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Latte: Bruxelles dice sì all’etichetta d’origine, anche se il 90% del prodotto fresco da anni indica la regione e spesso anche la provincia

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Arrivano anche in Italia le etichette d’origine per il latte e i latticini (foto Coldiretti )

Dopo la Francia, arriva anche in Italia l’etichettatura d’origine per latte e latticini. L’ha annunciato Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio. Non essendo arrivata alcuna obiezione da Bruxelles fino ad ora in virtù della regola del silenzio-assenso, la proposta italiana di modificare le norme sull’etichettatura del latte e dei prodotti lattiero-caseari è da considerarsi approvata. In realtà, dalla Commissione Europea fanno sapere che la scadenza dei tre mesi dalla presentazione della domanda è la mezzanotte del 14 ottobre. Nonostante la gaffe di Coldiretti, è molto improbabile che l’Europa sollevi obiezioni nelle ultime ore.

Il provvedimento prevede l’indicazione obbligatoria dell’origine del latte e della materia prima usata per produrre formaggi e yogurt, che può essere di provenienza italiana, europea o extra UE. Se il latte è stato munto, lavorato e confezionato nello stesso paese sarà possibile utilizzare indicare “l’origine del latte”. Quando le diverse fasi di lavorazione sono realizzate  in paesi diversi sulla confezione dovrà essere riportate le informazioni su “paese di mungitura”, “paese di condizionamento” e “paese di trasformazione”. Se il latte proviene da diversi nazioni, l’etichetta dovrà riportare la scritta “miscela di latte di paesi UE” oppure miscela di latte di paesi non UE”. La stessa cosa vale per le altre fasi della lavorazione.

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Difficilmente il provvedimento entrerà in vigore nel gennaio 2017 come auspica Coldiretti

Le nuove etichette probabilmente non arriveranno sugli scaffali nel mese di gennaio 2017 come auspica Coldiretti. Secondo il presidente di Assolatte Giuseppe Ambrosi «in due mesi è impossibile adeguarsi alle nuove regole». Non si tratta solo di adeguare alle nuove disposizioni etichette e contenitori, con il rischio di sprecare grandi quantità di confezioni già pronte, ma anche impianti e logistica. Problemi di cui bisognerà tenere conto quando si stabilirà la data di entrata in vigore della sperimentazione. Come è  stato stabilito in Francia dove la norma è già in vigore e si ipotizza di cambiare le etichette dal 1 gennaio 2017, la nuova etichettatura sarà adottata in via sperimentale per due anni e non è detto che rimarrà in uso in modo permanente. Diversi paesi si sono detti contrari all’etichettatura d’origine del latte – spiega Assolatte -è anche possibile che in futuro la Commissione Europea decida di bloccare queste iniziative nazionali che, in assenza di un coordinamento comunitario, creano ostacoli al mercato unico.

Per il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, si tratta di uno strumento per combattere l’inganno del falso made in Italy, portando alla luce l’origine del latte di prodotti come per esempio le mozzarelle, che nel 50% dei casi sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero. «La valorizzazione del made in Italy è uno pilastri sui cui poggia l’attività delle industrie lattiero casearie italiane.- precisa Ambrosi di Assolatte – L’Italia, però, è un paese importatore di latte e le nostre eccellenze alimentari si fondano oltre che sulla materia prima anche sulla grande capacità di trasformazione delle imprese alimentari.»

mozzarelle di bufala
Il provvedimento favorisce la trasparenza, ma non è detto che diventi permenente

L’indicazione d’origine del latte resta comunque un’iniziativa che spinge le aziende a una sempre maggiore trasparenza, anche se riguarda solo gli operatori del settore lattiero-caseario che operano in Italia. Latte, burro, yogurt e formaggi prodotti negli altri paesi UE non sono toccati dal provvedimento e per questo sarebbe auspicabile che il provvedimento venga esteso a tutti i paesi UE. Al consumatore attento non è però sfuggito che in Italia molte latterie, centrali del latte e imprese del settore  già da anni indicano sulle confezioni del prodotto fresco e di alta qualità in modo chiaro  l’origine della materia prima. In moltissimi casi si  specifica addirittura la regione e la provincia di provenienza. La  scritta made in Italy si trova in misura inferiore anche sulle confezioni di latte a lunga conservazione. Probabilmente il provvedimento darà una maggiore trasparenza al settore dei latticini dove regna una certa confusione sull’origine della materia prima. Insomma, l’etichettatura d’origine del latte non sarà una grande rivoluzione, ma sicuramente un’iniziativa di tutto rispetto.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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18 Commenti

