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Latte e formaggi arriva l’etichetta di origine, l’avvocato Dario Dongo spiega le novità dei prodotti lattiero-caseari “Made in Italy”

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L’indicazione di origine sarà obbligatoria per tutti i tipi di latte

Dopo il via libera di Bruxelles, si appresta a entrare in vigore il decreto italiano sull’origine del latte, che avrà impatto non solo sulle confezioni di latte ma anche sui derivati. Ricapitoliamo il contenuto delle nuove norme e i tempi per l’aggiornamento delle informazioni sulle etichette, in linea con il regolamento (UE) n. 1169/11 (vedi ebook L’Etichetta) e le ulteriori previsioni in esame.

L’indicazione di origine viene prescritta per tutti i tipi di latte – “vaccino, bufalino, ovo-caprino, d’asina e di altra origine animale” (fresco, UHT e sterilizzato) – e sulle etichette dei prodotti lattiero-caseari “preimballati”. Balza subito agli occhi un’ingiustificata deroga a favore dei formaggi sfusi e preincartati(*) i quali, pur rappresentando una quota di mercato significativa, potranno occultare l’origine del latte, oltre a quella dello stabilimento di produzione.

Le norme in ogni caso si applicano ai soli prodotti “Made in Italy” (1) e destinati alla vendita sul mercato italiano, non al latte o ai formaggi importati dall’estero (oltreché nello Spazio Economico Europeo e in Turchia) in conformità alle regole comuni che non prevedono questo obbligo. Sono esclusi anche gli alimenti biologici,  DOP, IGP e STG, poiché per questi gruppi esiste un regime di tracciabilità, informazione e certificazione (2).

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Il decreto si applica a un gran numero di derivati del latte preimballati come yogurt, latte fermentato e formaggi

La lista dei prodotti    prodotti lattiero-caseari preimballati sottoposti all’obbligo dell’origine comprende: latte e creme di latte (concentrate e non, con o senza aggiunta di zucchero e/o edulcoranti); latticello, latte e crema coagulata, kefir e altri tipi di latte e creme fermentate o acidificate, sia concentrate che addizionate di zucchero o edulcoranti aromatizzate o con l’aggiunta di frutta o cacao; siero di latte, anche concentrato o addizionato di zucchero o altri edulcoranti; prodotti costituiti di componenti naturali del latte, anche addizionati di zucchero o altri edulcoranti, non nominati né compresi altrove; burro e altre materie grasse provenienti dal latte; creme lattiere spalmabili; formaggi, latticini e, ‘dulcis in fundo’, le famigerate cagliate oggetto di annose polemiche (3).

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La mozzarella dovrà indicare in etichetta l’origine del latte e/o della cagliata

Le nuove etichette dovranno comunicare l’origine riferendo il Paese di mungitura e quello di condizionamento (o trasformazione) del latte. Se queste operazioni vengono realizzate in un unico territorio nazionale, si può impiegare la dicitura “origine del latte“, seguita dal nome del Paese. Viceversa, nel caso in cui la raccolta e la lavorazione siano realizzate in più Paesi, si potranno usare le espressioni “miscela di latte di Paesi UE” (o “non UE“) o “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” (o “non UE“). Le notizie vanno riportate in etichetta con caratteri “indelebili in modo da essere visibili e facilmente leggibili. Le diciture  non devono essere “nascoste, oscurate, limitate o separate da altre indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire“. In assenza di prescrizioni sul campo visivo, gli operatori sono liberi di scegliere su quale parte dell’etichetta posizionare le scritte.

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Il decreto non si applica ai prodotti DOP, IGP e STG perché la tracciabilità è già garantita

L’entrata in vigore del decreto interministeriale è prevista 90 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che seguirà alla sua approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni (convocata con urgenza per il 20.10.16). Poi ci sarà il vaglio delle competenti commissioni parlamentari. É stabilito un periodo transitorio per i prodotti “portati a stagionatura, immessi sul mercato o etichettati” prima dell’applicazione, i quali potranno venire commercializzati fino a esaurimento scorte e comunque non oltre i 180 giorni dalla vigenza del decreto. Le sanzioni dovrebbero essere quelle già previste nella legge 4/2011, sebbene la loro legittimità costituzionale meriti alcune ulteriori verifiche.

