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I maiali hanno capacità cognitive da rispettare anche quando sono in gabbia. Ballarini interviene sull’Accademia dei Georgofili

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Pubblichiamo questo articolo che Giovanni Ballarini ha scritto per l’Accademia dei Georgofili sulla necessità di creare negli allevamenti per i maiali spazi in grado di garantire un certo benessere e condizioni di vita adeguati alle loro capacità cognitive spesso ignorate.

A Winston Churchill (1874 – 1965) è attribuito il detto “Mi piacciono i maiali. I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall’alto. I maiali ci trattano da loro pari” e nel romanzo di denuncia politica La fattoria degli animali (Animal farm, 1945) di George Orwell (pseudonimo di George Arthur Blair, 1903 – 1950) i maiali sono descritti come animali simili all’uomo e particolarmente intelligenti. Si tratta di una caratteristica confermata da una serie di ricerche portate avanti da quando nei paesi occidentali c’è stato un particolare interesse per gli animali di piccola taglia da compagnia (mini-pig). Recentemente i maiali sono oggetto di ricerche cognitive anche per la loro somiglianza fisiologica e anatomica con l’uomo, possedendo un cervello grande e ben sviluppato. La valutazione delle funzioni di apprendimento e di memoria è rilevante non solo per la ricerca umana, ma anche per il benessere negli allevamenti, dove sono necessarie migliori conoscenze per assicurare un giusto livello di benessere, una buona salute, un’alta qualità delle produzioni e per poter progettare nuovi sistemi di crescita “a misura di maiale”.

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I maiali sono animali con alcune similitudini con gli essere umani e particolarmente intelligenti

Molti esempi di allevamenti del passato, soprattutto allo stato brado, dimostrano la presenza di notevoli capacità cognitive che si manifestano con apprendimento, memoria e comportamenti cooperativi, imparando rapidamente compiti di condizionamento e operativi e per questo considerati intelligenti. Per questi motivi sono diventati nei paesi dell’Est asiatico animali familiari addestrati con successo per spettacoli. Oggi gli scienziati che si occupano del benessere animale, oltre a confermare le notevoli capacità cognitive, li studiano per acquisire migliori conoscenze sulle capacità sensoriali al fine di migliorare il benessere negli allevamenti, eliminando situazioni di stress e sofferenza che influiscono sulla produttività zootecnica.

In base a numerose ricerche scientifiche sappiamo che i maiali non hanno una grande capacità visiva, sono probabilmente daltonici rosso-verde e non distinguono gli oggetti molto piccoli, mentre il loro udito è migliore di quello umano e per questo  possono essere disturbati da suoni che noi non percepiamo. Comunque attraverso i loro sensi i maiali riconoscono le persone, come fanno i cani e i gatti, amano giocare e per questo possono beneficiare in alcuni allevamenti di oggetti da inserire nelle gabbie come arricchimento ambientale. La cosa era già nota agli allevatori più progrediti che da tempo danno agli animali oggetti con cui giocare, soprattutto palle dure antimorso di adatte dimensioni.

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Le gabbie devono essere arricchite con oggetti che permettono agli animali di usare le loro funzioni cognitive e le capacità di riconoscimento e apprendimento

Messi di fronte a uno specchio i maiali dimostrano di riconoscersi e quindi dobbiamo assegnare a loro anche un certo grado di consapevolezza (Broom D. M., Sena H., Moynihan K.L. – Pigs learn what a mirror image represents and use it to obtain information – Anim Behav, 78: 1037–1041, 2009). Inoltre e sulla base delle ricerche di Elise Titia Gieling e coll (Gieling E.T., Nordquist R. E., Van der Staay – Assessing learning and memory in pigs – Anim. Cogn., 14, 151-173, 2011) già ora disponiamo di elementi scientifici sui fattori emotivi che nei maiali influenzano l’apprendimento (Lind N. M., Moustgaard A. 2005), la relazione tra stress e funzione cognitiva (Mendl M., 1999), le capacità discriminatorie (McLeman et al. 2005), la percezione del tempo (Spinka et al. 1998), la memoria per oggetti (Gifford et al. 2007), l’apprendimento sociale e osservazionale (Held et al. 2000) e le capacità cognitive (Ferguson et al. 2009).

