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Etichette alimentari: secondo un`indagine Nielsen molti italiani non si fidano, ma le ritengono importanti

 Etichette alimentari e obesità. Questi sono i due argomenti su cui sono stati intervistati oltre 25.000 navigatori internet di 56 Paesi del mondo, nel corso dell’indagine Global Nielsen Survey 2011 di Nielsen. 

Concentrando l’attenzione sull’Italia, emerge che più della metà dei consumatori comprende appieno le informazioni sulle etichette dei prodotti alimentari (59%). Capire però non equivale a fidarsi. Infatti quando viene chiesto agli intervistati se ritengano veritiere le informazioni riportate sulle confezioni, emerge un vivo scetticismo, soprattutto per le indicazioni sulla salute. Sono più di due terzi i consumatori che ritengono le informazioni sulla “naturalità” degli ingredienti o sui presunti benefici per il cuore credibili solo qualche volta, se non mai. Maggiore fiducia riscuotono le informazioni sui nutrienti, e in particolare sul contenuto di vitamine, ritenute valide da una persona su quattro.

Le tabelle nutrizionali non sono forse ancora alla portata di tutti, però i consumatori ne riconoscono l’importanza. Supera infatti l’80%, la percentuale delle persone che vorrebbe che i ristoranti includessero nei menu, le informazioni nutrizionali e le calorie dei piatti proposti.

Spesso l’etichetta è l’unico mezzo di comunicazione tra le aziende e i consumatori, e chiarezza e affidabilità sono requisiti fondamentali anche come strategia di marketing. Non è certo da ritenere casuale il moltiplicarsi dei claim salutistici sulle confezioni dei prodotti. I consumatori sempre più capiscono che la salute passa, anche, attraverso una sana alimentazione.

Nell’inchiesta Nielsen, emerge che più della metà degli intervistati si ritiene sovrappeso o addirittura obeso, e di questi ben l’80% vede nella dieta una possibile soluzione al proprio problema. Si ferma al 54% invece la quota di persone disposte a fare più esercizio fisico per tornare in forma. È un dato interessante, che conferma il legame tra alimentazione e salute, soprattutto nell’immaginario collettivo. Nel dettaglio, le modifiche che i consumatori apporteranno alle loro diete sono: ridurre i grassi 67%, gli zuccheri e il cioccolato 65%, prediligere cibi freschi e naturali 50% e diminuire le porzioni 47%. I prodotti “arricchiti”, quelli che pubblicizzano un qualche beneficio per la salute, rimangono invece un acquisto occasionale.

Occorre precisare che questi dati rappresentano solo le intenzioni degli intervistati, e non è detto che poi si trasformino in realtà.

 

Valeria Nardi

 

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