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    era ora! l’entrata in vigore nel 2017 per adeguamento impianti non regge, l’unica cosa da smaltire sono etichette e confezioni, comunque bene così. sul fatto che alcuni paesi europei siano contrari è logico e questo vale anche per signori come pinna e soci ma il cittadino consumatore dovrebbe avere il diritto di scegliere liberamente come spendere i proproi soldi (o no? )

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    E’ possibile avere un link del provvedimento? L’obbligo di indicazione è esteso anche ai prodotti lattiero-caseari come i formaggi o solo al latte in sé?
    Grazie 🙂

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    Se continuiamo di questo passo a fare distinguo su origine invece che qualità , addio integrazione europea, addio UE, e si vedono già benissimo le spinte centrifughe, le dispute sull’accoglienza, le iniziative unilaterali di politica estera, campanilismi e quant’altro. Al di là del valore affettivo dell’origine , vogliamo che sia resa nota a tutti la scala di qualità del latte in Europa? e che venga pubblicizzata con ‘pubblicità comparativa’ a tamburo battente con tanto di numeri? Quali argomenti e fandonie potrà avanzare allora Coldiretti quando sarà noto che il miglior latte d’Europa, dati statistici alla mano ( Pascoli, Proteine, residuo secco, rese in formaggio, igiene etc.) non è proprio quello italiano? ma per esempio in Germania meglio che in Francia e così via con l’Italia appena sopra a Spagna e Grecia.
    Finirà, se l’Europa non si disfa prima, che la regola dell’origine, come già adesso, varrà solo in Italia, e gli autarchici avranno fatto la loro “bella figura”. L’Italia si deve distinguere per fare i prodotti migliori, più buoni, che gli altri non sanno fare, anche con le loro materie prime, altro che storie di corto respiro che servono solo a spostare qualche voto.

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    Probabilmente i non addetti ai lavori non conoscono cosa vuol dire cambiare l’etichettatura ai prodotti anche solo con una frase. Anche se i principi possono essere più o meno corretti bisogna tener conto che ci sono tonnellate di vecchie etichette da smaltire (e non sto esagerando). Mi auguro che le tempistiche di applicazione vengano fatte con un po’ di buon senso in maniera da evitare danni alle aziende e all’ambiente.
    Non ci vedo niente di male prevedere un termine sensato per l’applicazione delle diciture.
    Inoltre, in molte etichette ci sono già i riferimenti all’origine, ma non sono scritti come prevede il decreto perchè le frasi nella bozza sono virgolettate.

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    “questa mi mancava”… ora a mettere a rischio l’unione europea c’e’ anche l’indicazione dell’origine dei prodotti nazionali……..mahhh

    o meglio …. aggiungere alle varie motivazioni per cercare di sfuggire alle questioni inerenti l’etichettatura E L’ORIGINE della materia prima , anche questa

    ricordo una vecchia discussione sulle varie motivazioni …….sui costi….le scorte di magazzino … i posti di lavoro ..etc

    probabilmente …se fossi un filippino e dovessi comprare un prodotto MADE IN USA potrei essere poco interessato a sapere in quale dei tanti stati il determinato prodotto X e’ stato realizzato (non confezionato ma prodotto coltivato etc..)
    magari perche’ in tutti gli stati usa c’e forse meno “biodiversita’ nella produzione” rispetto all’europa (e sto esagerando perche’ pur non conoscendo gli stati uniti approfonditamente , penso che anche loro ne hanno tanta) e i loro prodotti “sono tutti uguali” quindi …..se il prodotto X e’ stato fatto in OREGON o in FLORIDA (est USA vs ovest USA) poco importa

