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Messico: funziona la tassa sul junk food. Efficacia maggiore sulle categorie a rischio obesità

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Nel 2014 il Messico ha introdotto una tassa dell’8% sul junk food

Nel gennaio del 2014 il Messico ha introdotto una tassa sul junk food che ha interessato alimenti non essenziali con contenuto calorico pari o superiore a 275 Kcal/100 grammi come patatine, salatini, dolciumi, gelati. La tassa ha gravato per circa l’8% del prezzo. E’ passato più di un anno, e un gruppo di nutrizionisti dell’istituto Nazionale di Salute Pubblica di Città del Messico, insieme con i ricercatori dell’Università di Chapell Hill, in North Carolina, hanno portato avanti uno studio osservazionale. Il lavoro ha confrontato  i dati relativi ai consumi del 2012-2013 con quelli del 2014, suddivisi per alimenti tassati e non in base a quanto contenuto negli archivi messicani della società di rilevazione dei consumi Nielsen, relativi a oltre 6.200 consumatori.

Come riferito su PLoS One, il risultato è stato a favore della tassa, perché in media i consumi degli alimenti sottoposti al rincaro sono diminuiti di 25 grammi pro capite al mese, pari a una riduzione del 5,1% rispetto alle stime elaborate sul periodo precedente.

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La tassa sul junk food sembra più efficace sulle fasce di reddito a maggior rischio obesità

Analizzando poi le fasce di reddito, il provvedimento è apparso ancora più efficace, perché mentre le persone con più disponibilità di denaro non hanno modificato le proprie abitudini, quelle a reddito medio hanno comprato il 5,8% di junk food in meno. La fascia di consumatori con introiti inferiori, più soggette all’obesità a causa della facilità di accesso agli alimenti meno sani e meno costosi, ha diminuito i consumi del 10,2%. Un dato interessante è che i cibi non tassati non hanno subito variazioni rispetto al periodo di controllo e quindi  la tassa sembra avere dato buoni risultati.

Come hanno sottolineato gli autori, lo studio presenta limiti metodologici, perché è basato su consumi riferiti dagli stessi acquirenti e fotografa solo la realtà urbana, senza tenere conto degli altri alimenti acquistati e perché non ha un vero e proprio gruppo di controllo. Tuttavia, l’indicazione sembra chiara, e può essere recepita sia dai responsabili delle autorità sanitarie nazionali, che devono valutare anno dopo anno  l’efficacia della tassa e decidere se prorogare il provvedimento.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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