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Macellazione d’urgenza, il ministero della Salute ribadisce: è compito dei veterinari dell’Asl. Plauso del Sivemp, critiche da Coldiretti

male cow veterinarianPer la macellazione d’urgenza via libera ai veterinari del settore privato. Anzi no. Alla fine dello 2019, la decisione del ministero della Salute di aprire ai liberi professionisti nelle macellazioni emergenziali aveva ricevuto una pioggia di critiche dai veterinari del Sistema sanitario nazionale, che paventavano il rischio di possibili conflitti di interesse. Ma ora è arrivato il dietrofront di Roma, che ha ribadito l’obbligo di richiedere sempre l’intervento del servizio veterinario dell’Asl. Per capire meglio la questione bisogna andare con ordine, e spiegare che cos’è la macellazione d’urgenza.

Le macellazioni speciali d’urgenza (Msu), come stabilisce il Regolamento CE 853/2004, sono effettuate al di fuori del macello su un animale sano che “deve aver subito un incidente che ne ha impedito il trasporto al macello per considerazioni relative al suo benessere”. Questo compito normalmente è svolto dal “veterinario ufficiale”, cioè dai professionisti della sanità pubblica, dipendenti delle varie Asl.

Nel dicembre 2019 una nota congiunta della Direzione generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari e di quella dell’Igiene e sicurezza degli alimenti e nutrizione del ministero della Salute ha aperto le porte ai liberi professionisti. Il comunicato diceva “nel caso in cui le Autorità competenti non possano far fronte alle richieste di visite ante mortem di cui all’oggetto con le risorse umane a propria disposizione, possono designare, ai sensi dell’art. 5.2 del Reg. UE 2017/625, un veterinario libero professionista che, limitatamente all’attività in questione, assume la qualifica di “veterinario ufficiale””. Il regolamento in questione, entrato in vigore lo scorso dicembre, norma i controlli ufficiali su alimenti, mangimi, benessere animale, sanità e prodotti fitosanitari.

Subito sono state espresse perplessità dalla Federazione degli ordini dei medici veterinari, dal Sindacato italiano dei veterinari medicina pubblica (Sivemp) e da altri sindacati di categoria, perché non è possibile escludere a priori un conflitto “tra l’interesse dell’allevatore che chiama e paga il veterinario libero professionista, e la sanità pubblica e il benessere dei consumatori”, spiega al Fatto Alimentare Aldo Grasselli, segretario nazionale del Sivemp. Un problema ancora più grave nel caso in cui si tratti del veterinario aziendale, cioè legato all’allevatore.

carne macello macellazioneGià nel caso delle macellazioni ordinarie deve essere seguito un protocollo rigido, di cui è responsabile il veterinario ufficiale competente sul territorio. Gli animali devono essere in perfette condizioni di salute e non provenire da allevamenti con sospetti di patologie trasmissibili. Devono essere accompagnati da certificazioni che attestino l’assenza di terapie nei giorni precedenti la macellazione e che siano in condizioni di benessere al momento dell’abbattimento. Inoltre, dopo la macellazione organi, visceri e carni devono essere ispezionate da un veterinario igienista degli alimenti.

È evidente  – afferma Grasselli – che una “macellazione speciale d’urgenza” racchiuda nella sua stessa definizione due elementi di rischio maggiore: la condizione di specialità e quella di urgenza. Risulta quindi più che comprensibile come questo tipo di macellazione, comportando particolari condizioni di rischio, sia affidata ad un veterinario ufficiale, specializzato nella disciplina e scevro da qualsiasi condizionamento.

Le polemiche, però, sembrano aver avuto effetto. Il 12 febbraio, il ministero della Salute ha diffuso una nota di chiarimento dove si specifica che “il proprietario o detentore dell’animale, ove ricorrano gli estremi per una macellazione di urgenza, dovrà sempre e comunque richiedere l’intervento di un veterinario ufficiale alla ASL territorialmente competente, per la prescritta visita ante mortem”. Solo nel caso in cui l’azienda sanitaria non sia in grado di far fronte alla richiesta dell’allevatore, si potrà ricorrere ai veterinari privati, iscritti a un apposito registro e indicati dalla stessa Asl.

Mentre i veterinari pubblici accolgono con favore la notizia, non si può dire altrettanto di Coldiretti, che invece si schiera a favore dell’impiego dei liberi professionisti per le macellazioni d’urgenza. Secondo l’associazione la nuova prassi starebbe determinando il blocco delle Msu e di conseguenza “la ripresa del trasporto di animali vivi in gravi condizioni o, peggio, la morte degli animali in stalla con perdite da parte degli allevatori e dell’intera filiera”.

“I servizi veterinari di tutta Italia – ha rimarcato Grasselli – non hanno riscontrato richieste di visite ante mortem superiori alla capacità di risposta dei veterinari ufficiali delle ASL che garantiscono un servizio di pronta reperibilità 24 ore su 24, per 365 giorno l’anno, gratuito per l’allevatore. Perché l’allevatore dovrebbe, invece, pagare la certificazione al suo veterinario?”

© Riproduzione riservata

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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2 Commenti

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    Fabrizio De Stefani

    Ultimamente si fa un gran parlare di macellazione speciale d’urgenza (MSU) e di quale sia il ruolo dei servizi veterinari pubblici. Noi stiamo per uscire con le nostre Istruzioni Operative di servizio e questa matrice può dare un’idea di come già ci regoliamo già in fase di triage, all’accettazione telefonica delle richieste di visita ante mortem per MSU, per garantire che solo gli animali che hanno subito un accidente e siano “per il resto sani” possano entrare nella filiera alimentare.

    È stato un po’ difficile far capire agli allevatori abituati fino ad un recente passato ad atteggiamenti più tolleranti da parte dei propri veterinari aziendali che non è sufficiente la condizione “è a terra, ma respira, eppoi non ha antibiotici o cortisone” per considerare idoneo alla macellazione un animale sofferente, ma si sta spargendo la voce e una nuova coscienza si sta diffondendo anche tra gli operatori economici.

    La coscienza che se mai si desse da mangiare ai propri figli carni ottenute da animali dalla salute compromessa non si può nemmeno lontanamente pensare di poterla spacciare sul mercato, dietro un’anonima etichetta, affinchè la mangino i figli degli altri.

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    “le Autorità competenti (…) possono designare (…) un veterinario libero professionista”

    Ora, se sono le Autorità competenti a designare il veterinario privato non vedo il motivo del presunto conflitto di interessi, mi pare ben difficile che designino il veterinario stipendiato dallo stesso allevamento…

    Se poi risponde al vero l’affermazione che “I servizi veterinari di tutta Italia (…) non hanno riscontrato richieste di visite ante mortem superiori alla capacità di risposta dei veterinari ufficiali” l’eventualità viene oltretutto ad essere improbabile, mi pare dietro a tutto questo cancan all’italiana ci siano solo interessi di categoria.

    Mauro