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Meno calorie al ristorante: nel Regno Unito nuove linee guida volontarie per ristorazione, asporto e food delivery

Meno calorie nei piatti serviti al ristorante, presi al takeaway o ordinati attraverso le app per la consegna del cibo a domicilio. È l’obiettivo del governo britannico che, nell’ambito della sua strategia per contrastare l’obesità, ha presentato le nuove linee guida per la riduzione delle calorie indirizzate alla ristorazione e all’industria alimentare, da poco diffuse da Public Health England. Una lotta che va di pari passo a quella contro la pandemia di Sars-CoV-2, dato che è sempre più evidente come l’eccesso di peso aumenti il rischio di un decorso più severo del Covid-19.

Le nuove linee guida, che sono a carattere volontario, puntano a spingere il mondo della ristorazione a offrire opzioni più sane per i pasti fuori casa, d’asporto e consegnati a domicilio, che hanno ormai un peso non indifferente nella dieta dei consumatori britannici (e occidentali in generale). Alcuni studi, spiega Public Health England, suggeriscono che quando si mangia al ristorante o si acquista cibo d’asporto, si consumano in media 200 kcal in più rispetto ai pasti preparati in casa.

cartone cinese takeaway
Il governo britannico ha pubblicato le nuove linee guida per la riduzione volontaria delle calorie nei piatti di ristoranti, asporto e food delivery

Le indicazioni per la ristorazione prevedono una riduzione delle calorie differenziata per tipologie di menu e piatti. Per la maggior parte delle categorie (antipasti, contorni, piatti principali, pizze e prodotti di pasticceria) serviti nei ristoranti e venduti attraverso i canali del takeaway e del delivery è stato fissato un obiettivo di riduzione del 20% delle calorie. Per i menu bambini il taglio previsto è “solo” del 10%, grazie ai progressi già compiuti in questo settore negli scorsi anni. Per i panini, invece, il target è del 5%.

Non è solo la ristorazione ad essere interessata da queste nuove linee guida, ma anche l’industria alimentare e gli esercizi commerciali che producono e vendono tipologie di prodotti che vengono consumati tipicamente fuori casa, in pausa pranzo oppure a tra le mura domestiche, ma comunque pensati per un pasto veloce. Per esempio, per piatti pronti, panati, patatine fritte, pane all’aglio e al formaggio è stato previsto un taglio del 10% delle calorie, mentre per gli snack salati solo del 5%. Come per la ristorazione, anche in questo caso per pizze e pasticceria è stata fissata una riduzione del 20%.

Oltre agli obiettivi di riduzione volontaria delle calorie nella ristorazione, sono stati fissati nuovi target per il sale nei cibi che contribuiscono di più all’assunzione di sodio. Nel Regno Unito attualmente la popolazione consuma in media 8,4 g di sale al giorno, contro i 6 g raccomandati dalle istituzioni sanitarie britanniche. Un limite che si piazza comunque al di sopra dei 5 g consigliati dall’Oms (e anche dal ministero della Salute italiano) per la prevenzione dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari associate.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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Un commento

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    Questo succede nei paesi dove la cultura culinaria media del cittadino rasenta il nulla. Dove la maggior parte della gente non sa nemmeno accendere la fiamma…

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