Per ulteriori approfondimenti, si veda l’articolo: Origine, nuove etichette per il latte e i prodotti lattiero-caseari “Made in Italy”

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Note

(1) Ai sensi del regolamento (UE) n. 1169/11 e del Codice doganale comune ivi richiamato, laddove un alimento sia stato realizzato in più Paesi, la sua origine é da intendersi nel luogo ove é avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale

(2) Si cita a esempio l’unico formaggio italiano IGP, il canestrato di Moliterno, che deve venire prodotto a partire da latti ovino e caprino provenienti dalle aree precisamente circoscritte nel disciplinare registrato

(3) Cfr. schema di decreto, Allegato 1

(*) I prodotti “preicartati” sono gli alimenti porzionati e confezionati in un apposito involucro direttamente presso il punto vendita (per esempio formaggi e salumi acquistati al banco del supermercato dove l’incaricato taglia  la forma di formaggio e affetta il prosciutto). I  prodotti “preimballati” sono confezionati dall’azienda produttrice e distribuiti per la vendita nei negozi e nei supermercati.

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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14 Commenti

  1. Avatar

    Avvocato, d’accordo che la deroga su formaggi sfusi e preincartati sia discutibile, ma sarebbe il caso di finirla di far passare il messaggio “occultare lo stabilimento di produzione” come si legge, sia pur in diverse forme, in ogni articolo che tratta l’argomento. Primo perchè il termine “occultare” ne fa intendere un fine illecito che è tutto da dimostrare, secondo perchè trattandosi di prodotti di origine animale, riportanti quindi in etichetta il bollo CE, l’indicazione dello stabilimento è bella presente e non certo “occultata”!!

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    Buongiorno,come è stato chiesto anche da altri utenti nell’articolo precedente, è possibile avere un link al decreto per esaminarlo integralmente?Mi interesserebbe sapere cosa cambierà quando il latte e soprattutto i suoi derivati sono ingredienti di un prodotto trasformato.
    Ringrazio anticipatamente

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    Finalmente l’ho trovato, per chiunque fosse interessato, a questo link il testo integrale:

    http://gruppomaurizi.it/wp-content/uploads/2016/08/Origine-latte-1-1.pdf

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    Se è come recita questo passaggio dell’Avv.Dongo, chi impedisce al casaro d’utilizzare latte o cagliata straniera, se è consentito non indicare il paese d’origine per prodotti solo trasformati in Italia (ultima trasformazione sostanziale)?
    Forse non vale per quelli esportati all’estero, nello spazio Economico Europeo e Turchia, anche con materie prime straniere?
    Poi l’esclusione dei preincartati e sfusi non è una semplice deroga, ma una grande possibilità di aggirare la norma.

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    Silvia Quattrini

    “Latte e formaggi arriva l’etichetta di origine, l’avvocato Dario Dongo spiega… ” Benissimo era ora! Ma a tutto ciò che ho letto manca qualcosa. Perché nessuno parla o meglio obbliga i produttori a dichiararare da che tipo di allevamento arrivano le materie prime?Insomma una bella etichetta, come è stata fatta per le uova,che dia al consumatore la possibilità di scegliere e sapere con coscienza da che tipo di allevamento arrivano le materie prime tanto decantate.
    Perché è legittimo sapere cosa mettiamo sulle nostre tavole,ma lo è anche sapere se i prodotti( specialmente quelli caseari) hanno le loro origini in allevamenti intensivi o meno.

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    Certo avvocato, ma é ben diverso dal sostenere che sia occultato lo stabilimento come ha scritto lei!

