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Mangiare “verde” fa bene alla salute e al pianeta. Bene la dieta mediterranea

frutta e verduraMangiare più frutta e verdura fa bene alla salute. Non solo alla nostra: anche a quella del pianeta. Lo afferma un recente studio del’International Panel for Sustainable Resource Management (organismo che fa parte del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), secondo il quale un ripensamento della quantità di risorse agricole destinate all’allevamento del bestiame e una dieta più vegetariana dovrebbero essere due obiettivi da raggiungere per proteggere l’ambiente. Per il rapporto (disponibile qui), la produzione di cibo e l’uso di energie fossili – alla base anche dei processi di produzione di fertilizzanti e pesticidi, e indispensabili per semina, irrigazione e raccolta, trasformazione, confezionamento e distribuzione degli alimenti –  sono i principali responsabili di inquinamento, effetto serra, malattie e distruzione delle foreste. «Alla produzione agricola, che comprende anche l’allevamento e la pesca, è destinato il 70% del consumo di acqua globale e il 38% del territorio e la produzione del 14% delle emissioni mondiali di gas», ha commentato Achim Steiner, capo del Programma per l’Ambiente delle NU.

I consumatori potrebbero fare la loro parte riducendo il consumo di carne, aumentando quello di frutta e verdura e l’uso di combustibili fossili (petrolio in primis) destinato al riscaldamento degli edifici e ai trasporti. «I prodotti alimentari di origine animale hanno un grande peso perché oltre la metà delle coltivazioni mondiali sono destinate all’alimentazione del bestiame», ha aggiunto Steiner. «Una sostanziale riduzione dell’impatto ambientale sarebbe possibile solo con un radicale cambiamento dell’attuale dieta della popolazione in tutto il pianeta». Purtroppo la direzione scelta va in un senso opposto: lo sviluppo dei paesi emergenti comporterà una crescita della domanda di carne e proteine animali (latticini, uova), provocando più danni all’ambiente. Per rendesi conto basta citare il consumo di carne in Cina che dal 1995 al 2003 è cresciuto del 42%. Lo studio sottolinea anche la necessità di controllare i consumi di metalli come: ferro, acciaio, alluminio e di materiali come la  plastica. Janet Salem dell’UNEP ha detto che il rapporto dovrebbe ricordare agli abitanti delle città che la distruzione delle  foreste per poter coltivare il terreno, distrugge l’habitat naturale di piante e animali e potrebbe essere collegato alle scelte dei prodotti che si acquistano al supermercato.

Ad analoghe conclusioni è giunta una ricerca italiana, condotta da Mauro Moresi e Riccardo Valentini del dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari dell’Università della Tuscia, Viterbo e pubblicata sul mensile Industrie alimentari di maggio. I ricercatori hanno stimato il potenziale di riscaldamento totale (GWP) di alcune razioni alimentari composte da cibo di origine animale e vegetale, sulla base delle Linee guida per una sana alimentazione messe a punto dall’Istituto nazionale della nutrizione. Secondo lo studio una razione di filetto di manzo comporterebbe 3000 kg di Co2, che si riducono a 832 per il tonno sottolio e addirittura a 495 per una razione ovo-vegetariana. Visto che le Linee Guida promuovono un minor consumo di carne rispetto all’attuale, i ricercatori ritengono la dieta mediterranea seguita correttamente (incrementando la quota di pane, pasta, frutta, verdura, olio di oliva, cereali integrali, legumi e riducendo quella di proteine animali e preferendo latte parzialmente scremato, formaggi poco grassi, e carni bianche  ) è ecologicamente corretta.

Mariateresa Truncellito

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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