Home / Allerta / Mais contaminato da diossina: latte, uova, polli e carne di maiale e di bovini provenienti da allevamenti coinvolti non sono commercializzabili. Silenzio assordante del Ministro Beatrice Lorenzin

Mais contaminato da diossina: latte, uova, polli e carne di maiale e di bovini provenienti da allevamenti coinvolti non sono commercializzabili. Silenzio assordante del Ministro Beatrice Lorenzin

 

mais diossina
Il problema maggiore riguarda i polli, perché gli animali vengono macellati dopo 45-50 giorni e nel corso della crescita può essere stato somministrato mangime con quantità di mais contaminato superiore al livello massimo del 32% fissato dal Ministero.

Sarà questa seconda serie di prove a permettere di fare una valutazione del rischio. Dall’esito si potrà capire quanta diossina è stata effettivamente trasferita dal mangime agli animali e poi dagli animali al cibo. Di conseguenza si potrà stimare se si tratta di quantitativi pericolosi per la salute. Secondo alcuni addetti ai lavori ci vorranno 7 giorni per concludere tutte le analisi, per altri invece i tempi saranno molto più lunghi. In ogni caso la decisione di bloccare la macellazione  degli animali alimentati con mangime contaminato in misura superiore al 32 % della razione, insieme a latte e uova da loro prodotti è stato un primo passo doveroso.

 

Secondo fonti qualificate a cui ci siamo rivolti per capire meglio la situazione il problema maggiore riguarda i polli, perché gli animali vengono macellati dopo 45-50 giorni, e nel corso della crescita può essere stato  somministrato mangime con quantità di mais contaminato superiore al livello massimo del  32% fissato dal Ministero. Il problema si pone anche per le uova delle galline, e in minor misura per i maiali che vengono macellati dopo 6 mesi. Per le vacche la questione sembra più sfumata, in quanto un animale da latte può assumere al massimo 5 kg di farina di mais al giorno abbinata a 35 kg di insilato e altri ingredienti. È quindi più facile che l’eventuale diossina ingerita sia diluita e che  il latte alla fine abbia una quantità inferiore rispetto a quanto previsto  dai limiti di legge. Queste però sono considerazioni che potranno essere confermate solo dopo l’analisi dei 150 campioni di cibo.

 

Mais
Ci troviamo davanti a una falla del sistema di sorveglianza e  all’incapacità di comunicare da parte del Ministero della salute

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un lotto sfuggito ai controlli dei PIF  (Punti di ispezione frontaliera del Ministero della salute) e degli Uvac (Uffici veterinari per adempimenti comunitari), che non sono riusciti a bloccare un carico così importante (per la cronaca si tratta degli stessi uffici che negli ultimi mesi hanno lasciato filtrare oltre 40 lotti di pesce smeriglio e pesce spada con  un eccessiva presenza di mercurio). La scoperta della diossina è stata fatta  in seguito a un controllo realizzato dall’Asl di Ravenna sul mangime già confezionato. Subito dopo è scattato l’allerta e, grazie alla tracciabilità, in poco tempo si è arrivati a individuare il lotto e a bloccare l’intera filiera distributiva. In tutta questa storia c’è l’assordante silenzio del Ministro della salute Beatrice Lorenzin  che, come è avvenuto per l’epidemia di epatite A causata dai frutti di bosco surgelati tutt’ora in corso, non informa i consumatori. Non è una novità, il Ministero della salute quando scoppia un’allerta alimentare preferisce non informare i consumatori, e quando lo fa riesce a creare confusione.  Dire se si tratta di incapacità o di scarsa trasparenza è difficile. In ogni caso la vicenda della diossina è seria e richiede persone in grado di gestire la situazione, l’esatto opposto di quanto è stato fatto negli ultimi 10 giorni.

Roberto La Pira

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  Roberto La Pira

Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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4 Commenti

  1. Egregio Dott. La Pira,
    prima di diffamare l’operato del Ministero della Salute,
    La inviterei a consultare le “Linee guida operative sui criteri per i controlli dei prodotti provenienti da Paesi Terzi commercializzati sul territorio nazionale”.
    Che nascono dall’esigenza di elaborare procedure univoche ed omogenee da mettere a disposizione di tutti i PIF al fine di una loro uniforme applicazione a livello internazionale.

    http://www.salute.gov.it/portale/ministero/file/archivio%202013/nlinee%20guida%20procedure%20pif/NUOVOPROCEDURE2013.pdf

  2. Di seguito Le riporto brevemente la procedura di un controllo analitico su merce non sottoposta a vincolo.

    … Nel momento in cui il controllo analitico viene effettuato su una partita che rientra nel piano di monitoraggio (casuale), la merce può essere rilasciata senza che siano noti gli esiti delle analisi.
    Nel caso che, il risultato sia sfavorevole, il veterinario dopo aver completato la procedura di inserimento ed invio dei risultati analitici nel sistema TRACES, deve contattare con la massima urgenza la UVL di destino ed il nodo regionale coinvolto informandoli dell’accaduto ed invitandoli ad attivarsi per rintracciare la partita ancora eventualmente sul mercato; analoga comunicazione deve essere immediatamente fatta all’importatore che è responsabile di ritirare dal commercio le merci, informato della loro pericolosità o non conformità. ….

    • caro antonio, difendendo il ministero della salute difende i politici, non certo la scienza!
      piuttosto, mi risponda lei ad una mia (che poi è di tutti) domanda: perchè i controlli non vengono fatti preventivamente PRIMA della messa in commercio dei mangimi (magari subito dopo lo sbarco o anche prima)?