    Ora ci inventiamo un bel logo “made in europa” cosi siamo tutti piu uniti e contenti ….
    e vendiamo di piu’ all’estero….. poi cosa importa se , con il nuovo logo made in europa , le mozzarelle o i formaggi che mangiamo vengono prodotti con latte di origine rumena (esempio) dove i controlli sanitari non sono certo paragonabili ai nostri……. tanto quello che e’ importante e’ la “QUALITA’

    fermo restando che sono daccordo sul fatto che oltre l’indicazione dell’origine non indica la qualita’ e che anche questo aspetto deve essere tutelato controllato.

    io pero’ piu che di qualita’ parlerei di sapore …. vorrei proprio sapere quanti dei tanti consumatori normali che acquistano prodotti industriali (come anche una mozzarella di un caseificio grosso) sono in grado di poter capire la qualita’ del prodotto che hanno di fronte……….
    il sapore e’ spesso e volentieri dato… sopratutto nei prodotti industriali ……DA “AROMI” e “stratagemmi chimici VARI”

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      Io vorrei solo sapere da Marco i dati oggettivi attraverso i quali può sostenere che i controlli sanitari in Romania (o altro paese a scelta dell’UE) siano inferiori a quelli italiani.
      Dati oggettivi non significa un singolo episodio (che sicuramente c’è e magari più di uno), ma statistiche che dimostrano questa teoria. Teoria che poi magari si rivela vera, ma senza dati oggettivi rimane un semplice parere…
      Siccome io non li ho questi dati oggettivi, ho ragione di ritenere che i controlli per tutti i paesi dell’UE siano sufficienti a garantire prodotti salubri, al netto delle frodi, per le quali anche noi italiani non possiamo certi dirci estranei…Non parlo solo di latte, il mio è un discorso generale.

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    Infatti.. probabilmente lei segue il principio americano del “fino a quando non accade niente di grave noi produciamo”

    io preferisco seguire quello europeo di precauzione (se non ho prima certezze aspetto prima di mettere in commercio)
    parlare di numerii è troppo semplicistico , io conosco il paese e la cultura e disgraziatamente per loro sono ad un “bel passo” molto più indietro di noi , economicamente, socialmente, et etc etc …
    non mi servono i dati per capire l’attenzione che viene fatta da una società alla salute generale è una questione sociale di minore importanza rispetto ad altre questioni sociali con maggiore urgenza (es. mancanza di lavoro, povertà, mancanza di infrastrutture : ospedali, strade ,etc etc etc ETC )
    mi dispiace ma la matematica in questo , attualmente, conta poco, e se è pur vero che bisogna avere dati alla mano , di solito, in alcuni paragoni , dove la differenza è cosi netta , non è necessario andarli a proporre ma è solo un tentativo di sviare la questione
    poi se vuole fare una bella ricerca sono sicuro che su siti ufficiali troverà un bel po di dati …. e che confermeranno le mie riflessioni

    non per niente ……. è un paese povero , in difficoltà ,etc etc, io non so a che posto della scala mondiale tra i paesi “ricchi” si trova
    non per niente in Romania molte grandi industrie delocalizzano in virtù del basso costo di lavoro e perchè? perchè non ce una struttura sindacale a tutela dei lavoratori , etc e sempre ETC ETC, figuriamoci quanta attenzione pongono alla salute degli animali in allevamento

    il suo ragionamento è “teoricamente corretto” ma la realtà è ben diversa
    lei vuole numeri?
    lei ritiene che tutti i controlli per i paesi dell’UE sono sufficienti?
    quest affermazione mi fa ridere, basta pensare a come ogni paese dell’UE affronta la questione immigrati in maniera diversa MA NON SOLO , e lei ha ragione a ritenere che i controlli sono uguali per tutti i paesi?
    le riporto un ultima informazione ma senza numeri dati perchè questa conta mi interessa poco
    vada a vedere quanti sono i controlli SANITARI alle frontiere effettuati in italia e quanti ne vengono effettuati in Romania o Olanda (ad esempio) e poi ne riparliamo (in questo i dati li leggo spesso e volentieri , è tutto su internet )