  7. Avatar

    Lavoro come consulente da quasi 20 anni nel mondo alimentare e, francamente, sono veramente nauseato da queste notizie falsamente populiste, che riescono a far credere ai consumatori quello che si vuole, anche quando, come in questo caso, sono una mera manovra propagandistica e nulla di più.
    Solo persone che non conoscono minimamente il mondo delle produzioni alimentari possono dare un minimo credito a tutte queste stupidate sulla provenienza del latte, alla bieca propaganda politica che cerca di far credere alla gente ignara ed ignorante che il latte italiano è meglio di quello non italiano sempre e comunque.
    Nessuno infatti si preoccupa di far notare che in tutti i Paesi CEE la legislazione cogente è rappresentata da Regolamenti, per loro natura non bisognosi di recepimento e quindi UGUALI IN TUTTI I PAESI CEE.
    A questo punto, l’unica variabile esistente è rappresentata dalla professionalità degli allevatori e dei caseifici e veramente non si riesce a capire perchè tutti i galantuomini debbano abitare in Italia e tutti i delinquenti fuori dall’Italia.
    SVEGLIATEVI!!!!! SE VOLETE FARE SCELTE VERAMENTE RAGIONATE, SMETTETELA DI DARE RETTA AI POLITICANTI E ALLA COLDIRETTI E IMPARATE A RAGIONARE CON LA VOSTRA TESTA.
    Chiedo scusa per lo sfogo, ma quando è troppo è troppo.!!!

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    Vede Ferruccio al popolo ignaro ed ignorante basta sapere da dove viene quello che mette in bocca.
    E che dei tecnicismi dei tecnici e del politichese degli interessi di pochi ne ha veramente piene le…..
    Al consumatore medio, minimo e massimo dobbiamo dare tutte le informazioni su ingredienti, origine e trasformazione di quello che compra.
    Niente di più, ma niente di meno.
    Tecnici, consulenti, commercianti e direttive a parte, permettendo.

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      Ezio, è vero, ma non si può non considerare il fatto che le informazioni vengono date con lo scopo di essere utilizzate e il “popolo ignaro e ignorante” (in Italia c’è un tasso di analfabetismo funzionale del 47%) non è in grado di farlo purtroppo. Gli analfabeti funzionali non sono innocui per la società dato che dispongono degli stessi diritti di chi analfabeta funzionale non è, per cui sulla società stessa hanno una pesante influenza. Quindi mi permetto di essere preoccupato non tanto a livello personale (dato che non ho la presunzione di rientrare necessariamente tra il 53% di persone che analfabeta funzionale non è) ma a livello generale del tipo di informazioni che vengono messe a disposizione e a chi vengono date e all’uso che di queste ne verrà fatto. Riassumendo, magari risultando impopolare, non è detto che fornire più informazioni sia positivo a prescindere.
      Fornire gli strumenti per comprendere è diverso da farcire le persone di informazioni.

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    Io non credo alla false propagande populistiche e sono anche ben conscio che dietro tutto il marasma della questione delle etichettature ci sono molteplici e opposti interessi in ballo.
    Basta leggere vari commenti che si avvicendano in merito a questo tema , un po ovunque.

    Personalmente, sono mosso da varie sensibilità che mi spingono a fare delle scelte diverse da quelle che sono perseguite da alcuni produttori

    Fatti meglio o fatti peggio , uguali o non uguali.
    Quando acquisto un prodotto alimentare sto sottoscrivendo un “contratto tra le parti”
    In nessun caso mi sognerei di firmare un contratto senza aver chiesto alla mia controparte che vengano specificati una serie di dettagli CHE A MIO IMPRESCINDIBILE GIUDIZIO SONO ,PER ME, IMPORTANTI
    altrimenti … “non sottoscrivo” = NON LO COMPRO

  10. Avatar

    Perché chi spinge in modo a dir poco maniacale sull’indicazione di origine del latte e qui addirittura vorrebbe in etichetta il nome delle “lole” con origine dei mangimi (e qui ne vedremmo delle belle) e del tipo di allevamento, non chiedono che vengano pubblicate le caratteristiche igieniche e compositive statisticamente registrate nei vari paesi CE in modo da rendere veramente edotti i consumatori sulla vera qualità dei latti che andranno a scegliere?
    Anche qui ne vedremo delle belle, ma nessuno di quelli avrà il pudore ed il coraggio di farlo

  11. Avatar

    Senza complicarci troppo la vita e così non arrivare a nessun risultato, penso che agli italiani basti comunicare gli ingredienti (tutti ed espliciti), l’origine delle materie prime impiegate, il luogo ed il metodo primario di trasformazione (estrazione a freddo, bio, prodotto crudo, fresco e conservazione), con la tabella nutrizionale completa e gli allergeni.
    Non siamo troppo distanti dal risultato finale e se i produttori non faranno troppa inutile e sbagliata resistenza, raggiungeremo lo scopo a breve ed in tutti gli alimenti.