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Biscotti Mulino Bianco: tra gli ingredienti ci sono gli “aromi (latte)”. Di cosa si tratta? ll parere dell’esperto

fiori latte mulino bianco
Tra gli ingredienti dei biscotti “Fiori di latte” del Mulino Bianco compare la dicitura “aromi (latte)”

Un lettore, in riferimento all’articolo sulla classificazione degli aromi, ha sollevato qualche dubbio sulla dicitura “aromi (latte)” presente nell’elenco degli ingredienti dei biscotti Mulino Bianco “Fiori di Latte” della Barilla. «A me appare vagamente fuorviante. Non capisco infatti in quale categoria di aromi potrebbe rientrare in riferimento all’articolo da voi pubblicato qualche settimana fa. Scritto in questo modo un consumatore comune può credere che l’aroma sia portato dal latte. È ammessa dalla legge questa modalità?».

 

Abbiano chiesto chiarimenti a Domenico Stirparo, esperto dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (AIIPA).

 

Per prima cosa dobbiamo considerare la differenza tra aromi naturali e artificiali. L’articolo de Il Fatto Alimentare si riferisce solo alla prima tipologia di aromi, ossia a quelli ottenuti dall’estrazione delle molecole (con solventi o altre tecniche) da un elemento presente in natura (es: arancia, limone etc.). Gli aromi natural-identici sono invece quelli che ripropongono la molecola presente in natura, ma sintetizzata in laboratorio. Altra cosa ancora sono gli aromi sintetici, prodotti in laboratorio e non corrispondenti a molecole presenti in natura.

 

latte pavimento
La scritta “aromi (latte)” può indicare che il produttore abbia utilizzato aromi naturali senza specificare le singole componenti

Entrambe le categorie di aromi (più quella dei natural-identici) sono regolate dal Reg. Ce 1334/08. La dicitura presa in considerazione dal lettore di per sé non risulta fuorviante, tenendo conto della complessità della normativa vigente e della possibilità data al produttore di non riportare sull’etichetta la lista di molecole che compongono l’aroma utilizzato, proprio per salvaguardare l’unicità del prodotto ed – eventualmente – le vendite. Basti pensare a quanto ad alcuni prodotti che  hanno avuto  successo  grazie alla scelta dell’aroma giusto.

 

Di conseguenza la scritta “aromi (latte)” può indicare che il produttore abbia utilizzato aromi naturali senza specificare le singole componenti per motivi di dimensioni dell’etichetta o per riservatezza. Oppure gli aromi in questione sono di sintesi e potrebbe essere composto da decine e decine di molecole diverse, non indicate per gli stessi motivi dell’aroma naturale.

 

ingredienti fiori di latte
La dicutura “aromi (latte)” sull’etichetta dei biscotti Essere Mulino Bianco è poco chiara ma corretta

Quindi il produttore si attiene alla normativa citando l’aroma e il suo “compito”, ossia evocare il sapore del latte. La legge attuale permette di non distinguere tra aroma naturale e artificiale, mentre in passato era obbligatorio scrivere “aromi naturali”, senza specificare la fonte (latte in questo caso). Oggi il Reg. CE 1334 costringe l’operatore che non intenda adottare le diciture criptiche ivi previste (ad es. aroma naturale di latte con altri aromi naturali) a utilizzare il generico termine “aromi”.

 

Questo potrebbe generare il dubbio lecito del lettore, al quale possiamo rispondere che la dicitura è ammessa per legge, ma non sappiamo dire da quali, quante e di che tipo siano le molecole che fanno sì che quei biscotti ricordino il latte.

 

Con la collaborazione di:

Domenico Stirparo esperto dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (AIIPA).

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com, Mulinobianco.it

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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15 Commenti

  1. A mio parere il motivo non è il voler evocare l’aroma di latte (non vedo dove possano essere i vantaggi nel farlo), ma indicare la presenza dell’allergene latte nella ricetta.

    • L’interpretazione di Alessandro dovrebbe essere giusta. Non a caso la dicitura ‘latte’ è indicata con carattere grassetto.
      A me sembra corretta.

    • L’etichetta non la vedo bene, ma se è pure in grassetto, allora dubbi non ce ne sono più.