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      No, io seguo il principio secondo il quale i controlli avvengono in modo regolare ed efficiente fino a che non viene dimostrato il contrario. Che è analogo a sostenere che tutti siano innocenti fino a prova contraria. O devo pensare che è lei in questo caso a seguire il principio americano secondo il quale è l’accusato a dover dimostrare la propria innocenza? Fino a “prova contraria” ripeto non significa una sensazione personale, ma un risultato che emerge da dati oggettivi. Secondo lei i numeri non contano perchè reputa più rilevante la sua esperienza personale rispetto ai dati oggettivi; è un atteggiamento che si riscontra sempre più spesso sia su internet che nella vita reale, ma è chiaro che se il livello di discussione che lei vuole tenere è questo, non ci siano margini di confronto. Seguendo la sua stessa logica io potrei benissimo dire, sulla base della mia esperienza personale, avendo subito un furto ad opera di un rumeno, che i rumeni sono ladri. O il sempre classico “gli italiani sono tutti mafiosi”. Naturalmente sono sciocchezze che non hanno fondamento. Siccome è lei che sostiene la teoria che i controlli siano inferiori (e quantità dei controlli e qualità dei controlli non sono certo lo stesso parametro, ad esempio), a lei l’onore e l’onere di dimostrarlo. Altrimenti le sue rimangono deduzioni, con la stessa valenza logica di argomentazioni come “i vaccini causano autismo”. E lo ripeto, io non ho la presunzione di dire che la sua teoria sia errata, sto dicendo che lei non ha (o almeno al momento non li ha portati) i dati per dimostrare che è vera! E che in mancanza di dati e prove oggettive io non mi permetto di emettere giudizi sull’operato altrui. Sarò comunque il più felice di tutti se lei dovesse dimostrare che i controlli italiani rappresentano l’eccellenza a livello europeo e mondiale, eh! Tra l’altro lei ha portato la Romania solo come esempio, quindi se non interpreto male il suo ragionamento non è l’unico paese ad avere controlli inferiori ai nostri. Sarei curioso di sapere a questo punto secondo i suo dati quali paesi abbiano controlli inferiori ai nostri e quali invece ci siano superiori.

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    Appunto , vengono effettuati secondo quanto è “scritto su carta” fino a quando non si scopre che “fanno male” (vengono fatti male o non vengono fatti)

    le ho già dato un esempio in merito alla sua affermazione principale “i controlli sono tutti uguali”

    vada a controllare i dati di come viene gestita la questione immigrazione a livello europeo ……(è lampante e basta seguire qualche tg senza eccessive ricerche su internet e senza che fornisca numeri statistici) per capire che è solo una AFFERMAZIONE TEORICA che si infrange nella realtà (aldilà delle “sensazioni personali”)
    idem -… controlli sanitari alle frontiere

    perchè dovrei fornirglieli io questi dati? mi fornisca lei dati in cui dimostra che a parità di popolazione-parità di traffici . il numero di controlli effettuati è “REGOLARE ED EFFICIENTE” come sostiene , è di pari livello , è numericamente uguale, è statisticamente fatto a campione seguendo le stesse metodologie ,
    che i controlli vengono effettuati seguendo gli stessi parametri scientifici rispettando le norme comunitarie (spesso violate dal paese X o paese Y ), utilizzando le stesse metodologie ETC ETC ETC e lasci stare l’autismo…

    in merito ai controlli inferiori/superiori , lo dice lei che sono “inferiori o superiori” , io ho parlato di “numeri” a lei cari, non di “qualità”.
    Può consultare il sito della comunità europea alla voce “trasporti – dogane – tassazione”) oppure consultare siti di associazioni nazionali che , guarda caso, lamentano proprio che in italia vengono fatti troppi controlli …rispetto ad altri … (sto parlando di traffici di merci in entrata nella UE)

