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Le nanoparticelle si avvicinano al cibo, scattano paure, tabù e speranze

Se grazie alle nanotecnologie si riuscisse a realizzare uno spray in grado di proteggerci dalle zanzare, forse le preoccupazioni sulla sicurezza “assoluta” non sarebbero tante. Se però si ipotizza di introdurre particelle “nano” nel cibo, scattano a priori le paure e forse anche qualche tabù.

Il Parlamento europeo  – che pure, nella scorsa legislatura, aveva chiesto alla Commissione di predisporre una comprensiva disciplina delle nanotecnologie (con risoluzione 24.4.09) – ha messo le mani avanti, prescrivendo la dicitura “nano” sulle etichette dei prodotti alimentari prima ancora che la normativa al riguardo venga introdotta (link ad articolo “Novel foods, ancora troppa diffidenza”).
Frattanto, la Fao e l’Oms lavorano su questi temi senza temere d’infrangere alcun tabù. Già nel giugno 2009 si era tenuta una consultazione tra gli esperti del “Codex Alimentarius” sulle possibili implicazioni delle nanotecnologie in agricoltura e nella produzione alimentare. L’intento era di comprendere anzitempo gli sviluppi nella ricerca, verificare l’adeguatezza e aggiornare i protocolli per la valutazione del rischio, considerando anche  gli aspetti legati alla comunicazione con gli “stakeholders” ( http://www.who.int/foodsafety/fs_management/meetings/nano_june09/en/index.html).
Il 20-25 giugno 2010 si è tenuta in Brasile, a São Pedro, la conferenza internazionale sulle Applicazioni di nanotecnologie in agricoltura e alimenti. Nel dibattito sono emerse prospettive promettenti, che potrebbero fare accantonare alcuni “tabù”. L’idea è quella di identificare le applicazioni “nano-tech” con il maggiore potenziale di beneficio per la società e l’ambiente, stimolare accordi di collaborazione internazionale per la ricerca e sviluppo di nuove applicazioni, individuare strumenti per facilitare le sinergie tra pubblico e privato su aspetti di comune interesse. Nella prospettiva di definire le strategie per un approccio armonizzato a livello globale (atti disponibili su http://www.nanoagri2010.com/).
Un esempio di applicazione alimentare di potenziale utilità? Posto che in diverse aree del pianeta il consumo di sale è assai superiore alle esigenze dell’organismo, e che tale eccesso è causa diretta di malattie cardiovascolari diffuse, la Ryerson University di Toronto sta lavorando a un nuovo cristallo di sale in grado di soddisfare il palato senza compromettere la salute delle arterie. Mica male! Vale forse allora la pena di affrontare il tema delle nanotecnologie con serenità e senza preconcetti, per accompagnare e promuovere il progresso anzichè ostacolarlo e restarne esclusi.

Dario Dongo

 

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