  2. I biscotti si chiamano fiori di latte quindi devono sapere di latte, io penso invece che essendoci solo il 5,1% di latte scremato in polvere per esaltare il sapore del latte aggiungono l’aroma latte, questo perché molto probabilmente l’aroma costa meno del latte scremato in polvere. Quindi poco latte scremato e aggiunta di aroma latte per esaltare il sapore. Non penso che quella dicitura sia stata posta per questioni di allergeni, in quanto al consumatore poteva bastare anche il solo latte in polvere come ingrediente, inoltre hanno aggiunto la dicitura “Gli ingredienti possono provocare allergie o intolleranze” che per legge va più che bene e poi sotto come imposto da legge (essendoci la possibilità di contaminazioni crociate) hanno inserito la dicitura “può contenere tracce di…”

    • Le indicazioni dell’UE sono di ripetere anche 100 volte lo stesso allergene se usato fra gli ingredienti e poi nessuna legge impone di scrivere “può contenere tracce di…” (si tratta solo di un paravento dei produttoori).

    • Mi correggo, la dicitura “può contenere tracce di…” è solo una dicitura volontaria e non imposta per legge, mi sono espresso male.

    • Qualora anche fosse che il sapore del latte venga esaltato dall’aroma, io, azienda, non ho alcun vantaggio a voler far sapere ciò. E se per assurdo lo volessi fare scriverei “aroma di latte”. Se avessero usato più aromi naturali, come ipotizza l’esperto, la dicitura corretta sarebbe stata comunque “aromi” appunto e latte sarebbe l’indicazione dell’allergene e non del sapore. Mettere l’allergene tra parentesi è prassi comune tra l’altro. Resto della mia idea. Magari sarò smentito dal produttore stesso, ma in ogni caso, è un problema che si fonda sul nulla! Non è ingannevole, non è scorretto e non vedo cosa cambi per il consumatore sapere se il gusto di latte che sente derivi dal latte stesso o dall’aroma, visto che il latte comunque c’è! Sarebbe più sostenibile il discorso se nella lista ingredienti il latte non ci fosse proprio…

    • Io non ho mai detto che c’è qualcosa di sbagliato. Ho solo espresso il mio parere sul perché l’azienda utilizza l’aroma latte e ripeto a mio parere è stato messo solo per esaltare l’aroma latte. Non è una novità che gli aromi vengano utilizzati per migliorare il gusto del prodotto finito. Poi essendo anche un allergene allora è stato inserito nella lista ingredienti specificando “latte”.

  3. In base alle norme sugli aromi e sull’etichettatura. Mi sento di condividere molto di più la posizione di Alessandro e non la teoria dell’esperto.
    Tuttavia, una dichiarazione del produttore sarebbe d’aiuto…
    Guido! se ci sei batti un colpo…

  4. Mi piace tanto perche a un ottimo gusto e de buono molto

  5. Federico, non mi riferivo al tuo intervento, ma a al dubbio del lettore da cui è scaturito tutto l’articolo

  6. Scusa Alessandro 🙂

  7. Sapere se l’aroma arriva dal latte o dall’aroma naturale o da un aroma conta eccome! Ed è il motivo percui la recente normativa europea ha stabilito che deve essere indicato aroma naturale di …
    Invece così scrivendo Barilla gioca con le parole e le parentesi per insinuarsi nei buchi legislativi e far pensare di usare latte o avvicinarsi alle modalità di indicazione dell’aroma naturale e sicuramente ciò è ben studiato ma non vietato. Marketing made in Italy…

    • Non è che Barilla fa pensare di usare il latte: il latte lo usa e lo indica nella lista ingredienti. La normativa dice che può essere indicata l’origine dell’aroma (naturale) nel momento in cui questo è facilmente riconoscibile nel prodotto (art 16 comma 5). Le parole chiave sono “può” e “naturale”. In ogni caso questo discorso sarebbe valido nel momento in cui il latte in polvere non fosse tra gli ingredienti. A meno che non si voglia sostenere che il latte in polvere sia insapore. Che poi gli aromi si usino (anche) per esaltare una certa componente è chiaro. La mia interpretazione (per quello che può valere) è che Barilla usi un aroma o un aroma naturale che non disponga dei requisiti per poter essere indicato come “aroma naturale di…” e che il latte sia indicato come allergene. Tale ipotesi troverebbe conferma se (ripeto che io non ho mai visto l’etichetta) effettivamente, come ha scritto Francesco, la parola “latte” fosse scritta in grassetto o con un carattere differente rispetto al resto della lista ingredienti come prescritto da Reg. CE 1169/2011.