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    marco, colpa mia, perchè ci sono ricascato, dimenticandomi l’andamento della scorsa discussione che avevamo avuto. Nega quello che lei stesso ha scritto: “vengono prodotti con latte di origine rumena (esempio) dove i controlli sanitari non sono certo paragonabili ai nostri”… non vuole forse dire che sono inferiori? o vuole sostenere che “non paragonabili ai nostri” fosse da intendere come “diversi, ma non inferiori”? Benissimo, se “diversi” non significasse “inferiori” allora perchè preoccuparsi del latte rumeno?! Non vale forse anche per l’Italia il suo principio per cui i controlli vengono effettuati secondo quanto è “scritto su carta” fino a quando non si scopre che vengono fatti male? O c’è forse la presunzione di poter dire che non possa mai accadere di scoprire che i controlli in Italia vengono fatti male? Sulla base di quale logica lei deduce che siccome l’immigrazione viene gestita i modo a suo parere errato, allora anche la gestione dei controlli alle frontiere sia gestita in modo errato? Come dire che siccome io non so fare la pizza allora non so fare i biscotti… Sono due affermazioni che non hanno un nesso di causa (fino a quando non viene dimostrato). E perchè continua a parlare di controlli alle frontiere ignorando volutamente i controlli interni? Chiariamo: lei non deve darmi nessun dato. Semplicemente io senza dati a supporto continuerò a dare al suo parere la valenza che merita. Ma a me non cambia la vita e nemmeno a lei. Servirebbe solo per dare uno scopo a questa discussione, che senza un minimo di accettazione e confronto reciproco delle diverse posizione perde qualsiasi senso. Infine, come le ho già detto, l’onere della prova spetta a chi sostiene una teoria. Nel suo caso la teoria per cui i controlli in Romania (limitiamoci a questo) non sono paragonabili (inferiori? Diversi?) Io non sto portando nessuna teoria. Io sto applicando la logica che sta alla base del nostro sistema giuridico, ossia parto dal presupposto che tutte le persone per le quali non è stato dimostrato il contrario siano oneste; logica che perlato lei è liberissimo di non condividere. Detto questo, le chiedo per favore di non rispondere ulteriormente ai miei commenti se non è interessato a confrontarsi con le posizioni di chi la pensa in modo diverso da lei. Grazie per la comprensione.

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    In effetti ricordavo qualcosa , e si , fu proprio con lei che ci fu un dibattito simile

    Evito una serie di commenti. Le dico solo che non voglio negare nulla ed i miei interventi erano atti a portare delle informazioni (mea culpa, senza link o dati alla mano). Non ho però nessuna intenzione di partecipare ad uno pseudoshow dove ogni “fazione” sciorina i propri dati di comodo e/o tenta con interazioni verbali di portare acqua al suo mulino. Queste cose le lascio fare ai politici che cercano di portare dalla loro parte gli “indecisi”.

    Detto questo, io rispetto la sua opinione, ma non le consento di “demolire o ridicolizzare” il mio punto di vista facendo leva sulla logica , sui “giochi di parole in merito a relazioni teoriche di causa ed effetto”, basi giuridiche (teoriche) e/o ai numeri che lei per primo non fornisce però “pretende”.

    Lei fornisce dei principi che come tali sono rispettabili ma anche non condivisibili, come i miei del resto.
    Su questo SPERO riusciamo ad arrivare ad un accordo.

    per semplificare :
    “FINO A PROVA CONTRARIA” (molto diffuso in USA) O “PER PRECAUZIONE” (molto diffuso in UE)
    non c’è altro , è una “scelta”
    e per fortuna che i sistemi giuridici possono essere cambiati e/o migliorati
    quindi … rispettiamoci
    grazie

