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Anche il Ministero (in ritardo) lancia l’allerta sul velenosissimo pesce palla maculato arrivato in Sicilia. Dal 1992 è comunque vietata la vendita

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Il comunicato dell’Ispra in cui si avvisa che il pesce palla maculato, originario del Mar Rosso, ha carni altamente tossiche

Oggi il Ministero della salute con oltre dieci giorni di ritardo rispetto al primo avviso dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), ha diffuso un’allerta sulla presenza nelle acque vicine all’isola di Lampedusa del pesce palla maculato, originario del Mar Rosso, le cui carni sono altamente tossiche anche dopo la cottura. La specie in questione è il Lagocephalus sceleratus (Pesce palla maculato o argenteo) migrata attraverso il Canale di Suez in Turchia, poi in Israele, Rodi e adesso giunta nella zona di Lampedusa dove è stato pescato un esemplare.

 

Il pesce appartiene alla famiglia dei Tetraodontidae, noti anche con il nome di “pesci palla”, “puffer fish” o “fugu”. Non è la prima volta che accade, altre segnalazioni sono state evidenziate negli anni scorsi dalla rivista Eurofishmarket.

 

La pericolosità di questi pesci è a collegare alla tetrodotossina (TTX), una tra le più potenti tossine conosciute che può portare sino alla morte a distanza di poche ore dall’ingestione. Infatti la commercializzazione dell’intera famiglia è vietata dal 1992 (Regolamento (CE) 854/2004) e attualmente è stato esteso anche a livello europeo. La questione non va sottovalutata perché le carni del pesce sono altamente tossiche anche dopo la cottura, e consumi occasionali hanno già causato alcuni decessi in altri Paesi del bacino mediterraneo.

 

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Le carni del pesce sono altamente tossiche anche dopo la cottura, e consumi occasionali hanno già causato alcuni decessi in altri Paesi del bacino mediterraneo

L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) aveva già segnalato a tutte le Asl che si occupano di allerta sanitaria la presenza del pesce palla nei mari italiani con un documento datato sette novembre 2013. Nel testo destava una certa preoccupazione la frase finale che recitava: “poiché il mercato dei prodotti ittici è particolarmente sensibile agli allarmi […] non sarà data alcuna comunicazione stampa di tale rinvenimento

 

In ogni caso, nessun esemplare di questa famiglia può comparire nelle pescherie, ma resta è doveroso informare i cittadini e i pescatori in caso di un’eventuale cattura che non di deve assolutamente mangiare. La locandina informativa dell’Ispra (vedi a lato) sarà affissa in tutti i porti della Sicilia meridionale.

 

Sara Rossi

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. “poiché il mercato dei prodotti ittici è particolarmente sensibile agli allarmi […] non sarà data alcuna comunicazione stampa di tale rinvenimento”

    Se la prossima estate un villeggiante, munito di gommone e lenza, pensasse di dedicare qualche ora di relax a pescare e gli capitasse uno di questi pesci nel mucchio… di chi sarebbe la responsabilità della mancata informazione ? Soltanto la legge non ammette ignoranza ma in questo caso l’ignorante appare proprio l’Ispra. Complimenti!!!

  2. bhe, direi che il commento di nicolò non fa proprio una piega…