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Il miele industriale è l’ingrediente di numerosi alimenti, ma di che cosa si tratta? Quali le differenze rispetto al prodotto naturale?

miele industriale pan depices cereal mieleCos’è il “miele industriale”, e perché lo ritroviamo in un dolce tra gli ingredienti più importanti? Ce lo siamo chiesto leggendo l’etichetta del Pain d’epices Cereal, un tipico dolce francese, che segnala in etichetta un contenuto del 29% di miele industriale. Lo stesso ingrediente risulta essere presente anche in altri prodotti Cereal come le barrette al sesamo.

Di cosa si tratta? La legge italiana recepisce la direttiva europea in materia e definisce “miele industriale” quello “che è adatto all’uso industriale o come ingrediente in altri prodotti alimentari destinati ad essere successivamente lavorati e che può: a) avere un gusto o un odore anomali; b) avere iniziato un processo di fermentazione, o essere effervescente; c) essere stato surriscaldato”.

Si tratta di un prodotto di scarsa qualità, «che ha un gusto e un odore anomali e non è, o non è più, adatto al consumo diretto, perché i  parametri di composizione non sono quelli di un prodotto fresco e “di qualità”» spiega Laura Betti del Consorzio Nazionale Apicultori Conapi.

La legge chiede di specificare di cosa si tratta, visto che, se nella denominazione di vendita di un prodotto alimentare che lo contiene come ingrediente questo può essere designato con il solo termine “miele” (per esempio “biscotti al miele”) l’elenco degli ingredienti deve comunque riportare la denominazione completa in cui si specifica “per uso industriale”.

In questo caso però sembra che il problema nasca da un errore di traduzione. L’azienda produttrice del Pain d’epices, Nutrition & Santé Italia SpA,  ha spiegato che “la dicitura “miele industriale” è dovuta a un errore di interpretazione della normativa da parte del tecnico di produzione dello stabilimento stesso (situato in Belgio) forse per una interpretazione linguistica sbagliata. L’ingrediente utilizzato non è “miele industriale”, ma la cottura a cui è sottoposto il prodotto è stata erroneamente interpretata dal produttore come processo di trasformazione in miele industriale (come da D. Lgs. 179/2004)”. Mentre in etichetta, prosegue il comunicato dell’azienda “andrebbero in realtà indicati gli ingredienti della ricetta “cruda””.

Nonostante le caratteristiche del prodotto delle api cambino con la cottura, che ne distrugge alcune delle proprietà nutrizionali, la differenza resta rilevante. Ci è sembrato utile fare chiarezza sui diversi tipi di miele disponibili sul mercato. Prima di tutto, perché è importante non confondere quello industriale con il prodotto pastorizzato, liquido e dorato prodotto anche da marchi famosi. «In questo caso si tratta di un miele che è stato sottoposto a un riscaldamento a temperature elevate (tra i 70 e gli 80 gradi) per alcuni secondi. – Spiegano in Conapi, – un procedimento che non serve per scopi di conservazione o sanitari, ma per mantenerlo liquido quanto più a lungo possibile».

Si tratta di una caratteristica gradita al pubblico, ma numerosi mieli cristallizzano poco dopo la raccolta, e solo alcune varietà come quelle di acacia, di castagno o di melata restano liquide a causa della maggior presenza di fruttosio. In commercio si trovano prodotti ottenuti mescolando vari tipi di miele per creare un gusto costante, ma subiscono il trattamento di pastorizzazione per restare liquidi, perdendo però parte dei loro elementi nutritivi.

miele 479052791In realtà infatti il mondo del miele è complesso, non solo perché è il prodotto più importante dell’alveare ma non l’unico (ci sono anche propoli, polline e pappa reale). Si tratta di un alimento vivo, che è composto soprattutto di glucosio e fruttosio ma può assumere colori e profumi diversi a seconda della composizione e delle stagioni.

Oltre al tipo “millefiori”, che come dice il nome è composto da insieme variegato e mai costante di fiori diversi, esistono il miele di melata, ricavato dalla linfa zuccherina che fuoriesce da alcune piante, e quelli uniflorali – in Italia se ne produce una ventina di varietà (vedi tabella sotto) – per ottenere i quali a volte gli apicultori spostano le arnie in modo da permettere alle api di bottinare, ossia di raccogliere il polline, dalle piante desiderate.

 

Paola Emilia Cicerone

 

I principali mieli uniflorali italiani fonte: Conapi

tabella miele conapi

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Foto: Thinkstockphotos.it

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  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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