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    marco, il rispetto non lo nego a nessuno. Puntualizzo che non ho nessun “mulino a cui portare acqua”. Il fatto che possa esserci disaccordo è nella natura delle cose. Non faccio leva sulla logica per sviare o confondere, al contrario, faccio leva sulla logica per capire. Perchè è sulla logica che si fonda la comprensione. E non capisco la logica (limite mio) per cui dire “i controlli non sono paragonabili ai nostri” non significhi automaticamente “sono inferiori ai nostri”. Se me lo fa capire, avrò imparato qualcosa, altrimenti pazienza. Credo però di aver capito ora dove verte la principale incomprensione. Lei intende il principio “fino a prova contraria” in contrapposizione al principio di “precauzione” nel senso utilizzato ad esempio nell’autorizzazione di sostanze. Quindi ad esempio permettere che un pesticida sia utilizzato fino a dimostrazione che è dannoso alla salute (USA) contrapposto a consentirne l’utilizzo solo dopo averne dimostrato l’innocuità (UE). Dimostrazioni che spettano comunque ad enti che ne hanno l’autorità. In questo senso anche io sono per il principio di precauzione UE. Ma mi si permetta di dire che, se in quello specifico contesto ha un senso, in questo contesto no. E mi spiego: se dovessi applicare al contesto della discussione questo stesso principio allora dovrei partire dal presupposto che nessuno è onesto (quindi che nessun controllo viene fatto in modo corretto, analogamente al fatto che nessun pesticida si può dire innocuo per la salute fino a…) fino a che non viene dimostrato che non è così (da chi? Chi è l’omologo in questo caso dell’ente che autorizza l’utilizzo del pesticida?). Ripeto, sarebbe come girare per strada e per il principio di precauzione pensare che tutti sono ladri salvo quelli che riportano in bella vista il bollino “persona onesta” emesso da un’autorità competente. Mi perdoni, ma non è (e certo non potrà mai essere) il mio modo di pensare e sinceramente mi auguro che non sia nemmeno il suo. Ma ammettiamo per un attimo che lo fosse, torniamo sempre lì; usando il mio stupido esempio del “bollino”, chi ha dato ai controlli italiani il “bollino” che ne attesta l’efficacia e la corretta esecuzione rispetto agli altri? E qui mi spiace dover insistere, ma solo la statistica può rispondere o un ente riconosciuto, qualora ci fosse. Per questo non sono io a dover portare prove: per il mio modo di pensare non ci sono “bollini” così come per il mio modo di pensare (ma fortunatamente anche per lo stato di diritto) tutte le persone sono oneste fino a che qualcuno non ha dimostrato il contrario (e non uso il termine “fino a prova contraria” per evitare l’equivoco chiarito sopra).

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    Anche io uso la logica …. e i dati … che però come le dicevo qui non ho elencato x i motivi di cui sopra …
    lei li ha pretesi per iniziare questa discussione ,però non ne ha mostrati, trasportando la discussione sul piano del “diritto e della logica” appigliandosi ad ogni cosa.
    Quello sul principio di precauzione era solo un esempio per mostrare che due punti di vista possono essere diversi ma rispettabili entrambi e che lei con la sua logica non può dimostrare che il suo è più rispettabile o giusto di quello dell’altro solo in base a singole frasi che le scrivo (E qui PARLO IN GENERALE, non si appigli ancora un’altra volta).
    e invece..continua “a giocare con la dialettica” , lascio a chi legge la dovuta interpretazione.

    Ricordo solo a TUTTI che “lo stato di diritto e le autorità competenti” sono “espressioni delle società” e non vengono calate dall’alto dallo spirito divino o da qualche PERSONA SUPERPARTES che decide per gli altri.
    PER FORTUNA

    “il bollino quello della MAGGIORE CHIAREZZA E TRASPARENZA LO *PRETENDO* ……..insieme ai controlli”

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    Non so cosa farci marco, è sicuramente colpa mia.
    Io leggevo l’articolo e i commenti, sono incappato nel suo commento dove sosteneva la tesi che “altrove i controlli non sono certo paragonabili ai nostri” e le ho chiesto (quando mai l’ho fatto!) sulla base di cosa potesse affermarlo. E’ normale, in tutti gli ambiti (perlomeno in quelli che mi sono trovato a frequentare durante il mio percorso di studi e percorso lavorativo) che se una persona sostiene una tesi è la persona stessa a dover dimostrare la veridicità della tesi stessa, non la controparte a dover dimostrare che non è vero! Prendo atto che per lei non è così, lo accetto. Ma questa differenza mi rende impossibile poter instaurare un dialogo costruttivo con lei, per un problema di comunicazione di base.
    Resta la contraddizione (e poi chiudo davvero e la prego di ignorarmi in futuro) tra l’ultima sua frase “il bollino quello della MAGGIORE CHIAREZZA E TRASPARENZA LO *PRETENDO*” e il fatto che lei il bollino che dice di pretendere lo ha già apposto sui controlli italiani (con il suo primo commento all’articolo), ma non ci è dato sapere sulla base di cosa. Buona giornata. Chiedo scusa a tutti i lettori e al Fatto Alimentare per aver contribuito a questa noiosa diatriba.