Sulla base di quanto già disponibile oggi possiamo ipotizzare lo sviluppo di allevamenti non solo compatibili con le capacità psicosensoriali di questi animali e il loro benessere. Le “strutture devono essere progettate non solo da un’intelligenza artificiale basata su attrezzature informatizzate, ma anche da un’”intelligenza a misura di maiale” che permetta agli animali di usare le loro funzioni cognitive e le capacità di riconoscimento, memoria e apprendimento. Un’ipotesi irreale? Non tanto, basta pensare a un dimenticato passato, quando erano allevati al pascolo dove i singoli e soprattutto la mandria imparava a conoscere il territorio e autogestiva la propria alimentazione, le aree di pascolo e di riposo usando le capacità intellettive.

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Roberto La Pira

  Giovanni Ballarini

Professore Emerito dell’Università degli Studi di Parma e docente nella Facoltà di Medicina Veterinaria dal 1953 al 2002

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9 Commenti

  1. Gli allevamenti intensivi non risulteranno essere mai compatibili con il benessere animale, neanche inserendo giochi nelle gabbie, perché sono le gabbie che non sono compatibili con gli esseri innocenti.. L ‘ animale in questione avrà bisogno di scorrazzare all aria aperta, di crogiolarsi nel fango, e di attuare tutte quelle funzioni fisiologiche che dovrebbero far parte delle sue necessità primarie e quotidiane….. Gli allevamenti intensivi quindi negano tutto ciò a questi intelligenti animali.

  2. Chi tratta male qualsiasi animale non puo’ essere chiamato uomo.
    Livia Lissner

  3. Le bestie siamo noi!

  4. Sabrina Favero

    Quanto vorrei che fosse così! Amo i maiali come tutti gli altri animali da cui noi considerati umani dovremmo farne tesoro imparando ciò che insegnano ogni giorno…

  5. Tutti gli animali – anche i non umani – sono ESSERI SENZIENTI e dunque provano emozioni e sofferenza. Hanno TUTTI DIRITTO AL PIÙ ASSOLUTO RISPETTO. E noi umani abbiamo l’obbligo morale ed etico di non sfruttarli e torturarli per farne cibo, abbigliamento, arredamento ecc Dato che possiamo VIVERE BENISSIMO SENZA derivati animali abbiamo il dovere di scegliere/decidere di non provocare, con i nostri comportamenti la sofferenza e la morte a nessun individuo, a qualsiasi specie appartenga. Quindi il problema non è come rendere migliori le condizioni degli animali negli allevamenti. Il problema sono gli allevamenti CHE DEVONO CHIUDERE TUTTI E NON ESISTERE PIU come i macelli e ogni altro luogo ( zoo, circo, acquari, corrida, palio, equitazione, carrozze da turisti, caccia, pesca… ) di abuso e tortura di creature innocenti e indifese.

  6. Alcuni anni fa una conoscente mi disse . Ti devo presentare il nuovo membro della famiglia. Allorché incuriosita gli chiedo.. Ma hai adottato un cane??? Lei non risponde. Dice aspetta che lo faccio entrare. Stranamente non sentivo abbaiare, mi disse che stava dormendo beatamente su una calda coperta, che lui era abituato così ..Poco dopo sento il ticchettio delle unghie sul pavimento… Erano i suoi piedi Dalla porta entro un silenzioso quanto docile maiale.. Rimasi a bocca aperta, lo accarezzai chiesi qualche informazione e feci gli auguri più sinceri alla conoscente che gli salvo’ la vita…

  7. La terminologia “benessere animale” applicata alla zootecnia è una palese truffa semantica.
    Green washing malcelato.

    Sfruttamento, schiavitù, dolore e morte sono alcune tra le parole adatte.

  8. Tutte cose risapute. Anche la ricerca.. cosa ricerca cose ovvie…?!?!? Se un animale o un pesce è dotato di occhi, di per se ha già cognizione e sente dolore.. Pensiamo al polipo.. ci stupiamo della sua intelligenza.. perchè? Perchè ci stupiamo che esistono altre animali non umane intelligenti (ammesso che noi lo siamo veramente, perchè un essere intelligente non devasta l’ambiente in cui vive; gli animali non lo fanno, quindi si dimostrano estremamente più intelligenti degli umani..). Non esiste allevamento, che rispetti l’animale, perchè il fine è sempre lo stesso