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Notizie dal mondo: pesticidi nel salmone, frutta e verdura brutta, intossicazioni alimentari, eccesso di vitamine e uso della parola “natural”

Luci e ombre dei filetti di salmone: allevamenti biologici contaminati dai pesticidi dei campi agricoli

salmone La rivista francese 60 millions de consommateurs – edita dall’Institut national de la consommation, che è vigilato dal ministero dell’Economia, competente in materia di consumi – ha analizzato 23 filetti di salmone, uno dei pesci più consumati oltralpe, di cui18 provenienti da allevamenti in Cile, Scozia, Irlanda, Isole Faroe e Norvegia, e cinque pescati nel Pacifico. Complessivamente, la qualità del pesce è risultata buona ma alcuni dati sollevano interrogativi. Gli elementi positivi sono che nessun campione ha rivelato la presenza di residui di antibiotici quantificabili e che il pesce “selvaggio” lo è veramente, come dimostra il basso tenore di Omega 6. Il salmone d’allevamento cileno risulta privo di sostanze inquinanti, il che può essere il risultato dello sforzo messo in atto dalle aziende di acquacoltura del Cile per risollevarsi dopo le critiche degli anni passati, a causa dell’epidemia causata dal virus ISA, l’anemia infettiva del salmone. Continua a leggere l’articolo.

 

Frutta e verdura brutta, ma buona e scontata. Successo dell’iniziativa dei supermercati francesi Intermarché

frutta verdura bruttiPer combattere il caro vita e lo spreco alimentare, che ha una delle sue cause nella diffusa convinzione di supermercati e consumatori che la perfetta forma di frutta e verdura corrisponda a una migliore qualità, la catena francese Intermarché ha deciso di mettere in vendita, a prezzi scontati del 30%, anche quelli dalle forme più strane o di dimensioni inadeguate o eccessive, apparentemente brutti, quelli definiti “senza gloria”. In un’area loro dedicata, si trovano peperoni bitorzoluti, carote a due e tre punte, mele siamesi, che rappresentano il 40% della produzione in Francia e che solitamente, al momento della raccolta, finiscono tra i rifiuti. Continua a leggere l’articolo.

 

In Gran Bretagna, oltre un milione di intossicazioni alimentari l’anno

Lpetto pollo’agenzia per la sicurezza alimentare britannica, la Food Standards Agency (FSA), ha pubblicato una nuova ricerca sui casi di intossicazione alimentare che si registrano annualmente in Gran Bretagna e su quali sono i cibi maggiormente coinvolti. Solitamente, le statistiche ufficiali sottostimano largamente questi fenomeni, perché solo i casi più gravi vengono segnalati, la maggior parte delle persone non si rivolge al medico di famiglia e non tutti i medici effettuano test per patogeni specifici. Lo studio della FSA, invece, utilizza un precedente studio del 2011, insieme alle statistiche ufficiali, e quindi fornisce stime sulle reali dimensioni delle intossicazioni di origine alimentare nel Regno Unito. Continua a leggere l’articolo.

 

Usa, bambini sovraesposti ad alimenti con eccesso di vitamine e minerali

Vitamins & mineralsSpesso gli alimenti sono rinforzati con grandi quantità di vitamine e minerali, per farli apparire più nutrienti e venderli meglio. Ci sono due problemi, però: il primo è che questo può servire a far sembrare migliore di quello che è un prodotto nutrizionalmente povero; il secondo è che la grande diffusione di alimenti fortificati rischia di esporre i bambini a un eccesso di alcune vitamine e minerali, trasformando una cosa buona in qualcosa che non lo è. Lo evidenzia un rapporto dell’Environmental Working Group (EWG), ricordando come, secondo molti studiosi, milioni di bambini americani al di sotto degli otto anni assumano troppa vitamina A, zinco e niacina (vitamina B3) da alimenti fortificati, in particolare attraverso i cereali e gli snack. Continua a leggere l’articolo.

 

Organic market fruits and vegetablesNegli Stati Uniti, una petizione chiede di vietare la definizione “natural” per gli alimenti

Oltre 40 miliardi di dollari, a tanto ammontano, secondo i dati Nielsen, le vendite annue negli Stati Uniti di alimenti che nel nome o sulla confezione hanno la parola “natural”. Si tratta di un termine che in realtà non significa nulla di preciso e che la Food and Drug Administration (FDA) consente di utilizzare per gli alimenti che non contengono coloranti, aromi artificiali o sostanze sintetiche, pur osservando che è difficile definire “naturale” un alimento o una bevanda che ha subito un processo industriale. Per questo, l’organizzazione dei consumatori Consumer Reports ha lanciato una petizione online, chiedendo che la FDA vieti l’utilizzo di questa definizione, giudicata vaga, fuorviante e ingannevole. Continua a leggere l’articolo.

 

Beniamino Bonardi

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Foto: iStockphoto.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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