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    Non ho nessun problema ad ignorarla … le chiedo la cortesia di fare lo stesso con me in quanto è stato lei a contestare la mia affermazione … che tra l’altro , era rivolta ad altri
    Nel frattempo , visto che a me interessa portare alla luce questioni reali e non teoriche ma non certo a dimostrare a qualcuno di aver ragione o torto …. proverò ad accumulare documentazione statistica online ed ufficiale che possa essere resa pubblica.
    Su questo ha ragione, sono d’accordo, è importante fornire dei dati certi e da fonti ufficiali, purtroppo questi non sono sempre disponibili e/o messi a disposizione di tutti ma sopratutto , capita che alcuni dati non vengono *considerati* dagli organi/enti ufficiali, per motivi DIVERSI.
    Se la redazione lasca aperto il post , proverò a colmare questa lacuna. Altrimenti, ci sarà sicuramente altra occasione, nel frattempo … “raccolgo”
    Vorrei aggiungere un piccolo “aneddoto”. Nella mia città spesso e volentieri vengono stabiliti dall’amministrazione comunale dei blocchi del traffico alla circolazione stradale , a seconda dei parametri di inquinamento presenti in città che tra l’altro possono essere aggravati dalle condizioni atmosferiche.
    Qualche anno fà sempre l’amministrazione comunale ha dovuto chiudere al traffico (non per l’inquinamento) alcune arterie principali. Questa attività ha causato una moltiplicazione abnorme nel centro cittadino in determinate aree dei livelli di inquinamento senza che però ci fosse nessun ulteriore blocco (nelle stesse zone) della circolazione degli autoveicoli.
    “Incuriosito” da questa che mi sembrava una anomalia nella gestione di questa problematica sono andato a chiedere all’ente locale preposto , dove fossero state piazzate le centraline di rilevazione. Ho scoperto che da anni , la più vicina al centro è a 12 km (piu o meno , ora non ricordo esattamente) e non è al centro
    In questo esempio che le ho fatto non potrei portare nessun dato statistico a dimostrazione in merito a quanto tutti gli abitanti della zona hanno dovuto subire (in alcuni palazzi venivano stesi interi lenzuoli bianchi completamente anneriti e non certo da chi li esponeva) In quel caso , gli organi ufficiali competenti addetti ai controlli avevano tutti “dati positivi” …. ma la situazione reale era ben diversa

    sarà stata sicuramente una eccezione unica ..in tutto il territorio europeo

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      marco io la ignoro volentieri ma non posso farlo se continua a tirarmi in ballo.
      Nel momento in cui scrive un commento qui, tale commento è a disposizione di tutti, se voleva che rimanesse una questione tra lei e l’altro utente avrebbe dovuto utilizzare altri mezzi. Lei continua a non distinguere l’esperienza personale da quello che è il risultato di un’analisi di dati. Le faccio un esempio: un mio caro amico ha un figlio al quale è stato riconsciuto un danno da vaccino. Ma sulla base di questa mia esperienza personale io non posso dire che i vaccini siano dannosi.
      L’esempio che ha portato lei è uguale: un caso in cui gli organi ufficiali hanno operato male non consente di trarre la conclusione “allora tutti gli organi ufficiali operano male”. Può generare certamente e lecitamente il dubbio che tutti gli organi ufficiali operino male ma rimane appunto un dubbio, una sensazione, non dimostrabile,o comunque in attesa di una dimostrazione. Ciò non significa che tale dubbio non possa, dati alla mano, essersi rivelato fondato, ma lo si può dire solo dopo averlo dimostrato.

