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Metano: produzione record negli ultimi 20 anni. Un quarto deriva dagli allevamenti

La produzione di metano, negli ultimi vent’anni è aumentata a livelli record, del 10%, e le principali fonti sono due: le produzioni industriali e le emissioni dei veicoli, e gli allevamenti intensivi. Lo ricorda Nature ), in un allarmato articolo che sintetizza gli ultimi dati disponibili e che è uscito negli stessi giorni in cui Burger King sembra temere le ripercussioni di una responsabilità così impegnativa, perché lancia sul mercato il primo whopper a emissioni ridotte.

Nel 2017, ultimo anno per il quale sono disponibili dati completi, il metano rilasciato in atmosfera ha raggiunto la quota mai toccata prima di 596 milioni di tonnellate, secondo i ricercatori di Global Carbon Project, network che studia le emissioni globali di gas serra; tra il 2000 e il 2006 le emissioni di metano sono aumentate di circa 50 milioni di tonnellate, grazie ad animali da allevamento e industrie e/o motori, e poi il gas ha continuato a crescere, fino a raggiungere le attuali 1,875 parti per miliardo, un valore che si stima sia 2,5 volte quello dell’epoca pre-industriale.

Il metano, spiegano gli autori, dura circa 12 anni: non molto, rispetto ad altri gas. Tuttavia è tra i peggiori quanto a effetto serra: a parità di peso è circa 20 volte più potente della CO2. Su 20 anni, gli effetti di una tonnellata di metano sono circa 85 volte quelli di una tonnellata di anidride carbonica, e su un periodo di 100 anni una tonnellata di metano equivale a 28 tonnellate di CO2. Come se non bastasse, il metano favorisce la formazione di ozono.

MetanoPer quanto riguarda l’origine, circa un terzo deriva dalla decomposizione di materiali organici, ma circa un quarto arriva dalle industrie e dai motori, e un altro quarto dagli allevamenti.
Il metano che si forma dalla decomposizione non è aumentato nel periodo 2000-2006, ma quello derivante dagli allevamenti sì: del 12%, e nel 2017 ha raggiunto i 227 milioni di tonnellate. Il metano derivante dalla combustione e dalle aziende è aumentato del 17%, raggiungendo i 107 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda gli allevamenti, l’Europa è l’unico continente dove si è registrata una diminuzione grazie a leggi volte a ridurre le emissioni e all’orientamento di un’opinione pubblica sempre meno favorevole alla carne di allevamento. Africa, Medio Oriente, Cina e Asia hanno invece continuato ad aumentare gli allevamenti e le conseguenti emissioni di metano, così come hanno fatto gli Stati Uniti, luogo di origine di Burger King.

Il colosso del burger secondo la rivista Time sta modificando i mangimi dei suoi animali proprio per ridurre le emissioni di metano, in particolare con l’aggiunta di 100 grammi al giorno citronella. Sta cioè adottando una dieta studiata con le università della California e del New Mexico per abbassare di circa un terzo la sintesi e l’emissione del gas. L’iniziativa, molto ripresa sui social media aziendali, ha permesso a Burger King di lanciare, nei giorni scorsi, in diversi ristoranti americani il Reduced Methane Emissions Beef Whopper, e si inserisce nella nuova tendenza delle aziende del settore, che hanno inserito piatti vegetariani e carni fake, realizzate con soia e piselli, per venire incontro alle esigenze di un pubblico sempre più cosciente dei danni dell’allevamento intensivo. Due anni fa il rivale MacDonald’s aveva annunciato di aver modificato alcune lavorazioni, gesto che gli avrebbe permesso di ridurre le emissioni di 150 milioni di tonnellate entro il 2030.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Avatar

    E dei problemi derivanti dai 5-6 miliardi di persone in eccesso (rispetto a tutta la storia dell’essere umano prima del 1900) non ne vuole mai parlare nessuno?

  2. Avatar

    Anche gli australiani già dal 2016 hanno prodotto studi sulla dieta dei ruminanti per ridurre l’emissione di metano:
    https://www.publish.csiro.au/an/AN15576
    The red macroalgae Asparagopsis taxiformis is a potent natural antimethanogenic that reduces methane production during in vitro fermentation with rumen fluid
    Robert D. Kinley A C , Rocky de Nys B , Matthew J. Vucko B , Lorenna Machado B and Nigel W. Tomkins A
    In Europa gli svizzeri che albergano miriadi di mucche nelle loro verdi vallate stanno già producendo integratori da aggiungere ai mangimi per lo stesso scopo di modificare la flora batterica intestinale anche se i risultati pratici sono tutt’ora in discussione.
    C’è poi chi si rivolge alla genetica per cercare di ottenere razze che stabilmente abbiano flora batterica ad hoc …..
    Mi ha colpito una frase di un articolo che suggeriva per la soluzione del problema di mettere a dieta gli animali, in realtà avremmo miglior sorte nel mettere a dieta gli umani.

    • Avatar

      sì, ma per “mettere a dieta” gli umani, occorrerebbero investimenti pubblici nell’educazione alimentare, per un consumo più sostenibile e salutare al tempo stesso.
      (devo dire che trovo leggere i tuoi interventi una pratica molto interessante. bravo e grazie)

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