totale e microalbuminuria e ad un aumento della vitamina B12”.  Molto discutibile è l’enfasi che viene data in diverse parti dell’opera alle presunte proprietà salutistiche del vino. Il capitolo “alimentazione e malattie del cuore e della circolazione” esalta delle virtù salutistiche sia del vino rosso sia bianco con continue citazioni di Pindaro, Orazio e Paracelso. Si evita invece di dire quali sono i rischi. Nel capitolo “alimentazione e tumori” non se ne parla, quando invece sarebbe opportuno citare che l’abolizione di alcol è uno dei primi provvedimenti per ridurre il rischio di cancro (WCRF/AICR 2007).

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Il consumo di vino – anche se in quantità moderata – dovrebbe essere sconsigliato

Un altro argomento importante, ma assente nel documento, è il problema dell’assunzione di alcol nelle donne in età fertile che può provocare malformazioni nei feti durante la gravidanza. Le donne infatti si accorgono di essere incinte sempre con alcune settimane di ritardo e anche quando sono consapevoli della gravidanza, alcune di loro continuano a bere alcolici. E poiché si parla di vino, si sarebbe potuto dedicare un capitolo all’alcolismo che ancor oggi interessa almeno un milione di persone in Italia, con 8 milioni di consumatori a rischio, con costi sanitari e sociali di diversi miliardi di euro l’anno.

Esaltare le proprietà benefiche sul cuore di una bevanda che contiene una sostanza tossica (l’alcol non è un alimento) che è uno stupefacente e che causa il cancro non è un messaggio utile se vogliamo tutelare la salute delle persone. Per ridurre i danni derivanti dal consumo di alcol, il parlamento europeo sollecita di evitare l’uso di messaggi o informazioni ingannevoli che possano indurre equivoche interpretazioni sulle qualità nutrizionali e soprattutto sulle presunte proprietà terapeutiche.

In realtà la storia del vino rosso che fa bene al cuore è ampiamente dibattuta (LARN 2014 pag 620-632). Ammesso, ma non concesso, che l’alcol abbia un qualche effetto protettivo contro le malattie cardiovascolari “la valutazione e l’analisi delle evidenze scientifiche disponibili non consentono di poter sostenere o promuovere il consumo pur moderato di bevande alcoliche” (LARN 2014 pag 628). Il ministro Beatrice Lorenzin scrive nella prefazione che l’obiettivo di questa pubblicazione è quello di sfatare dei “falsi miti”. Ma ancora una volta si è persa l’occasione di sfatare il falso mito dell’alcol che “fa bene”.

Il ministro indica come destinatari dell’opera i medici di famiglia che hanno l’importante compito di promuovere una corretta alimentazione nella popolazione italiana, ma nel panel di esperti non c’è alcun medico di famiglia: se così fosse stato sicuramente l’opera finale sarebbe stata più equilibrata. La medicina di famiglia infatti è una specialità che considera la salute a 360°. Un panel di esperti in pediatria, epidemiologia, nutrizione che produce un documento per medici di famiglia è una stonatura, perché gli esperti in questione hanno una visione della salute troppo ristretta (es. il vino rosso che fa bene al cuore).

 

  Antonio Pratesi

Antonio Pratesi
medico nutrizionista

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2 Commenti

  1. da consumatore condivido le critiche, anche se tendo a difendere il valore dei prodotti bio, rispetto ai convenzionali, non foss’altro perché meno inquinati.

  2. in questo articolo dovrebbe essere approfondito la differenza tra carboidrati raffinati, integri ed integrali, e la correlazione con la genesi delle malattie croniche non trasmissibili tra cui diabete, alzheimer e tumore al colon ed al seno seno; il ruolo dell’alimentazione e l’epigenetica e la comunicazione che passa attraverso la somministrazione degli alimenti e per finire l’influenza dei sistemi di cottura sui cibi.