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    capisco … ma se lei chiede a me … un qualcosa che lei per primo non riesce a fare … non so che dirle .. mi sembra che questa cosa le è capitata pià volte — “fai quello che dico io ..ma” …
    in ogni caso lei ha generalizzato una situazione specifica “TUTTI i vaccini fanno male”
    io nella mia prima frase non ho detto/inteso questo cioe TUTTI I CONTROLLI DELLA ROMANIA …ma che sono DIVERSI (in numero , qualità etc)
    a tale proposito le inizio a girare qualche link UFFICIALE
    tratta l’argomento Sanitario ..ma per intenderci ..centra subito e bene la questione , per ora non ho trovato ancora di meglio ma a mio parere è già un buon punto di partenza

    1.Sintesi
    I sistemi sanitari nell’Unione europea (UE) sono gestiti in modi molto diversi. Il tema centrale della presente relazione è il ruolo degli enti locali e regionali nell’ambito di questi sistemi in termini di poteri e responsabilità,
    dall’emanazione della legislazione all’elaborazione delle politiche, all’attuazione al finanziamento.

    questo è il documento ufficiale
    http://cor.europa.eu/en/documentation/studies/Documents/health-systems/health-systems-it.pdf

    Titolo : La gestione dei sistemi sanitari negli Stati membri dell’UE Il ruolo degli enti locali e regionali
    è ed uno studio della Comunità europea. …non del panettiere sotto casa

    sottolineo le seguenti parole CHIAVE :
    gestiti in modi molto diversi, poteri e responsabilità, MA SOPRATTTUTTO : ATTUAZIONE E FINANZIAMENTO
    (che sono alla base DELLA *DIVERSITA’ a cui mi riferivo in altri post..forse non chiaramente nel primo)
    QUESTE SONO LE REALI DIFFERENZE ……….rispetto alla base GIURIDICA
    poi appena posso aggiungerò STATISTICHE e NUMERI per poter effettuare una verifica di quanto discusso e QUANto l,’attuazione dei singoli stati in base ai finanziamenti posti in essere si possano riflettere sui controlli

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    marco, non ci ignoriamo più allora? ok…
    io ho scritto “i vaccini fanno male” lei ha scritto i “controlli non sono certo paragonabili” le due frasi mi sembrano del tutto identiche se ho generalizzato io nella mia frase allora ha generalizzato anche lei nella sua, non capisco questa obiezione…
    Mi chiede le prove, ancora: provo a farmi capire in altro modo. Se io le dicessi che parto dal presupposto che tutte le persone sono oneste mi chiederebbe di provare che questo è vero persona per persona? O lo accetterebbe come presupposto? Così come parto dal presupposto che le aziende alimentari operino seguendo le buone prassi igieniche. Lo accetterebbe o mi chiederebbe di dimostrarlo azienda per azienda? Ecco, per questo stesso principio parto dal presupposto che tutti i controlli vengano svolti secondo quanto previsto dalle normative. Lo può accettare come mio presupposto senza considerarlo un attacco alla sua libertà di pensare il contrario?? O mi chiede di dimostrarlo controllo per controllo? Se lo accetta ha la risposta del perchè non sia io a dover portare le prove. Nel merito dei suoi dati, lo apprezzo. Continuo a dirle che non sono io a pretendere i dati ma sono contento che ci sia perlomeno quacosa su cui discutere. Ora le devo chiedere un chiarimento perchè non so se ho ben compreso il suo concetto di diversi: diversi implica il fatto che siano inferiori o meno efficaci o no? Se sì, quel documento non dice nulla a riguardo, dice che i sistemi sanitari sono gestiti in modo diverso Stato per Stato. Certo! Gli Stati sono internamente organizzati in modo diverso! Ma questo non fa la classifica di chi è gestito meglio o peggio… Se invece il suo “diversi” non implica il fatto che siano inferiori o meno efficaci le chiedo nuovamente perchè preoccuparsi del fatto che il latte provenga da uno stato che può avere controlli diversi ma non inferiori o meno efficaci…